domenica 13 aprile 2014

Specularità di vita e morte


Vita e morte sono speculari tra loro, e questo significa che la gerarchia attraverso la quale l'embrione di un essere entra nella vita sarà necessariamente percorsa invertendone i poli quando questo essere morirà. Il corpo fisico è l'ultimo a essere generato e ad acquisire una forma, dunque sarà il primo a doversene andare. Gli elementi psichici strettamente dipendenti, perché legati al corpo come lo sono i sensi seguiranno il corpo, mentre gli attributi psichici che restano moriranno in successione inversa a quella nella quale sono entrati nella dimensione dell'essere. L'essenza immortale, della Quale siamo stati espressione unica nella molteplicità della manifestazione dell'esistenza, svoltasi sullo specifico piano umano nel quale abbiamo vissuto, questa essenza rientrerà nello stato di Non manifestazione in attesa che maturino le condizioni che le sono proprie per rinascere in uno stato che non sarà più quello umano già sperimentato, perché nulla si ripete nell'economia universale la quale, essendo infinita, ha infinite risorse. 

Sovrapposizione di bene e di male alla centralità generatrice


Il male non deve essere accettato per essere compreso nelle sue intenzioni. Bene e male sono aspetti in correlazione tra loro dell'unità, e mai possono essere ridotti l'uno all'altro, nel senso che la visione monistica che riduce il male al bene è errata, trattandosi di un'opposizione che si trasforma in complementarità, come è per tutte le opposizioni, prima di risolversi nell'unità dalla quale l'opposizione è stata generata, Unità superiore sia al bene che al male, e questo reintegro non è attuato dalla riduzione di uno dei due poli nell'altro, ma dal superamento sia dell'opposizione che della complementarità, e questo superamento lo si ha nella centralità generatrice che è priva di opposizioni. Per fare un esempio che sia meno difficile da comprendere, userò l'immagine geometrica di un centro e della circonferenza che gli sta attorno: il centro è un punto unico, privo di estensione e di forma perché non sottomesso all'estensione, in quanto causa dell'estensione stessa, mentre la circonferenza è costituita dal capovolgimento dell'unico centro il quale, per moltiplicazione si riflette nelle sue speculari possibilità, dividendosi nella rifrazione dei molteplici punti unici di cui è composta la circonferenza. Punti geometricamente diversi tra loro a causa del loro differente orientamento all'interno dell'estensione che è stata generata. L'orientamento spaziale determina la qualità di ognuno dei punti sulla circonferenza, e la diversità della sua visuale nei confronti del punto centrale dal quale tutti i punti hanno avuto origine. Il centro è al di là del bene e del male, mentre sulla circonferenza bene e male convivono in relazione tra loro, definendosi vicendevolmente in relazioni mutevoli e, su un determinato piano di osservazione, questa relazione è inconciliabile, nel senso che un punto è bene e quello che gli si oppone è male e l'uno esclude necessariamente l'altro. Su un livello di considerazione più elevato l'opposizione diviene apparente e i due punti, che sono i due poli dell'opposizione appena considerata, cercano il loro equilibrio attraverso l'avvicinamento al punto centrale che è il fulcro del loro bilanciamento. La loro lotta persiste, ma diminuisce d'intensità con l'avvicinarsi di entrambi alla centralità d'origine. Le differenze che rendevano inconciliabile la loro opposizione diminuiscono, perché rappresentate dalla distanza tra i raggi che diminuisce col loro avvicinarsi alla centralità comune. Differenze che cesseranno di essere soltanto quando i due punti in lotta tra loro saranno sovrapposti al centro comune. Per entrambi i punti, in questa sovrapposizione, il bene e il male saranno estinti nell'unità del loro principio, e saranno stati i mezzi che hanno consentito loro di muoversi verso quel principio, al fine di identificarvisi nell'averlo riconosciuto al di sopra dell'illusione data dalla realtà relativa, che si trova a un grado minore di realtà, nel confronti della centralità generatrice. Sono consapevole che chi non "vede" i princìpi non può comprenderne le implicazioni in tutte le loro sfaccettature e i prolungamenti possibili, ma la rigorosità della logica derivata dall'applicazione ai princìpi universali non può sfuggire alle intelligenze sviluppate, e io è a queste poche intelligenze che mi rivolgo quando scrivo.

