martedì 21 aprile 2015

Adesso scrivo una storiella Zen così come mi viene, senza ragionarci sopra...

Due tizi camminavano appaiati nel bosco. Avevano lo stesso passo, ma poiché il sentiero era stretto uno dei due era costretto a calpestare rami e foglie e a inciampare contro i cespugli. Ben presto l'uomo sul sentiero distanziò l'altro il quale riprese a camminare sullo stesso sentiero.

— Perché mi stai seguendo?— gli disse scocciato quello che stava davanti

— Se non ti va che io ti segua lasciami il passo, condurrò io— rispose quello dietro

I due si scambiarono di posto, gelosi l'uno dell'altro, e continuarono a scambiarselo molte altre volte, perché nessuno era soddisfatto del posto che gli era stato assegnato dal Cielo.

Nessuno dei due si ricordò più dove stava andando, perché entrambi avevano creduto fosse più importante arrivare per primo.

L'unico a non perdersi fu il sentiero.

Nulla supera l'amore

Nulla supera l'Amore. L'Amore non è cieco, ma è la massima espressione dell'Intelligenza universale. È cieco chi scambia per amore il proprio bisogno di essere amato.

A che serve?

A che serve prendersela per la stupidità altrui, quando è tanto più comodo guardare alla nostra, così vicina?

Ciclicità

Non c'è una sola persona, a questo mondo, attorno alla quale non scorra la fatica del vivere. Essa passa accanto al povero e al ricco, al disperato e a chi è felice, perché ogni condizione dell'essere muta alla fine della propria parabola esistenziale. Come una pietra lanciata contro lo spazio, giunta a sfiorare il Cielo inizia a scendere verso la terra per gravità, così la speranza di ognuno sfiora il successo, destinato a subire la gravità di un vivere spento dall'essere orientato esclusivamente al vivere. Nulla che esista è privo del principio che è sua causa, e la ciclicità della vita a quella stessa causa conduce.

lunedì 20 aprile 2015

I perché della cattiveria

Il mondo è affollato da persone malvagie, perché la relativa libertà di cui tutti godono, o soffrono, è crudele con chi è poco intelligente. Naturalmente non si può dire che l'individuo intellettivamente poco dotato sospetti di trovarsi nel mirino della Verità, e neppure potrebbe immaginare che l'universo intero esista grazie alla Verità. Il cattivo pensa che la realtà sia come la gomma da masticare, e basti avere fauci adatte e canini appuntiti per poterle dare forme e significati di proprio gusto. Gli stupidi sono certi che tutto sia soggettivo, masticabile, e che la Verità non esista in ragione del fatto che nella necessaria relatività, alla quale tutto l'esistente è sottomesso, ogni verità non è totale e assoluta. Così il cattivo crede di potersi approfittare dell'incompletezza delle verità particolari, sempre soggette al poter essere ribaltate, e di rivoltarle a suo piacimento. Per questa incompletezza di tutte le verità relative in moltissimi pensano che non possa esistere una Verità che sia assoluta. Tutti coloro che affermano non esista la Verità assoluta neppure si accorgono che, stando a quello che essi affermano, neppure la verità da loro detta potrebbe essere assoluta e, di conseguenza, essa non potrebbe essere esatta, perché ci sarebbe una verità che le è contraria. Questo significa che l'assunto di partenza - che la Verità assoluta non esista - era errato perché generatore di una sintesi contraddittoria.
La realtà è ancora più complessa, perché la Verità assoluta è l'Assoluto stesso, il Quale non appartiene all'esistenza perché Esso è la Causa dell'esistenza e, in quanto causa, non partecipa ai suoi effetti né da questi potrà essere modificato. È così anche per le cause relative all'interno della realtà relativa, ed è così perché il relativo è conseguenza dell'Assoluto ed è quindi regolato dalle leggi universali emanate dall'Assoluto.
Il Mistero assoluto, essendo indiviso infinito ed eterno è insondabile dagli effetti che determina attraverso il dispiegamento delle Sue potenzialità, le quali divengono attuali poiché L'Assoluto è unico e indiviso, dunque potenzialità e attualità sono un'unica realtà: ciò che è possibile diviene e ciò che non lo è rientra nella "Non esistenza" che contiene in principio l'esistenza prima che possa manifestarsi. Il Mistero assoluto si riflette nella "Non esistenza", la quale implica tutte le possibilità di non manifestazione, e successivamente nell'esistenza. Il linguaggio consequenziale e relativo non ha modi migliori per chiamare la realtà che precede l'esistenza, per questo essa è definita come fosse una "Non esistenza", ma essa è maggiore dell'esistenza perché la contiene prima che essa sia. La Verità assoluta contiene in sé la verità totale, che si divide in verità generale e verità particolari. Quella generale è data dall'equilibrio formato dalla somma di tutte le verità particolari e incomplete, ma né la verità generale e neppure quelle particolari sono assolute, e non possono esserlo perché sono immerse nell'esistenza. Le persone stupide pensano che ci sia solo l'esistenza, e che essa sia priva di princìpi universalmente applicabili. Per questo la stupidità si trasforma nelle ingiustizie giustificate dalle emozioni, ma non sostenute dall'intelligenza che conosce i princìpi universali che governano il tutto, modulando il dispiegamento di tutto ciò che è. La cattiveria affonda le sue radici nell'incomprensione delle ragioni ultime del male, perché esso è il volto oscuro della realtà relativa, quello in opposizione al bene. Bene e male sono indivisibili, perché ognuno disegna i confini dell'altro e sono confini in perenne movimento, così che il bene può trasformarsi in male e quest'ultimo a propria volta in bene. L'Assoluto è Libertà assoluta, per questo non potersi contraddire ci lascia liberi di scegliere e di commettere anche il male; ci lascia liberi di essere malvagi, ingiusti e stupidi, perché è solo attraverso la lotta delle verità contrastanti tra loro che la conoscenza può maturare le proprie possibilità di perfezione. A ognuno è concessa la scelta tra bene e male, e solo l'intelligenza in accordo armonico col sentimento e la volontà potrà riconoscere le differenze che separano l'equilibrio dal disequilibrio, le armonie dalle disarmonie. Il fine dell'esistenza è la conoscenza perfetta necessaria per poter agire, o non agire, perfettamente. La cattiveria deriva dalla non comprensione della Verità prima e ultima, e la non comprensione consente all'egoismo di credersi un diritto inalienabile. L'egoismo, invece, è funzionale all'altruismo come il male lo è al bene, e tutte queste possibilità sono orientate alla maturazione della consapevolezza spirituale, la quale è diretta alla realizzazione della Libertà assoluta, che è anche Verità assoluta, perché l'Assoluto è uno.

