Son tutti lì, più o meno tranquilli, quelli convinti di avere un angelo custode, non sapendo che gli angeli, più che proteggere, fanno danni.
Naturalmente io non ho mai dato credito a questo tipo di fantasie, almeno fino a ora, e quello che sto guardando mi pare abbastanza da doverci credere.
Oddio... non è proprio un credere, il mio, ma piuttosto un dover prendere atto che le cose non stanno come ho sempre pensato dovessero stare.
Io non sono certo uno che crede, anzi, potendo scegliere mi dirigo sicuro verso il non credere a nulla.
Questo almeno fino a qualche attimo fa.
Ma ora, davanti all'essere di luce che ho di fronte, le cose si son rivestite di un'aura che mi fa rimpiangere il caos del buio che l'ha preceduta.
È evidente che sta aspettando io faccia il primo passo, ma verso dove non riesco a immaginarlo.
— Aehm... sei... sei un angelo?—
— Sì, è così che ci chiamate voi umani pensanti—
— Stai dicendo che voi angeli non pensate?—
— Noi conosciamo per intuizione immediata, mentre voi umani, quando non vedete, lo fate per induzione e deduzione logica, quando siete intelligenti, naturalmente, altrimenti vi affidate all'emozione che più vi conviene...—
— Che ci fai qua?
— Io non ti ho invocato—
— Non ce n'è stato bisogno
— Noi esseri angelici sappiamo riconoscere il momento giusto per consentire alle intelligenze di vedere la verità conoscendo i princìpi dai quali è ordinata—
— Stai riconoscendo che sono intelligente?—
— Non correre troppo, sto dicendo che lo sei potenzialmente—
— E cosa dovrei fare, secondo te, per essere accettato dalla verità?—
— Sono qui per darti l'occasione di non fare—
— Mmmm... mi pare una cosa allettante, sono talmente pigro...—
— Il non fare che ti deve guidare implica l'azione disinteressata—
— Ma che stai dicendo?
— Per esistere occorre essere interessati alla vita—
— Per esistere forse, ma tu sei arrivato a fine corsa, e la tua esistenza deve tornare alle proprie origini—
— Ecco... lo sapevo... fai in modo che sia una fine senza dolore, possibilmente che la morte venga a prendermi nel sonno—
— La morte vera non arriva mai mentre si è addormentati
— Lei giunge dopo il risveglio—
— Mmmm... per te io sto dormendo?—
— Sì, ma ancora per poco—
— Non parlare per enigmi
— Cosa dovrei fare per svegliarmi?—
— Dovresti chiederti il perché delle cose...
— Perché nulla è senza un perché—
— È tutta la vita che arricchisco di perché il mio non sapere... e aggiungerne altri non mi aiuterà—
— Ora ti è data la possibilità di conoscere le risposte, perché i princìpi che sono universali saranno per sempre davanti alla tua vista interna
— Ma il vedere la verità non serve a niente se non si mette la propria libertà al servizio della verità
— Questo perché la Verità e la Libertà sono la stessa unica realtà—
E con queste ultime parole la luce, splendente nel buio che si lascia illuminare, mi ha lasciato solo, in compagnia dello stupido che non voglio più essere.

L’intelligenza che suppone è un’intelligenza che si trova a essere sul piano della supposizione e, dunque, dell’idea e dell’invenzione personale. Si può essere molto intelligenti senza avere certezze sui princìpi essenziali che ordinano l’esistente, quelli definibili come universali perché applicabili all’intera manifestazione della realtà relativa.
L’intelligenza individuale è conseguenza di quella universale, che è suo principio e sua causa. In quanto individuale si pone sul piano in cui l’individuo agisce come individuo. Partendo dall’intuire individuale l’intelligenza si muove dalle ipotesi generate, e attraverso il principio di non contraddizione e le correlazioni analogiche che stabilisce con la realtà, considerata nel particolare dei suoi componenti o nei suoi aspetti generali, per deduzione o per induzione trae le sue conseguenze, alle quali l’individuo attribuisce il carattere che deve avere, per lui, la ragione.
Spesso il risultato così ottenuto è in conflitto con i sentimenti dell’individuo la cui mente ha prodotto, attraverso il ragionamento impropriamente definito “razionale”, convinzioni personali e soggettive… che sono definite “oggettive”.
L’intelligenza individuale è come un carro armato, condotto da un soldato bambino, che ignora le ragioni della guerra che sta combattendo.
C’è un altro genere di intelligenza, che sovrasta quella alla quale ha accesso l’individuo che si affida al ragionamento incapace di individuare i princìpi dai quali procedere, ed è l’intelligenza universale.
È, questa, l’intelligenza che intuisce attraverso l’immediatezza data dal poter comunicare col centro di sé.
Questa comunicazione non avviene attraverso il pensiero, ed è frutto di un intuire superiore che è caratteristica dell’intelletto universale che attua le sue possibilità nell’individuo in grado di utilizzarlo, e questo a causa di qualificazioni spirituali che lo hanno messo nella condizione di potersi aprire all’intuire superiore di cui l’intelligenza di ognuno è capace.
Quando il canale di comunicazione tra l’intelletto universale e quello individuale è stato aperto dal Mistero assoluto, la personalità spirituale e centrale è di fronte all’individualità periferica razionale e, quest’ultima, deve scegliere se continuare a formulare ipotesi o piegarsi alla Verità indiscutibile conosciuta senza la mediazione della mente.
L’individuo è sempre libero di scegliere, perché il Mistero assoluto è Libertà assoluta che tutto può, tranne che contraddire se stessa negando all’individuo la libertà di decidere per se stesso.
Quando è stata scelta la possibilità di essere liberi la consapevolezza dei princìpi è assoluta, e si vedono le ragioni che ordinano il manifestarsi del tutto e le leggi universali che ne stabiliscono la modulazione del movimento. Non è, questo vedere, corrispondente alla consapevolezza di ogni cosa, ma corrisponde al primo passo che è l’entrata cosciente nel Mistero centrale, il Quale è anche il principio e la ragione d’essere di ogni realtà. L’individuo che ha scelto di poter essere libero, attraverso il sacrificio della propria esteriorità, non ha più bisogno di affidarsi a ipotesi personali, né il suo sentire emozionale può più distinguersi dalla sua ragione sovra razionale la quale, da quel momento in poi, potrà contare su una logica che procederà da princìpi assolutamente certi. Di una Certezza assoluta analoga all’infinità interna del Mistero assoluto, la quale non può esaurirlo.