Persone interessate solo al potere personale


Le persone che sono interessate alle questioni di carattere spirituale, nella quasi totalità dei casi si rifiutano di riconoscere la rigorosità logica che solo la spiritualità è in grado di mantenere. I motivi sono riassumibili nel fatto che queste persone, dietro alle vuote parole e alle finte intenzioni, nutrono un esclusivo interesse per il potere che la spiritualità porta con sé, ma che però si rifiuta di utilizzare, in conformità alle esigenze di comportamento mostrate dai princìpi universali conosciuti. La ricerca della verità è spessissimo rivolta alle verità che si vorrebbe fossero vere, a quella sorta di affascinante magia che si veste d'incomprensibile o di un accattivante esotismo. A queste persone poco importa di capire, perché il loro interesse è solo quello di farsi comprendere nelle questioni che nemmeno loro sono in grado di spiegare; questo perché è un bel gioco, dove a mostrare i muscoli della propria intellettualità è l'ego che si vorrebbe abbattere. Queste persone non spiegano mai, con precisione, le ragioni del loro discorrere, non usano la logica che si avvale di princìpi, ma affidano alle frasi fatte o alle citazioni a effetto discorsoni che mai si avvalgono di princìpi, né mostrano interesse a conoscere nei dettagli la natura e le caratteristiche di questi princìpi universali. In genere sono persone che credono di aver già capito quanto è conoscibile, e ritengono che quello che non sono in grado di spiegare nessun altro sarebbe in grado di illustrarlo. Quando incontrano qualcuno che riesce a farlo, pensano che questi sia come sono loro, e coltivi analoghe intenzioni, così si rifiutano di considerare ciò che questi dice. L'enorme differenza che separa chi conosce da chi nulla sa... è questa indisponibilità a farsi trovare dalla Verità.

Il perché dell'esistenza


L'Assoluto è perfezione assoluta, dunque totalità che nulla esclude. Per l'Assoluto atto (essenza) e potenza (sostanza) costituiscono una Realtà indivisa, perché l'Assoluto non è composto da delle parti in relazione tra loro, e questo significa che ogni realtà suscettibile di poter essere espressa diviene attuale solo perché è possibile. La Perfezione assoluta dà origine alla propria riflessione, perché è nella sua possibilità il farlo, così come il riprendere in sé, in principio, la realtà che è stata manifestata. È definito, questo agire associato all'essere, insieme al non agire del Non essere, il respiro dell'Assoluto che manifesta la possibilità universale espirando, e l'attira a sé inspirando, secondo una ciclicità analoga a quella che diviene legge universale della stessa manifestazione della realtà relativa. L'universo esiste, e noi con lui, perché l'esistenza è possibile, ed è possibile perché la Perfezione assoluta, quando riflette le proprie infinite possibilità, le capovolge nell'imperfezione, che dovrà essere guarita attraverso il vivere.

L'equilibrio migliore


L'esistenza è soggetta all'incessante movimento imposto dal principio del movimento, che è universale e, dunque, fissa causa del muoversi del tutto cosmico. In questo vorticare i punti di vista cambiano necessariamente e, con essi, la qualità e la quantità della nostra consapevolezza. Non è necessario viaggiare per sapere cosa la vita è, lo si può scoprire anche stando sempre sdraiati sul divano di casa. Quello che conta è il prestare attenzione alla realtà, nella quale siamo immersi perché siamo una sua parte. Le questioni sollevate dall'essere attenti solo alla superficie di questa realtà, inducono a credere che l'esistenza sia il contrario di ciò che è in realtà, ma anche questo credere sarà oggetto del movimento, e del cambiamento che il muoversi alla ricerca di diversi e nuovi equilibri comporta. La vita non lascia in pace nemmeno i morti, perché la perfezione chiama tutti, intonando la stessa melodia, composta da stridule urla e miagolii di piacere. Solo al centro del vortice esistenziale si trova la calma, e l'unico conoscere che non cambierà più è in quel centro, dove si ha la consapevolezza assoluta della natura dei princìpi, che sono leggi emanate dall'Assoluto, dalle quali tutto inizia ciclicamente a ruotare al fine di ricomporsi nell'equilibrio migliore tra tutti: quello del Principio.