giovedì 16 aprile 2015

Sul nomadismo

Abele era allevatore, nomade dunque, mentre Caino era agricoltore, stanziale di conseguenza. Ora Caino sta di nuovo uccidendo Abele violando il suo diritto di rappresentare l'altro volto del poter essere stanziali, a dimostrazione che ci troviamo alla fine di un ciclo dell'umanità, che si trova nelle stesse condizioni di un moribondo al suo ultimo, goloso, pasto... Allo stanziale è associata l'arte delle immagini, al nomade quella della musica, ma entrambi sono i volti in apparente antagonismo, che è complementarità, nei quali la realtà relativa si mostra. I cittadini, nelle loro grasse e soffocanti città, detestano la libertà nella quale il nomade danza la propria musica di vita, e ostacola con tutti i mezzi e il cemento che ha chi si oppone alla orrenda costrizione data dal dover vivere ammassati. Ora in nomadi sono risucchiati da coloro che ritengono di essere "civili" nel loro inquinare di veleni il pianeta, e hanno ridotto alla miseria le tribù che un tempo sono state nobili, così i bimbi dei nomadi sono odiati e odiano chi li odia, in un circolo vizioso dove a danzare è solo il demonio del profitto a qualunque costo.

La libertà di non sbagliare

Che cosa strana che sia possibile avere in dono dall'Assoluto la conoscenza perfetta dei princìpi normativi dell'esistenza, quando non si è fatto altro che sbagliare nella propria vita. Ci sono moltitudini di monaci che hanno vissuto egregiamente nella fatica del sacrificio di sé, vero o presunto non potrei dire, che si lamentano al termine della loro vita per essersi trovati a stringere solo un pugno di sfuggente sabbia. Ma cosa cazzo gli è venuto in mente al Padreterno di farmi uno scherzo di così cattivo gusto? Non poteva lasciarmi dov'ero, certamente scomodo, ma senza l'intero mondo che mi detesta, quando non odia, perché stupidamente convinto che io, orgogliosamente, esponga una conoscenza che mi appartiene perché l'ho rubata ad altri, oppure inventata. Nulla di quel poco che so è di mia proprietà, perché quello che vedo sta lì, di fronte allo sguardo di tutti che, per assenza di qualificazioni che li dispongano al vedere la verità, si ostinano a guardare da altre parti. Luoghi dell'anima che ritengono essere più soddisfacenti per sé. Ma la Verità è oltre la convenienza, perché essa è l'obbligo dato dalla Libertà assoluta... Quella che consente di essere liberi di non sbagliare.

