Considerazioni attorno ai princìpi universali che legiferano l'esistenza, e racconti sulle loro conseguenze nel dominio relativo nel quale si dispiega la manifestazione della realtà. In mezzo a tutto questo ci infilo, ogni tanto, anche racconti umoristici, secondo la natura che mi trascino dietro o che trascina me. Non si è ancora ben capito in che ordine ciò accada.
domenica 24 novembre 2013
Una importante qualità dell'intelligenza
Una delle qualità pregiate dell'intelligenza è la curiosità che la spinge all'indagine di ciò che ancora non conosce, perché ciò che è misterioso l'attrae più del conosciuto. Una intelligenza viva sospetta sempre che il conosciuto possa essere intriso di errori, mentre ciò che è misterioso contiene soltanto gli errori fatti da chi quel mistero non riesce a comprendere.
sabato 23 novembre 2013
Amicizie indiscutibili
Ci sono dei pregi, nella solitudine, impareggiabili. Si fa quel che si vuole senza dover rendere conto a nessuno, a parte la propria coscienza. Per questo nessuno è veramente solo; ognuno ha il miglior amico stronzo che avrebbe mai potuto sognare di avere.
Stronzo per la parte cattiva di ognuno, s'intende...
Stronzo per la parte cattiva di ognuno, s'intende...
La paura della solitudine
La solitudine suscita paure, ma chi non le avrebbe sapendo di essere un puntino al centro di un universo che ha tutte le apparenze di essere ostile? Eppure l'universo intero nasce da un puntino, lo stesso per il quale è nato ogni essere e ogni realtà, che si manifestano circondati da un'oscurità temuta e associata alla malvagità, sempre in agguato nello stesso buio di cui è parte attiva. Il primo e unico vero Buio, però, non è un nemico della luce, perché la contiene in principio e dalla luce si è lasciato generosamente illuminare, al fine di trovare il proprio ordine armonico anche nelle sue possibilità di manifestazione, perché la Perfezione dell'invisibile, per essere Perfetta, ha bisogno che anche la perfezione del visibile sia attuata.
L'Assoluto è oltre il buio e la luce, al di là dell'invisibile e del visibile, perché non è duale, ed è per merito della sua assoluta Perfezione che la Verità deve portare a termine ciò che è possibile compiere.
Ognuno di noi è un puntino che si sente solo perché lo è, ma è una solitudine condivisa da tutti che deve trasformarsi nell'amore che essa è in principio, allo stesso modo di un buio che accetta di essere illuminato.
La fiducia in se stessi
Poche realtà sono crudeli come la coscienza. La sua durezza non è data da una sorta di infallibilità che la coscienza non può pretendere di avere, ma lo è per il compito che essa deve assolvere: quello di opporsi all'egoismo che induce a compiere i più gravi errori. La coscienza guarda l'agire dell'egoismo dietro gli occhiali da sole che non rivelano la luminosità del suo sguardo, occhiali oscurati messi lì da chi li ha chiamati "autostima". Quando la coscienza decide di toglierseli vede le cose più chiaramente, ma per osservarle in profondità nelle loro reali ragioni d'essere, la coscienza deve liberarsi del velo dal quale è protetta e non può farlo da sola, perché non c'è solo lei che deve perfezionarsi. Insieme a lei c'è il resto dell'individuo che è esposto ai pericoli che la verità porta con sé. La trasformazione che eleva una coscienza al rango dato dall'essere consapevolezza, può attuarsi soltanto in alcuni individui che hanno le qualificazioni che li rende adatti alla vista interiore, diretta e non mediata dalla mente, della realtà spirituale che rivela se stessa attraverso la conoscenza assoluta dei princìpi che sono fondamento della realtà relativa. Questo mutamento della coscienza non sarebbe possibile se nell'uomo non fosse presente una centralità che non è relativa. È attraverso di essa che l'essere umano "vede" al di sopra del dubbio. È un vedere incomunicabile nella sua essenza assoluta, ma la mente può decodificare le realtà viste e comunicare quello che è comunicabile attraverso la logica impeccabile che ha il pensiero, quando si limita a tradurre una conoscenza che è perfetta, perché procede dalla perfetta consapevolezza dei princìpi universali che ordinano la manifestazione della realtà. Per colui che "vede" non è importante descrivere la realtà vista, non cambierà nulla di sé se comunica oppure no, ma è libero di scegliere se parlarne o no, perché in tutti i casi la verità si difende da sé attraverso la propria incomunicabilità. Resta il rischio che una diffusione di verità porta inevitabilmente con sé, perché è preferibile ignorare del tutto al deformare che deriva dal non poter comprendere verità che non sono alla portata di comprensione della propria intelligenza individuale.