Sul "risvegliarsi da sé"


Non c'è alcuna possibilità di risvegliarsi da sé, e non è difficile capirne le ragioni: è l'alto che concede al basso nuove possibilità, e non il contrario. È il centro che determina la circonferenza, e non il contrario. È l'uno che moltiplicandosi dà luogo ai molti, è l'istante che replicandosi indefinitamente in modi diversi determina la durata, e non il contrario. È la causa che produce gli effetti e non il contrario. È dal più che si genera il meno e non il contrario. Sovvertendo la gerarchia che ordina la realtà avrà, come conseguenza, solo il disordine dato dal credere che un contenuto possa contenere il proprio contenitore.

Velo di Maya


L'esistenza, e con essa la vita, è il risultato di una riflessione dell'Unità principiale nell'unicità, la quale si moltiplica nella molteplicità, quindi in un capovolgimento di realtà che da assoluta diviene relativa. In questo suo essere relativa la verità è mostrata e negata allo stesso tempo, e conoscente e conosciuto costituiscono realtà separate. È in questa separazione che il "Velo" prende forma e significato, perché l'unica conoscenza perfetta annulla la distanza ed è di tipo identificativo, quando considerata dal punto di vista del conoscente, e assimilativo se vista dal punto di osservazione del conosciuto. Velo che è scostato dall'iniziazione spirituale, la quale conferisce la capacità di conoscere in modo assoluto, dunque immediato e diretto, perché al di sopra del tempo, i princìpi universali che sono norma e modulo della manifestazione esistenziale. Questo conoscere è l'unico vero conoscere perché annulla la distanza che separa il conoscente dal conosciuto. Spero di essere stato chiaro e comprensibile sulla reale natura del velo che, in definitiva, protegge dai pericoli che la vista del Vero implica per individualità che non siano qualificate a sopportare le implicazioni inerenti a quella vista.

Intelligenza universale e individuale

L'uomo chiama evoluzione l'adattamento e crede sia unidirezionale nonostante l'evidenza gli suggerisca che all'evoluzione, concepita come attuazione delle potenzialità dell'essere, si oppone l'involuzione nella ciclica danza in cui l'essere umano, quando inciampa, pensa di essere super intelligente. Ridicola è pure la facilità con cui in molti sono disposti a fare affidamento sulle ultime concezioni della scienza, notoriamente ipotetiche, e sono innumerevoli quelli che si riempiono la bocca con la fisica dei quanti, che non modifica in nulla le passate teorie, tranne nell'ipotizzare le probabilità nelle quali le particelle sub atomiche si possano trovare a essere in una posizione specifica, oppure in un'altra. Singolarmente il credere comune si solidifica sulle vecchie concezioni... proprio mentre la scienza procede il suo cammino elaborandone di nuove, che non daranno risposte convincenti perché il dominio scientifico non può dare spiegazioni che esorbitino la sfera di indagine propria alla ricerca scientifica. La scienza sperimentale non ha necessità della metafisica tanto quanto la metafisica non ha alcun bisogno delle sperimentazioni scientifiche, e questo perché sono campi d'indagine separati e senza alcun punto in comune.
L'intelligenza individuale è la conseguenza dell'Intelligenza a carattere universale, e quando un individuo mette in dubbio l'esistenza della seconda nega, senza saperlo, anche la propria che ritiene essere quella dominante.

Mille miliardi di cellule di cui è composto il nostro organismo ce lo dicono, obbedendo all'intelligenza organica che ci lascia vivere coi nostri tentativi di intossicarne le meravigliose capacità, e l'intelligenza organica è ancora poca cosa, quando confrontata a quella universale che gestisce l'indefinito universo elargendoci il proprio amore.