Quella che non ha mai bisogno di ripetersi

L'esistenza non è quello che sembra essere, quando considerata attraverso la sola modalità corporea che è solo uno degli indefiniti modi dai quali l'essere umano è condizionato. Non tutto il nostro essere è soggetto all'estensione e alla durata, e ci sono altri indefiniti prolungamenti del nostro essere che si estendono ben oltre lo spazio e il tempo. La sfera psichica che riguarda le emozioni e la mente non è sottomessa alle condizioni spaziali e temporali, ed essa costituisce l'ordito sottile e verticale attraverso il quale si intesse la trama orizzontale che dà forma alla realtà che chiamiamo "fisica". Ordito e trama corrispondono a qualità e quantità, che sono due princìpi universali, perché applicabili all'intera manifestazione dell'universo relativo. Ciò che l'uomo crede sia una dimensione dell'essere fine a se stessa, che si regge sul nulla di obiettivi casuali in realtà, quando osservata dal punto centrale dal quale tutta la molteplicità procede, si rivela il magnifico arabesco nel quale la libertà di scegliere esprime la propria, infinita, creatività, quella che non ha mai bisogno di ripetersi.

martedì 14 aprile 2015

Chi o cosa torna a una nuova esistenza?


Chi o cosa torna a vivere una nuova esistenza?


È un argomento estremamente complesso e di ardua soluzione, a causa del dover ragionare attraverso le analogie che legano tra loro il superiore e l'inferiore dato dal capovolgimento del primo che si riflette invertendosi nel secondo. Ci si immagini una spirale a simbolo dell'esistenza, tagliata orizzontalmente da piani che sono l'immagine di quelli sui quali l'esistenza si svolge. La spira che percorre i diversi piani entra in un piano uscendo dal precedente, e esce dal piano sul quale si è vissuti entrando in quello successivo, facendolo senza soluzione di continuità. L'essere nasce senza poterlo decidere, perché la porzione della spira entrante nel piano di realtà che coinvolgerà la sua esistenza si trova ancora al di fuori da questo piano. Per inversione analogica anche la parte di spira che con la sua morte uscirà dallo stesso piano sarà esterna al piano considerato. Significa che l'essere non potrà decidere di nascere, ma sempre per la stessa inversione potrà decidere quando e se morire, ma non potrà evitare di morire. Tra queste due porzioni della stessa spirale c'è il piano di esistenza da considerare, che è il mezzo attraverso cui l'essere vive e conosce. Se questo essere porterà a maturazione tutte le possibilità implicite alla sua individualità, in questo caso quella umana, si troverà al centro di questo piano esistenziale, sulla direttrice verticale che lo condurrà dai piccoli misteri ai grandi misteri che si differenziano dai primi perché di ordine sovra individuale. Ma cosa si trasforma nell'essere che muore? Muore per primo il corpo che è stato l'ultimo a prendere forma con la nascita che è l'inversione della morte e, di seguito, col tempo morirà anche la mente. Resterà la centralità spirituale, il sé dal quale prende forma la personalità. Ma cosa differenzia le diverse personalità degli esseri tutti diversi tra loro perché espressione della diversità che è legge universale? Le sacre scritture vediche chiamano "apurva" la memoria che il sé custodisce all'interno dell'embrione che attende, dopo la morte dell'essere al quale il sé era associato, una nuova esistenza, che sarà diversa da quella umana perché Il Mistero assoluto non si ripete mai. Che rivivrà sarà sempre lo stesso sé unico e identico in tutti gli esseri, che esprimerà differenziandosi nell'esistenza attraverso nuovi esseri che si sentiranno sempre lo stesso io perché è dal Sè identico per tutti che traggono coscienza, ma la memoria del sé contiene l'apurva che è diversa per ognuno. Così, quando il sé rivivrà, lo farà partendo dalla memoria individuale e l'essere nuovo che nascerà all'esistenza sarà lo stesso io che è stato in altre esistenze, ma sarà anche un nuovo essere, diverso da quelli da cui è stato preceduto. Capisco che non sia facile comprendere quello che ho appena illustrato e che, ricordo, non è farina del mio ipotizzare, ma quanto riportato dai Veda.