È singolare che l'unica fiducia possibile in se stessi che chi "vede" può avere non è quella riposta nella propria persona, ma è verso la perfezione dell'Intelligenza universale, alla quale si ha accesso senza avere alcun merito personale diverso dalla propria disponibilità al considerare inutili e dannose le proprie opinioni personali, insieme alle proprie idee, perché l'unica verità che entrambe hanno è quella di essere vere opinioni e vere idee che riguardano il falso.
L'unica "autostima" che ha valore è quella data dal sapere che la radice di questo termine, "auto", non ha alcun valore.
giovedì 21 novembre 2013
Difetti e pregi dell'intelligenza individuale
L'intelligenza individuale ha il suo peggiore difetto nel bisogno di considerarsi migliore o peggiore delle altre intelligenze, e il suo miglior pregio nella capacità di comprendere che il suo obiettivo principale è quello di lasciarsi trasformare in una intelligenza universale, quella che non ha più bisogno della mente per conoscere la verità nell'immediatezza data dall'intuirne i princìpi, anch'essi di un ordine universale.
Ineludibili responsabilità
Quello che stiamo vivendo è un periodo storico inadatto alla spiritualità. I computer sono distanti dalle capacità intuitive umane quasi quanto lo è l'uomo stesso. La diffusione delle possibilità comunicative è oggi talmente amplificata da valere poco, perché insieme a essa viaggia la menzogna. Ognuno sta chiuso nel proprio minuto mondo, nutrendo fondati sospetti attorno alla veridicità di ciò che altri come lui scrivono. La facilità con la quale si possono reperire informazioni, spesso imprecise o persino false è impressionante, e sono molti coloro che trovano divertente aggirare la verità di ciò che essi stessi sono. Ne deriva una confusione inestricabile di dati che si accavallano tra loro, frutto di un'agitazione che ha tutta l'aria di essere tesa ad affermare personalità depresse e insicure, che nel Web trovano possibilità di realizzare non se stesse, ma soltanto le proprie frustrazioni. È per questa ragione che affrontare argomenti seri e importanti è poco utile per aiutare il mondo, perché il rischio di svilire la verità resta elevato. Nonostante questo il mio scrivere insiste a esprimere antichi valori dimenticati, illustrando conseguenze che princìpi universali, troppo difficili da far comprendere direttamente, determinano, e spesso il mio esporre dice cose che solo a me servono, per ricordare che distrarsi dai propri obiettivi è come tacere a se stessi le proprie, ineludibili, responsabilità.
mercoledì 20 novembre 2013
Fissità dei princìpi universali
Fissità degli stessi princìpi che sono fondamento di tutte le religioni monoteiste
Che i princìpi universali siano gli assi fissi di ogni vortice creativo esistente lo dimostra il fatto che ogni profeta fondatore di una religione non duale, monoteista quindi, ha affermato di non essere il suo intervento mirato a cambiare gli antichi valori della religione precedente, ma di rinnovarne lo spirito che era stato dimenticato dai fedeli di quella religione.
Che i princìpi universali siano gli assi fissi di ogni vortice creativo esistente lo dimostra il fatto che ogni profeta fondatore di una religione non duale, monoteista quindi, ha affermato di non essere il suo intervento mirato a cambiare gli antichi valori della religione precedente, ma di rinnovarne lo spirito che era stato dimenticato dai fedeli di quella religione.
È sempre stata lì
Nessuna soddisfazione è paragonabile a quella data dall'essere generosi. La generosità corre più rischi di essere al centro dell'attenzione degli atti vandalici di quanti ne corra una fuoriserie sfavillante parcheggiata nel vicolo cieco di un quartiere povero; per questo il continuare a essere generosi, nonostante ci siano i mattoni al posto delle ruote, conduce verso una felicità che è sempre stata lì, ad aspettarci...
Quella umana, almeno...