Intelligenza e percezione sensoriale

La realtà è vera, nel suo proprio ambito, e la gradazione di queste verità è data dalla loro prossimità al principio dal quale sono state generate e di cui sono una conseguenza. Una falsità è vera in quanto è una "vera" falsità. Le intelligenze non sono costituite dalle percezioni sensoriali; i sensi sono dei mezzi di comunicazione e di contatto con la realtà, ma non sono certo gli unici strumenti a nostra disposizione. Il velo non è frutto delle imprecisioni sensoriali, ma del modo in cui sono interpretate queste percezioni. È l'intelligenza del cuore che è protetta dal velo. Il cuore inteso come simbolo di una centralità che racchiude intelligenza, sentimento e volontà. In una persona non vedente e sordomuta l'intelligenza procede attraverso immagini, non potendo disporre della consequenzialità discorsiva associata al pensiero così come chi usa il linguaggio conosce. Spesso i sordomuti sono considerati incapaci di formulare pensieri, in conseguenza del loro non saper intendere il linguaggio parlato. Io sono stato per molti anni assistente di persone con serie limitazioni sensoriali, e quando i miei bimbi imparavano a parlare, tra le prime cose che mi dicevano c'era la loro incomprensione per quanto fossero stupidi gli adulti che pensavano questo di loro.

L'unico modo nel quale il velo dell'illusione data dal capovolgimento che ha prodotto la realtà relativa è il risveglio spirituale dato dall'iniziazione. È altresì ovvio che chi non è stato risvegliato neghi l'intelligenza universale, come pure l'Intuizione immediata e diretta col centro di sé, e consideri la rigorosa e stringente logica di principio, da me utilizzata per esporre metafisica in questo sito, una assurda fantasia. La cosa non mi offende, perché conosco le ragioni di questo ignorare, e non offende nemmeno la Verità, perché è proprio la Verità a volere proteggere chi non è ancora in grado di aprirsi alla possibilità di farsi trovare, con la mente sgombra, da pregiudizi di ordine culturale ed emotivo.

Presupposti errati


Quando si procede da presupposti errati si finisce inevitabilmente nel vicolo cieco della contraddizione. Dal nulla nulla si crea, lo sanno anche i sassi. La questione non è da impostare sul concetto di creazione di qualcosa da un nulla, perché il nulla non può contenere alcunché senza contraddirsi. L'Assoluto non è il nulla e tutto può tranne che contraddirsi. Occasionalmente è associato al nulla, ma solo perché, essendo assoluto, non può essere determinato da definizioni che ne limiterebbero l'assolutezza. Dell'Assoluto si può dire solo quello che l'Assoluto non è. Assoluto=privo di parti in relazione tra loro, indiviso e totale, unico di conseguenza perché due o più assoluti si limiterebbero a vicenda. Infinito=privo di limiti. Eterno=non sottomesso alla durata temporale. Se non si capiscono questi semplici concetti non ci si può lamentare di essere preda del dubbio. La Realtà assoluta non è determinabile, ed è per questo che gli induisti la chiamano Brahmâ, che significa "Quello". La manifestazione della realtà relativa è la riflessione, capovolta, delle potenzialità infinite dell'Assoluto che diventano indefinite nel loro manifestarsi.

Divenire liberi


Ognuno vive secondo la propria natura, scegliendo ciò che ritiene essere conveniente per sé e per le persone che ama, e questo scegliere esclude altre persone. L'Assoluto, invece, nessuno esclude dalle proprie attenzioni, perché è al centro di ognuno così come ognuno è nell'Assoluto mistero che tutto comprende e ama. L'avere fiducia nella presenza assoluta e misteriosa che ama tutti può essere chiamata fede, quando ha sfumature non valutabili dalla propria intelligenza, oppure consapevolezza spirituale se l'intelligenza conosce perfettamente le leggi emanate dal Mistero assoluto, ma in entrambi i casi, sia all'uomo che non vede che a quello che vede i princìpi universali, l'amare la Realtà che non si conosce, o Quella che si conosce poco, attraverso le intenzioni che Essa ha, è l'unica via per portare a maturazione le proprie possibilità di divenire liberi.

