martedì 21 maggio 2013

Un salvataggio in extremis


Da ragazzo ero un anarchico militante, uno dei pochi che si era letto tutti i libri che inneggiavano alla libertà. Tutti meno quello che non fu mai scritto. Crescendo ho cominciato a riflettere su alcune cosucce che la vita mi rifilava con sdegno, e ho dovuto ammettere che dei princìpi ci dovessero essere se l'universo tremava meno di quanto tremassi io. Ammettere non necessita aderenza, si può anche ammettere con qualche difficoltà, perché le vecchie convinzioni non lasciano la loro presa senza lottare; ma la vita è paziente perché sa che, alla fine, la verità viene a galla, anche dopo che la si è ammazzata. Così, presto o tardi la si deve ripescare, e fare la respirazione bocca a bocca non è facile, a una vita che è stata decomposta dalle illusioni facili, ma lo si deve fare se si vuole vederla risplendere nei suoi princìpi costitutivi. Alla fine si è contenti di averla resuscitata anche se, in realtà, è stata lei ad aver resuscitato te...

domenica 19 maggio 2013



Affermazione priva di senso, come tutte le ipotesi formulate da Hawking. Questi matematici hanno la presunzione di tradurre la complessità della realtà in formulette concentriche, sistematizzando ogni cosa in schemi precostituiti. In questo modo, schematizzando, si devono escludere quelle possibilità, implicite alla realtà, che non rientrano nelle esigenze che distinguono uno schema dall'altro, e questo escludere rende ogni schematizzazione inadeguata a rappresentare la realtà nella sua totalità. In aggiunta Hawking ignora le leggi universali che ordinano l'esistenza, e la non conoscenza di queste leggi fondamentali impedisce di far procedere la logica da presupposti fissi, come sono fissi i principi di ordine universale. Una logica che procedesse da ipotesi mobili e soggette a variazione non avrebbe alcuna possibilità di centrare una sintesi che sia in grado di spiegare il perché dell'esistenza, e la natura di ciò che ne modula l'essere. I risultati di questa mentalità pseudo scientifica sono riscontrabili nelle assurdità delle proposizioni espresse da questi individui, com'è questo il caso, perché è talmente ovvio che una mente attiva possa essere anche quella di un casinista, e non solo una caratteristica propria alle anime tormentate che, per quel tormento, sono costrette all'introversione. L'essere tranquilli non implica necessariamente rumorosità mentale, anche perché la mente di ognuno è in continuo movimento attraverso il pensiero e il pensiero può essere rumoroso solo nelle azioni che induce a compiere. Inoltre se fosse vero che sono le persone tranquille ad avere le menti più rumorose, per inversione dovrebbe anche essere vero lo speculare capovolto di quella proposizione, e questo significherebbe che le persone agitate hanno la mente calma. Con molta probabilità, Hawking, per rumorosità mentale indica un pensiero associabile al rumore che farebbero i concetti se fossero delle pietre che franano, e questo implicherebbe che i soggetti agitati pensino col garbo delle piume, alle quali basta un leggero soffio per riuscire a sollevarsi verso il cielo della pace interiore.

Figli di un litigio cosmico


Nella diversità che caratterizza ogni elemento dell'esistenza ognuno occupa un posto fatto a misura per lui, e se lui non ci fosse quel posto resterebbe vuoto. Poiché ogni cosa è necessariamente legata ad altre il vuoto non può esistere, perché esso è la negazione dell'esistenza; dunque ognuno c'è per necessità, e se non ci fosse tutta l'esistenza crollerebbe come un castello di carte al quale fosse sottratta una delle carte che la sostiene. Il Tutto è pervaso di energia che vibra incessantemente, e dove c'è vibrazione il vuoto non trova posto, anche perché il vuoto messo vicino al pieno si riempirebbe non potendo avere confini che gli appartengano. Ognuno di noi esiste per necessità, ma anche per contingenza, perché la manifestazione della realtà si manifesta sdoppiandosi, dopo essersi staccata dall'unità primigenia, e ciò che è necessario è anche accidentale nei confronti dell'Assoluto. Allo stesso modo la realtà, essendo una composizione di elementi limitati, corrisponde a una negazione formata da un insieme di limitazioni, ma è anche positiva perché rappresenta la messa in atto di un insieme di possibilità in divenire. Siamo tutti speciali e necessari, nel nostro essere il risultato positivo di un litigio cosmico negativo.

sabato 18 maggio 2013

Felici di non sapere o felici di conoscere?