Il coraggio di vivere è giustamente da tutti apprezzato, ma questo non deve dar motivo di disprezzare coloro che decidono di non vivere più e, attraverso il coraggio della disperazione, si tolgono la vita. Solo questi disperati conoscono le ragioni del loro gesto, e se sono stati in grado di compierlo significa che ognuno è libero di assumersi le conseguenti responsabilità date dall'avere messo in atto quell'estremo gesto. Altrettanto non possiamo dire riguardo al nascere, perché nessuno può decidere se venire al mondo oppure no. Vita e morte si guardano allo specchio dell'esistenza, e il riflettersi di ognuna costituisce il capovolgimento dell'immagine dell'altra. È per questa inversione che se non si può decidere di nascere lo si può fare per morire. Pur ritenendo il togliersi la vita un errore nei confronti del proprio destino, per le ragioni sopra esposte io mi astengo dal giudicare, sia nel bene che nel male, le persone che pongono termine alla propria vita. Quella umana, almeno...
lunedì 18 novembre 2013
Una strana ricchezza
Chi si comporta bene deve aspettarsi di dover
incontrare un grande numero di difficoltà che gli renderanno la vita difficile,
perché l'esistenza è fatta per trasformare i bruti in santi, e il saper vincere
le difficoltà è la ricchezza di un santo.
domenica 17 novembre 2013
Cosa è un'idea
Inutile negarlo, tutte le concezioni umane nascono dalle idee che compaiono, più o meno improvvisamente oppure coltivate nel tempo, nella mente dell'uomo. Uomo che non ha alcuna idea di quale sia la fonte delle proprie idee. Lui semplicemente le pesca, o loro pescano lui sorprendendolo, da dove nessuno riesce a immaginare, o quasi, perché io so esattamente da dove esse zampillano, o quasi... La loro fonte è il Mistero assoluto, anche chiamato dall'umanità: "spirito". Lo spirito non è il fantasma di un defunto, quella è un'estensione laterale del termine usata perché caratterizzando un mistero, bene si adatta a indicare un altro mistero minore, come è quello rappresentato dal destino che le persone decedute vivranno (si fa per dire) dopo essere morte.
Per spirito si dovrà intendere proprio il Mistero, quando osservato attraverso le intenzioni che ha avuto quando ha generato l'esistenza. Essendo assoluto lo spirito non può essere definito in senso propositivo, perché ogni definizione corrisponderebbe a una restrizione che l'Assoluto non può avere. È per questo che ci si è rassegnati a dover ammettere di poterne parlare esclusivamente in termini negativi, perché l'unico modo di definirlo è nel dire ciò che lo spirito non è. In fondo l'uomo è abituato a questa cecità; chiama la matematica e la geometria "scienze esatte", pur sapendo che entrambe nascono dal Mistero. Il punto geometrico, analogamente all'unità matematica e all'istante temporale, rappresenta la nascita di un universo che da quel punto privo di estensione ha avvio, e si moltiplica per divisione nella molteplicità indefinita che è simile a un orizzonte che non si lascia afferrare. L'uomo usa il termine "spirito" per indicare un'intenzione, così una manifestazione di persone pacifiste è detto abbia uno spirito pacifico, mentre una guerra ne ha un altro in opposizione a quello. In realtà la cosa che è più vicina alla possibilità di descrivere cosa lo spirito sia è l'intelletto. Non quello individuale e umano, certo, ma quello dal quale quest'ultimo è stato generato: l'Intelligenza universale sovra-individuale. Un'Intelligenza è detta universale quando contiene tutto l'universo perché, essendo la sua causa prima, le è superiore, come è superiore ogni causa nei confronti degli effetti da essa determinati. Dunque l'intero universo che comprende tutto ciò che è esistente e manifestato, con tutte le possibilità di manifestazione che ancora non sono mature per essere, insieme alle sue possibilità di "Non manifestazione", costituisce il tessuto di una realtà che è stata ricamata dal Mistero ineffabile, il Quale si esprime attraverso l'Intelligenza universale, evidentemente intenzionata a dare la possibilità di raggiungere la perfezione delle proprie possibilità di essere a ogni componente che partecipa a questa imponente realtà universale, della quale siamo sì granelli di polvere, ma anche detentori di intelligenze individuali, il più delle volte solo potenziali, che devono crescere ognuna per via personale e unica, così da meritarsi il loro essere parte attiva dell'universo che le lascia libere di scegliere, per sé e anche per altre realtà diverse da sé.