domenica 6 aprile 2014

Sull'iniziazione che sfocia nel risveglio spirituale

Sono in molti a credere che il risveglio spirituale sia una dimensione analoga a quella che si sperimenta quando al supermercato l'occhio cade sullo scaffale dove stanno nascosti i prodotti scontati. Alcuni si chiedono, addirittura, se siano da considerarsi dei risvegliati solo perché si sono posti il problema. Nessuno tra costoro si chiede come mai monaci, da una vita ritirati in preghiera e meditazione, gemano di dolore nell'unica consapevolezza guadagnata, quella che dice loro di non essere tra i risvegliati. Il satori, la prima illuminazione, non è una rigenerazione che può lasciare dei dubbi, è una valanga che travolge all'improvviso, in nessun caso simile all'emozione data da una scoperta improvvisa e importantissima. Non è uno scoprire di essere più intelligenti di prima, perché non è la propria intelligenza, di natura individuale a essere cambiata, non è nemmeno il risultato di una vocazione, o di un livello culturale derivato dallo studio. Non si è iniziati perché si è buoni, né per le azioni che sono state, oppure no, compiute. È L'Assoluto che, attraverso la mediazione di un maestro a propria volta iniziato in una catena sovra temporale ininterrotta, trasmette l'influenza spirituale che, divenuta attiva in un tempo diverso per ognuno, apre all'iniziato la possibilità di comunicare col centro assoluto di sé, che è interiore, e causa dell'ego individuale esteriore. L'intelligenza individuale non aumenta, ma si trasforma in universale. L'essere conosce nell'immediatezza sovra temporale, e sa senza dover riflettere, perché la riflessione colma la distanza che separa il conoscente dal conosciuto, ma la colma artificiosamente attraverso l'ipotizzare, mentre la vista interna vede senza mediazione della mente, in modo diretto attraverso l'Intuizione intellettuale superiore, i princìpi universali dai quali tutto procede. Li vede e conosce perfettamente, perché l'intelligenza universale è l'intelligenza del sé interiore. All'intelligenza individuale resta solo il doverne prendere atto, e il suo tacere o dire nulla cambierà del nuovo piano di consapevolezza per sempre acquisita. L'essere stati iniziati determina anche una rigenerazione psichica, perché qualsiasi modificazione spirituale è seguita da tutto ciò che da essa è conseguentemente determinata, e all'inizio c'è anche quella che ho chiamato "valanga" e che si esprime sul piano emotivo. Chi è stato iniziato non sa di esserlo, fino a quando sarà sepolto da questa nuova e diversa consapevolezza. È una morte ancora più vera della morte fisica, perché quest'ultima non apre alla consapevolezza spirituale, e può essere sopportata solo da chi ha le qualificazioni interiori per poterlo fare. Solo l'Assoluto le conosce, e nessun maestro, per quanto sia di grado elevato, potrà sapere in anticipo se la trasmissione passata a un essere avrà, come conseguenza, l'iniziazione, o se sarà stato inutile il suo operare il rito iniziatico. Rito che quando operato da un'organizzazione iniziatica è visibile, anche se non compreso da chi è al centro della ritualità, ma nel caso di un'iniziazione al di fuori di un'organizzazione iniziatica, svolto da un singolo maestro, l'essere non sospetterà neppure di essere stato oggetto di un rito, e fino a quando non sarà travolto dagli effetti dell'iniziazione, se questi ci saranno, non avrà alcuna possibilità di accorgersi di nulla, perché la sua coscienza ancora non dispone degli strumenti di comprensione che si svilupperanno in seguito, a volte in brevissimo tempo, altre volte in uno lungo.
L'Assoluto è Libertà assoluta e non può contraddirsi, dunque non priva un essere della propria libertà, attraverso l'iniziazione. L'essere che ha ricevuto l'iniziazione, e che da virtuale è divenuta effettiva, acquisirà capacità che non potrà più perdere, ma le può rifiutare se vuole, anche se non potrà dimenticarle. Le conseguenze dell'essere stati iniziati non sono ristrette a un pensare che esprime teorie, ma coinvolge tutto l'essere, in tutte le sue manifestazioni e nei prolungamenti di sé. Un iniziato non vede solamente la verità dei princìpi, ma è in grado di cogliere ciò che nessuna persona comune è in grado di conoscere di ciò che accade dentro e fuori di sé. Si leggono le intenzioni delle altre persone in un lampo, insieme alla qualità del loro agire, oltre che del proprio, e non si è riconosciuti per ciò che si è, né si può comunicare l'essenza centrale che consente la vista interiore. Di più… il mondo si accorge quando qualcuno ha messo un piede tra gli stipiti della porta che il mondo tiene accuratamente chiusa, per evitare che qualcuno gli possa sfuggire, e mette in atto strategie difficili da sopportare per fare in modo che questo essere ritiri il piede, per ritornare nei ranghi dell'illusione. Un iniziato non vive mai tranquillo, perché il suo essere calmo deve essere una conquista in mezzo al proprio dolore, non è mai depresso, non piange e non sghignazza altero. Può dire di ciò che è possibile dire all'interno di ciò che è il relativo comunicare, o può tacere, nulla cambierà la natura del suo essere iniziato se parla o tace. Il suo tentativo di illustrare cosa sia l'iniziazione potrà essere compreso soltanto da chi è stato iniziato a propria volta, ma è comunque utile perché i gradi nei quali l'iniziazione è attuata dipendono dall'agire di chi è iniziato, e non dal suo esprimersi a parole; questo significa che chi è più avanti nella consapevolezza, sia interiore che esteriore, può aiutare coloro che muovono i primi loro passi nella sfera della Certezza assoluta.