domenica 12 aprile 2015

Urla di vittorie che saranno presto dimenticate

Un mondo affollato di esseri, ognuno con la propria coscienza che si arricchisce vivendo.
Un pianeta meraviglioso, casa di diversità che sembrano senza fine fanno da scenario a un vivere difficoltoso, dove intelligenze vorrebbero poter dare risposta agli interrogativi sollevati dall'esistenza.
Moltitudini di scienziati ipotizzano teorie, senza chiedersi quali siano i princìpi normativi, perché fissi, rispetto al tutto in perenne movimento attorno al proprio asse.
E intanto lucidano il tostapane cromato che hanno messo sul piedistallo delle proprie incertezze.
Preti che non credono e fedeli che fingono di credere, si riuniscono nelle chiese a stringersi la mano, mentre lo sguardo sfuggente della loro coscienza vorrebbe raggiungere l'uscita e arrendersi al sole.
Un inferno vuoto che fa da contraltare a un Paradiso affollato è la nuova religione, che al cancello della sua entrata ha la boccia di vetro che contiene le verità da masticare, acquistabili da monete pesanti come i rimorsi.
Quanto potrà durare ancora la meraviglia di questo pianeta non è dato sapere, ma tutti sentono un fiato raggelante sul collo, che è respiro di una natura stanca, ma in agguato dietro alle nostre orecchie sorde, e pronta a coprire di radici nuove i nostri misfatti.
Altre umanità verranno dopo questa, e i vortici di altre distruzioni ruoteranno attorno ai princìpi fissi che sono norma per l'intero universo.
Altri cuori pulseranno, umani e animali, spingendo sangue che sarà ancora versato davanti alle urla di vittorie che saranno presto dimenticate.

venerdì 10 aprile 2015

La vista del "Terzo occhio"

La conoscenza di ordine culturale, quella che è mediata dalla mente, non può colmare la distanza che separa chi conosce dalla realtà che cerca di conoscere, ed è una distanza che, impedendo l'identificazione del conoscente col conosciuto, impone la necessità di una interpretazione che degraderà la qualità della sintesi ricercata. Diversamente la vera conoscenza princìpiale (di principio) annulla questa distanza, corrispondendo al risultato dato dall'identificazione tra conoscente e conosciuto - dalla visuale di chi conosce - che è assimilazione quando considerata dal punto di vista della realtà conosciuta. La consapevolezza spirituale degli uomini di conoscenza non è mediata dalla loro mente, è dunque immediata, perché avviene sul piano informale dell'Intuito sovra individuale, diretto e immediato perché al di sopra del tempo. Quest'ultimo modo di dire - che l'Intuizione intellettuale sia al di sopra o al di là della durata temporale - in realtà non sarebbe corretto, perché dicendo "al di sopra", oppure "al di là", si coinvolge l'estensione, mentre l'Intelligenza universale, alla quale l'essere che è stato illuminato dall'assoluto attraverso un maestro ha accesso, non è sottomessa ad altro che alla Verità unica perché assoluta, centro di ogni altra realtà. La comunicazione immediata col centro di sé, concessa dall'iniziazione, dà accesso all'Intelligenza universale, della quale l'intelligenza individuale costituisce un effetto, e più spesso anche la sua vergogna.
Colui che conosce direttamente i princìpi di ordine universale, quindi applicabili a ogni aspetto dell'esistenza, sia esso microcosmico che macrocosmico, non  ipotizza più né inventa o formula idee personali; ed è questo il prezzo pagato da chi "vede" senza dover interpretare per conoscere il senso delle realtà viste attraverso i loro princìpi.
La vista spirituale è possibile perché la centralità dell'uomo è assoluta e uguale al Mistero. Se così non fosse non sarebbe possibile, per l'essere umano, conoscere in modo assoluto e privo del dubbio.
Cita un detto Sufi: la Certezza iniziatica è come l'infinità interna del Mistero assoluto, la quale non può esaurirLo.