Le idee quindi sono rappresentazioni individuali che hanno avuto avvio dal mistero che è in noi tanto quanto noi siamo in Lui, in dipendenza del punto di vista dal quale questa realtà è osservata. Un mistero individuale che è figlio, perché emanazione indifferenziata, del Mistero universale. È sempre un unico Mistero, unico perché assoluto e indiviso, ma che riflette se stesso negli indefiniti suoi raggi che si riflettono nei cristalli dei quali l'esistenza è composta. Ognuno attinge le proprie idee da questa mirabile e infinita fonte, ma le idee non sono infinite, perché l'ispirazione derivata dall'intuizione deve restringersi a misura di ciò che ognuno di noi è riuscito a essere, assumendo la forma che il restringimento della nostra qualità interiore ed esteriore impone. L'idea diviene, in questo modo, personale, nel suo allontanarsi dalla Verità di quel Centro che è identico per tutti. È per questo che nessuna idea può essere identificata alla Verità. È per questo che nessuna filosofia è in grado di centrare la Verità. L'unica conoscenza in grado di farlo non può essere una conoscenza a carattere individuale, ma deve essere universale allo stesso modo del Mistero che indaga. Il centro spirituale di ogni uomo è questa universalità, e quando un essere comunica consapevolmente con questa centralità non ha più idee personali, perché conosce l'universalità dei princìpi dai quali la realtà tutta prende avvio... per dirigersi verso la perfezione priva di estensione dalla quale tutto nasce, vortica e, infine, si rigenera in nuovi e diversi stati dell'essere. Questo fino a quando la perfezione non sarà conquistata per sempre, attraverso l'identificazione di sé col Mistero assoluto.
Quella appena illustrata non è un'idea, ma un frammento della metafisica universale che sa cosa un'idea è.
sabato 16 novembre 2013
L'Inconscio collettivo archetipico...
La Psicologia è una scienza che si occupa di indagare la sfera psichica delle persone, e le patologie che le sono annesse. Sfera psichica che comprende la dimensione emotiva e quella mentale che serve a decodificare le intuizioni che ha l'intelligenza di una persona. Come spesso accade, da una scienza che è più o meno esatta, la massa delle persone estrae esclusivamente il meno, per farlo proprio, così ci si può riempire la bocca di termini che non sono capiti dalla Psicologia esatta, figurarsi da quella approssimativa. Un esempio di questa riduzione di significato è dato dall'uso che è stato fatto del termine "Inconscio". In realtà ciò che è inconscio dovrebbe essere inconoscibile, almeno fino a quando esso non si trasferisca sul piano subcosciente prima, e cosciente poi. Le persone che di psicologia usano riempirsi la bocca e le tasche, addirittura utilizzano questa parola associandole un'altra particolare caratterizzazione, quella di "collettivo". Si ha, di conseguenza, l'inconscio collettivo, che in sé rappresenterebbe soltanto il fatto che una collettività non sa di cosa sta parlando. Se a "inconscio collettivo" si aggiunge "archetipico", si ottiene "Inconscio collettivo archetipico" che sta a significare che l'umanità è incapace, da quando essa esiste, di comprendere la simbologia che suggerisce all'umanità di essere una specie che non solo non capisce un cazzo, ma che di quel non comprendere intende anche essere maestra.
venerdì 15 novembre 2013
Una questione di rispetto reciproco dovuto
Il credente non deve biasimare chi non crede, né il non credente può deprecare chi ha fede, e questo perché entrambi non sanno cosa sia il conoscere.
La perfezione dell'amore
Le cose fatte con amore si distinguono per la loro accuratezza, gli atti d'amore per la delicatezza e la dedizione all'altro per l'amorevole rispetto che si nutre verso una persona che ha necessità di essere aiutata.
Allo specchio del Sé universale
La menzogna è una verità capovolta e come la verità ama le altre verità, la falsità chiama a sé altre falsità, obbligando a mentire di continuo per coprire le bugie dette. La verità si circonda di altre verità perché non è costretta a mentire, e inversamente la menzogna si circonda di altre menzogne perché è costretta a mentire. Ancora una volta si mostra l'analogia inversa che lega tutte le opposizioni sotto la verità dello stesso cielo. Ciò che è sotto è come ciò che è sopra, ma capovolto, e tutto quello che vale per l'uno vale anche per l'altro, ma sempre capovolto.
La stessa morte è il riflesso della vita che si guarda allo specchio, così come l'egoismo è il capovolgimento dell'altruismo spirituale disposto al sacrificio di sé. Sacrificio che nasce dal sacro al quale dobbiamo il nostro esserci, e verso il quale abbiamo tutti un debito che solo il sapersi sacrificare consente di appianare, restituendo l'equilibrio perduto attraverso la manifestazione di sé.
La stessa morte è il riflesso della vita che si guarda allo specchio, così come l'egoismo è il capovolgimento dell'altruismo spirituale disposto al sacrificio di sé. Sacrificio che nasce dal sacro al quale dobbiamo il nostro esserci, e verso il quale abbiamo tutti un debito che solo il sapersi sacrificare consente di appianare, restituendo l'equilibrio perduto attraverso la manifestazione di sé.
Iscriviti a:
Post (Atom)