Come si possa cercare la felicità in un mondo di persone che soffrono resta un dilemma di facile soluzione che può avere una sola risposta: l'egoismo sfrenato. A meno che la propria felicità non la si cerchi nella felicità altrui, in quest'ultimo caso la risposta è altrettanto univoca: altruismo sfrenato. Ma si può essere sicuri che sia la felicità l'obbiettivo dell'esistenza? Un'esistenza che è molto più del suo aspetto emotivo, e la felicità è un'emozione. Non sarebbe il caso di guardare alle possibili ragioni che si possono avere per liberare questo pregevole stato emotivo? Quali dimensioni dell'essere sono in grado di assicurare un'emozione duratura nel tempo, considerato che poche cose sono labili, e soggette a variare d'intensità, come lo sono gli stati emotivi? Tutte queste domande necessitano di risposte, e questa necessità induce a pensare che solo il conoscere può assicurare una dimensione interiore così stabile da riflettersi nella felicità capace di mantenersi viva anche nelle difficoltà date dal vivere.

venerdì 17 maggio 2013

L'aspetto sentimentale nelle religioni


L'aspetto sentimentale è implicito nelle religioni, ed è questo che le distingue dall'universalità di valori che non mutano al variare della latitudine come mutano le religioni, le quali associano all'emozione che ognuno prova il loro credere o non credere. Per quell'aspetto sentimentale e continuamente mutevole si fanno la guerra, e ognuna accusa l'altra di essere in malafede. Come potrebbero comprendersi se ognuna è convinta di guadagnarci difendendo la propria trincea, la stessa dove è conservata nel fango la propria verità?
"Il mio dio è meglio del tuo!" si dicono a vicenda 
"Chi non crede nel mio dio non si salverà" 
"Pregate il Cielo e donate alla vostra chiesa" 
"Siamo l'unica via di salvezza!" 
"Siate misericordiosi con le genti delle altre fedi, perché la nostra le batte tutte!" 
"Noi siamo i buoni, gli altri ne hanno da fare di strada per raggiungerci!". 

Quanta differenza con quello che disse un santo di nome Ibn Arabi:

Il mio cuore è diventato capace di accogliere ogni forma, è un pascolo per le gazzelle, un convento per i monaci cristiani, è un tempio per gli idoli, è la Ka’ba del pellegrino, è la tavola della Torah, è il libro del Sacro Corano. Io seguo la religione dell’Amore, quale che sia la strada che prendono i suoi cammelli: questo è il mio credo e la mia fede.                                                   (Ibn Arabi  1156-1240)

Difetti da nascondere


Una delle cose che più contano per l'essere umano è la faccia, intesa come dignità personale da esibire al pubblico che esibisce la propria. Ogni uomo ha, però, un personale modo di misurare questa dignità e, in generale, la misura senza alcuna dignità. Così mantiene integra la propria idea di onore in modo da evitare di perdere una faccia che non ha mai avuto. Il mafioso in particolare è un esperto in questo tipo di manovre, e difende il proprio prestigio anche a costo di perdere la faccia migliore che avrebbe avuto senza quel prestigio da difendere. Tutti hanno una faccia, anche i santi ce l'hanno, con la differenza che il santo non teme di perderla perché l'ha già persa quando si è avvicinato a Dio. Per questa ragione l'essere santi induce a mostrare i propri difetti e a nascondere i pregi, per non dover mortificare chi santo non è ancora riuscito a esserlo. In Oriente questi speciali quanto rarissimi esseri, i quali hanno superato i limiti impliciti all'individualità umana addentrandosi nell'universale, sono chiamati "La gente del biasimo", e sono considerati i prediletti dal Cielo, coloro i quali siedono a fianco dell'Assoluto Mistero senza esserne orgogliosi, perché per chi è santo l'orgoglio e l'umiltà sono entrambi orribili difetti.