Per questo si parla, per le stesse ragioni si tace.

venerdì 4 aprile 2014

Il "Velo di Maya"


L'esistenza, e con essa la vita, è il risultato di una riflessione dell'Unità principiale nell'unicità, la quale si moltiplica nella molteplicità, quindi in un capovolgimento di realtà che da assoluta diviene relativa. In questo suo essere relativa la verità è mostrata e negata allo stesso tempo, e conoscente e conosciuto costituiscono realtà separate. È in questa separazione che il "Velo" prende forma e significato, perché l'unica conoscenza perfetta annulla la distanza ed è di tipo identificativo, quando considerata dal punto di vista del conoscente, e assimilativo se vista dal punto di osservazione del conosciuto. Velo che è scostato dall'iniziazione spirituale, la quale conferisce la capacità di conoscere in modo assoluto, dunque immediato e diretto, perché al di sopra del tempo, i princìpi universali che sono norma e modulo della manifestazione esistenziale. Questo conoscere è l'unico vero conoscere perché annulla la distanza che separa il conoscente dal conosciuto. Spero di essere stato chiaro e comprensibile sulla reale natura del velo che, in definitiva, protegge dai pericoli che la vista del Vero implica per individualità che non siano qualificate a sopportare le implicazioni inerenti a quella vista.

mercoledì 2 aprile 2014

"La verità sta nel mezzo" è un detto mal compreso

Ci sono "luoghi comuni" i quali, alla loro origine, comuni non erano, ma lo sono diventati una volta che sono stati considerati dai limiti intellettivi impliciti nell'incapacità di comprendere il senso profondo della verità.