Esseri appartenenti a tutte le diverse popolazioni hanno condiviso questo sapere universale, ma nessuno ne è mai stato e mai ne sarà il proprietario, perché non è una conoscenza umana e neppure di altre specie dell'universo. All'essere che conosce in questo modo che supera, non negandola, la logica propria a una corretta razionalità, è dato "vedere" gli stessi princìpi visti da altri che, come lui, hanno accesso alla stessa vista interna, ma ognuno di questi illuminati vede le verità di principio secondo il grado del proprio avanzamento spirituale e personale, secondo gli aspetti che ognuno di essi vuole evidenziare. Nessuna delle visuali adottate potrà contraddire quelle degli altri illuminati, perché tutte queste visuali procedono dalla stessa centralità che è loro inizio e loro sintesi.

mercoledì 8 aprile 2015

Una specie di magia negativa...

Appare strano che, nonostante tutti sappiano che senza la conoscenza dei princìpi del calcolo matematico sia impossibile procedere oltre nel risolvere problemi matematici, ugualmente tutti si ostinino a formulare ipotesi strampalate sull'esistenza... senza conoscere i princìpi normativi della ciclicità esistenziale. Quando accenno all'esistenza di questi princìpi universali... non ce n'è uno che sia tentato dal chiedermi di cosa si tratti. 
È una specie di magia negativa, quella che tiene lontane le persone dal porsi questioni tanto essenziali alla comprensione della vita, e delle sue ragioni d'essere...

martedì 7 aprile 2015

L'aura


L'aura la vediamo tutti, quando siamo di fronte a qualsiasi pulsazione vitale, e la conseguente intuizione che ne deriva è chiamata, impropriamente quanto ingenuamente "sensazione a pelle", come fosse un'emozione di natura istintiva. L'istinto è anch'esso frutto dell'intuizione, ma rappresenta il suo aspetto inferiore volto alla sopravvivenza della specie, mentre l'intuito di ordine intellettuale - che non è la celebrata "ragione" perché la precede - è la capacità di cogliere, nell'immediatezza della propria portata intellettiva, prima che essa sia mediata dalla mente che le darà forme diverse e sovente degradate, capacità intellettiva chiamata "intuizione spirituale", di cogliere, stavo dicendo, aspetti del vegetale, dell'animale o della persona che ci sta davanti, cogliere in un modo diretto qualità che appartengono ai prolungamenti energetici sottili, non percepibili dai sensi ma visibili all'intelletto, quando esso è sufficientemente sviluppato da essere intuitivamente ricettivo. L'aura la vedono tutti, ma ognuno secondo le qualità intrinseche alla propria intelligenza. Gli unici esseri incapaci di cogliere il senso profondo di ciò che è chiamata aura sono gli individui che credono essa sia un alone colorato, analogo a quello mostrato dalla foto Kirlian, che mostra i campi elettromagnetici che attorniano ogni realtà vivente. Paradossalmente chi asserisce di vedere con gli occhi l'aura è proprio colui che, illudendosi sulla sua natura, non può vederla.

Cause e loro effetti

I princìpi che sono norma universale che regola il dispiegamento dell'esistenza, nelle sue implicite possibilità di essere sono molteplici, e ordinati gerarchicamente tra loro in dipendenza della prossimità di ognuno al centro unico dal quale prendono avvio nel loro essere al grado minimo di relatività. Ovviamente i princìpi applicabili all'intero universo non sono assoluti, perché assoluto indica unicità nell'essere unico, e mai correlazione. La qualità e la quantità sono, ad esempio, i primi due principi applicabili a tutto l'universo, che ha nel centro la sua correlativa circonferenza, nel sopra l'inversione del sotto, così come ogni interno ha il proprio esterno. Da questi princìpi discendono, consequenzialmente in una successione di cause e loro effetti tutte le implicazioni, che sono complicazioni, della semplicità primordiale che dall'unità diviene unicità nella molteplicità. Un conseguenza dei princìpi è, per semplificare il complesso discorso, che nessun contenuto potrà comprendere il proprio contenitore. Questo significa che essendo la logica uno degli effetti della Verità essenziale, quindi un suo contenuto, essa non potrà comprendere nella sua interezza la Verità essenziale. Questa è metafisica tradizionale che si occupa, attraverso la vista interiore e immediata (non mentale dunque), di considerare l'esistenza attraverso la consapevolezza spirituale dei princìpi, al fine di comprenderne il senso primo e ultimo. Chi pensasse che questo senso non esista in sé, ma fosse dato dall'interpretazione individuale di ordine emotivo, oppure razionale, commetterebbe un grave errore, perché priverebbe l'esistenza del valore che in quel modo sarebbe assegnato soltanto all'individuo singolo, il quale non è causa dell'esistenza, ma solo uno dei suoi indefiniti effetti, e mai un effetto può essere legiferante nei confronti della propria causa. 