Niente di peggio


Non c'è niente di peggio che credere d'essere ciò che per il solo fatto di crederlo non si sarà mai finché ci si crede, perché la consapevolezza, col credere o col non credere, non ha punti in comune. Quando si è stati gabbati da qualcuno ci si arrabbia molto, ma se quel qualcuno sei tu stesso, la disperazione nello scoprirlo non ha eguali.

giovedì 16 maggio 2013

Fuori di sé

L'essere fuori di sé ha un doppio significato: dato il sé come essenza spirituale, centrale e universale, dunque identica per tutti gli esseri, che è radice della manifestazione, esteriore ed egoistica chiamata "ego", si deve dire che la maturità di un individuo è in relazione al grado di prossimità dell'ego al sé. Più gli è vicino e meglio stanno le cose per quell'essere che è accanto alla consapevolezza di sé. Detto questo va ricordato che le ragioni per essere fuori di sé sono tante e diverse tra loro quanti sono gli individui sulla lunga strada che conduce a essere consapevoli e centrati universalmente alle proprie possibilità di essere. In dipendenza della qualità di queste ragioni cambierà il modo di essere fuori di sé. In tutto l'Oriente chi è fuori da sé è visto come un essere toccato dal Cielo, perché la follia può essere la conseguenza di un allontanamento anche dalla superficialità dell'ego. Fuori di sé lo si è certamente, ma fuori dal lato oscuro di sé significa essere più vicini al Cielo anche se è una vicinanza passiva, dunque limitata dal dover subire volontà altrui. Diversamente la lontananza dal sé centrale è segno di immaturità, ma non è l'unica condizione necessaria per essere invasi dal male, perché c'è un lato nascosto in ognuno che ripara dal male proprio attraverso la non consapevolezza che costituisce una barriera insuperabile per le orde di Gog e Magog. Il male non si accontenta della superficiale stupidità, vuole corrompere in profondità, ed è per questo che per essere preda del male occorre volerlo con forza, e con quello che resta della propria malata intelligenza. Essere "centrati" nel sé implica la realizzazione spirituale che è identificazione con l'Assoluto, e chi credesse di esserci vicino solo per il fatto di pensarlo mostra di esserne molto, ma molto lontano... La condizione indispensabile all'avvicinamento, che è maturazione delle proprie possibilità di perfezione, è data dall'essere stati iniziati da un vero maestro, il quale ha trasmesso l'influenza spirituale proveniente dall'Assoluto, e l'ha trasmessa per volontà espressa dall'Assoluto attraverso segni inequivocabili. L'iniziazione è solo il primo passo verso l'entrata nella sfera spirituale, compiuto attraverso la consapevolezza al di sopra del tempo dei princìpi universali che ordinano la manifestazione dell'esistenza. È detto che rari siano gli iniziati al Mistero dello Spirito, ma una moltitudine rispetto a quelli che muoveranno il secondo passo entrando nel fiume che divide la sponda dell'individuale da quella dell'universale. Ancora è detto che molti sono quelli che vi annegano nel tentativo di imparare a nuotarvici, e quasi nessuno arrivi ad appoggiare il piede sull'altra sponda.

La sete di verità


La sete di verità è sete perché l'intelligenza è infelice di avere poca acqua con sé...


Specializzato nel dare definizioni

Avrò avuto all'incirca quattro o cinque anni quando, alzando una sera gli occhi al Cielo, un pensiero adulto mi attraversò la mente, tentando di folgorarmi. Non ci riuscì, ma lasciò dietro di sé una scia impressionante di conseguenze disastrose. Pensai a come avrei potuto definire il Cielo stellato. Senza accorgermi di nulla in quella sera si stagliò, all'orizzonte delle mie possibilità, una terrificante abilità nel rifilare definizioni a una realtà che sempre più malvolentieri mi circonda. Dare definizioni che abbiano un certo grado di precisione, in un universo che incessantemente si muove, conduce nel campo minato dell'umorismo e, in genere, chi elabora definizioni lo scopre sempre troppo tardi. Io lo scoprii che ero ancora un bambino, leggendolo nel sorriso di sufficienza di chi aveva la pazienza di ascoltare le mie spiegazioni. Oggi, divenuto meno furbo, le definizioni elaborate a quel tempo le ho complicate assai, così da non lasciare dubbi sulla mia coglioneria, perché chi ama definire detesta il dubitare altrui.

Il cazzeggio


Il cazzeggio è sottovalutato da chiunque cazzeggi, e pare sia sensato non dargli l'importanza che merita, eppure... la leggerezza spensierata che ne consente l'espressione è auspicabile, così come il buonumore che procura. Cazzeggiare non consuma il tempo come accade quando si sparano minchiate credendo siano cose serie. Il cazzeggio è consapevolezza di stare sul piano dove l'errore è quasi sempre di poco conto e, se non lo fosse, lo si dovrebbe chiamare irresponsabilità. Si può cazzeggiare con chiunque tranne che con se stessi, perché in questo ultimo caso lo si deve definire come un tentativo di sfuggire alle proprie responsabilità. Il cazzeggio rifiuta ogni tipo di responsabilità ed è per questo che il Padreterno, quando ha creato l'universo, non ha lasciato un cazzo di recapito... :D

martedì 14 maggio 2013

Se parli dell'Uno diventano molti


"Se parli dell'Uno diventano molti", ammoniva un maestro Sufi africano. L'unità metafisica è la sorgente della molteplicità nella quale si esprimono le unicità irripetibili. È il punto senza estensione, l'istante privo di durata è il Centro essenziale di ogni realtà. L'Infinito è uno perché non avendo inizio né fine due infiniti costituirebbero una contraddizione in termini divenendo uno il confine dell'altro. L'indefinito, invece, è un finito che ha avuto un inizio e del quale la fine, che c'è, non è raggiungibile dall'uomo, allo stesso modo nel quale non lo è ogni orizzonte. Dall'unità hanno origine la molteplicità e l'unicità dei suoi componenti, analogamente dal punto centrale deriva la circonferenza, e l'istante privo di durata genera il tempo, replicandosi indefinitamente in istanti unici e irripetibili. Dalla distanza tra due punti privi di estensione si ottiene il segmento che, scorrendo, genera il piano il quale, muovendosi per le tre dimensioni dello spazio dà origine al solido che si chiede come sia possibile che dal punto privo di estensione possano nascere tante domande prive, a loro volta, di risposte...

Il "cuore" per gli antichi saggi


"Non si vede bene che col cuore.
L'essenziale è invisibile agli occhi."
A. de Saint-Exupéry

Il cuore, per gli antichi, non è simbolo del sentimentalismo, ma lo è della centralità nella quale intelletto emozione e volontà trovano accordo e sintesi. Non so cosa intendesse Saint-Exupéry, che ha ragione sul fatto che l'essenziale è invisibile agli occhi, ma solo a quelli di chi non è stato risvegliato dall'Assoluto. L'occhio interiore è quello che, quando è stato aperto dal risveglio, vede la realtà e la verità che la sottende per quello che è, senza interpretare, e la vede col cuore che ha il sostegno dell'intelligenza. Un cuore che decidesse senza intelligenza potrebbe essere razzista così come potrebbe esserlo un'intelligenza che non conosce l'amore. Quando si ama senza intelligenza, che significa senza condividere valori, si è solo ammaliati dal fascino esercitato dall'altro e non si ama veramente, per questo durerà poco come paglia che brucia il proprio bisogno di calore.

sabato 11 maggio 2013

Conseguenze dell'indeterminazione dello Spirito


Colui che definisce una realtà, e lo fa conoscendo l'ineffabile essenza della realtà che definisce, la definisce sapendo che sarebbe meglio fare altro...

Definizione


Sezionando una realtà, al fine di definirne la natura, si evoca tutto ciò che contraddice la definizione data.