Il puntino sulla circonferenza, che simbolicamente rappresenta l'esistenza, è solo un'esemplificazione analogica, è ovvio che tu non sia un puntino, come è altrettanto evidente che ogni essere è al centro dell'universo dal proprio punto di vista. La tua centralità, in effetti, è identica a tutte le altre centralità delle quali ognuno è l'espressione differenziata della Centralità unica e universale della quale l'universo è, macrocosmicamente, la realizzazione, come tu sei l'espressione individuale e microcosmica della stessa e unica centralità spirituale. Ogni centralità individuale, allo stesso modo di quella universale, si esprime in una unicità perché nulla nella realtà si ripete in modo identico a qualcos'altro, perché l'Assoluto chiamato Dio, essendo infinito, rifiuta la replicazione identica, e il solo fatto che ogni realtà occupi spazi differenti rende queste realtà differenti tra loro. Noi siamo al centro di tutto, perché è il nostro centro a esserlo. Tu ti senti un "io" come si sente chiunque altro, e questo è dato dal fatto che l'io è la superficie della centralità interiore, se così non fosse sarebbe contraddittorio che tutti si sentano lo stesso io. Il Centro è amore, la circonferenza invece è la sua esteriorità capovolta, dunque aperta anche all'odio. Compito e destino di tutti gli esseri è quello di identificarsi alla propria centralità abbandonando l'ego. Lo so che non è facile capirlo, ma l'affermazione che ha motivato questi commenti dice l'esatto contrario, ovvero che l'egoismo ha il diritto dovere di inventarsi obiettivi propri al posto di riconoscere la infinita vastità creativa dell'amore universale del quale siamo il frutto, e al quale dobbiamo rendere onore e dignità. 

Cosa misura l'intelligenza?


La frase di Einstein dice esattamente che la misura dell'intelligenza sia data dalla capacità di cambiare quando fosse necessario. La misura significa quantificazione e insieme qualificazione determinativa, e il fatto di riuscire a riconoscere quando un cambiamento si sia reso necessario non misura affatto l'intelligenza di qualcuno, nemmeno quando il cambiamento porterà a un relativo miglioramento. Qualcuno di voi pensa forse che se un nazista decidesse di cambiare migliorando di poco col suo limitarsi a essere soltanto fascista... la sua intelligenza per questo sarebbe misurabile in uno dei qualsiasi modi nei quali essa potrebbe essere misurata? L'intelligenza sarebbe misurata in relazione a che cosa? Quando si misura occorre avere un riferimento che sia preciso: se misuro una stanza uso il metro, ma se volessi misurare la mia intelligenza con cosa potrei farlo? Esiste forse uno strumento che la misuri? Secondo alcuni di voi quello strumento sarebbe nella semplice decisione, o accettazione di un cambiamento? A complicare le cose c'è il fatto che l'intelligenza non ha solo un suo preciso aspetto, ma ne ha molti e diversi tra loro. Cosa sarebbe per voi l'intelligenza, se non la capacità di riconoscere le cause profonde degli aspetti delle realtà considerate? Decidere di cambiare semmai riguarderà uno solo di questi aspetti, quello dell'onestà intellettuale che riconosciuta l'esigenza le si uniforma. È, forse, l'onestà intellettuale definibile come tutta l'intelligenza? No di certo, perché si può essere intellettualmente onesti anche se la propria intelligenza fosse scarsa, e per inversione analogica è possibile essere molto intelligenti, ma disonesti. Se confrontiamo tra loro questi due individui si vedrà che quello onesto è superiore al disonesto nella qualità delle proprie pregiate intenzioni, ma resterà a quello inferiore nel grado di intelligenza di cui può disporre. È dura discutere con me, lo riconosco, anche se la mia è un'intelligenza normale, ma per vedere chiaro la verità delle cose la propria intelligenza personale non basta, occorre sapere scansare il proprio orgoglio per non correre il rischio di parlare per interesse personale. Questa ultima qualità sì che misura l'intelligenza, e di conseguenza pure la profondità alla quale essa riesce ad addentrarsi. A me Einstein piace e mi è molto simpatico, sicuramente aveva una notevole intelligenza rivolta al calcolo numerico e ai problemi di soluzione scientifica, ma la sua capacità di penetrare la sfera causale dei princìpi che sono norma della realtà manifestata era decisamente approssimativa.