Il detto degli antichi cinesi, che è riassunto dal nome: "Invariabile mezzo", in seguito poco compreso dai latini i quali, in ogni caso, tradussero bene con il concetto che asserisce: “La Virtù sta nel mezzo” traslato anche, e opportunamente, in "La Verità sta nel mezzo", dal momento che la virtù indica il rispetto della verità, si appoggia a una simbologia spaziale per comunicare che la Verità sta nel mezzo dell'ipotetico cerchio della realtà.  Questo significa che, preso un piano della spirale dell'esistenza, e intendendolo come se fosse un cerchio, trascurando per comodità la distanza infinitesimale che separa le spire nella vista tridimensionale, la Verità si trova sulla verticale che unisce questo cerchio a quello più elevato e successivo. Questa Verticale si trova nel mezzo perché è il punto di equilibrio del cerchio, essendo equidistante da tutti i punti che si trovano sulla sua circonferenza. Gli antichi saggi non intendevano affatto dire che non esiste il nero e non esiste il bianco, ma che tutto è grigio. Asserivano, invece, che ogni piano orizzontale della spirale dell'esistenza è collegato a tutti gli altri dall'asse verticale, che costituisce il riflesso dell'immobile riferimento attorno al quale si esprime la vita. Viene anche chiamato "Volontà del Cielo", o anche "Via di Mezzo". L'essere che esaurisce, avendole portate a compimento, tutte le possibilità inerenti al piano orizzontale sul quale si trova a vivere, inevitabilmente si situa al centro di questo piano, centro che è l'unica via d'accesso al piano più elevato e successivo. Quando qualcuno non ama la fatica data dal pensare, spesso taglia  corto dicendo che la verità sta nel mezzo e non valuta che, per esempio, la Verità unica non può essere la mediazione di due menzogne, e nemmeno può ridurre una verità, che ha un minore grado di relatività, avvicinandola alla menzogna che le si contrappone. La Verità è nel mezzo della realtà, perché costituisce la ragione d'essere centrale della realtà. In altre parole il suo Principio, e tutti i punti che si trovano sulla sua irradiata circonferenza, a loro volta sono "veri" quando siano visti nella loro relazione col Centro che li determina e che costituisce, nello stesso istante sovra temporale, sia la loro origine che la loro finalità d’essere, entrambi aspetti di quell'Unità immobile, simbolo informale dell’Assoluto, che è l'asse attorno al quale ruota il vortice dell'esistenza. La menzogna, invece, nega il Centro e non gli si relaziona, e la difficoltà a essere riconosciuta e scoperta è in dipendenza del suo grado di sofisticazione che l'allontana dallo stesso Centro che è stato negato. Centro il quale, a propria volta, conferisce alla menzogna il suo proprio grado di verità, e quindi anche di realtà. Nel senso che vuole la menzogna essere una “vera” falsità. In definitiva la menzogna è il rifugio della contraddizione ai principi universali che legiferano la realtà relativa, e che sono l’emanazione irradiata dalla centralità del Mistero che è l’Assoluto.
È importante notare che l’entrata nella spira, che delimita un piano qualsiasi della spirale dell’esistenza, appartiene anche all’uscita della spira che la precede, mentre la porzione della spira che si trova all’uscita dal piano è in comune con la spira che segue. L’inizio della spira è la nascita, la fine della spira è la morte. Entrambe queste porzioni di spira non stanno completamente sul piano che da loro è delimitato. Questo significa che la morte in uno stato è la nascita su un altro stato contiguo e diverso. Essendo questa nascita una porzione di spira che non appartiene del tutto alla spira che l’accoglierà, ne deriva che la nascita sfugge alla volontà dell’essere che nasce, il quale non ha la facoltà di decidere se, quando e dove nascere, mentre la morte, pur essendo, in questo continuo movimento, inevitabile all’interno del movimento, potrà, per inversione analogica… rientrare nella facoltà individuale della decisione personale della sua messa in atto. L’inversione analogica è la possibilità data dal fatto che il riflesso di ogni cosa è capovolto, come lo è un’immagine che si guarda allo specchio. Così il sotto è come il sopra capovolto, il relativo come l’inversione del suo Principio ma, poiché è contenuto in questo suo Principio… non è in opposizione a esso, ma solo il suo mezzo d’espressione, mentre l’Assoluto è rappresentato, nel relativo, dal Centro che, non sottomesso all'estensione, è la via di mezzo immobile dell’equilibrio.

venerdì 28 marzo 2014

Dieci risposte a dieci domande

Normalmente le grandi domande sull’esistenza nascono in presenza del dolore, della malattia, della morte e difficilmente in presenza della felicità che tutti rincorriamo, che cos’è per lei la felicità?

Uno stato emotivo che trova la sua completa realizzazione quando accompagna la consapevolezza di essere identici alla generosità priva di secondi fini.

Cos’è per lei l’amore?

La prima ragione d'essere dell'esistenza

Come spiega l’esistenza della sofferenza in ogni sua forma?

La sofferenza, allo stesso modo della gioia, è una necessità legata alla libertà di scelta, data agli esseri dalla Libertà assoluta che non può contraddire se stessa.

Cos’è per lei la morte?

L'agente necessario al capovolgimento dei poli che un'apparente opposizione deve avere per iniziare un nuovo ciclo di esistenza alla ricerca della perfezione che non è stata ancora realizzata.

Sappiamo che siamo nati, sappiamo che moriremo e che in questo spazio temporale viviamo costruendoci un percorso, per alcuni consapevolmente per altri no, quali sono i suoi obiettivi nella vita e cosa fa per concretizzarli?

L'obiettivo è la Perfezione assoluta, e i mezzi per essere realizzata sono dati dall'esistenza.

Abbiamo tutti un progetto esistenziale da compiere?

Ognuno ha il proprio che è commisurato a ciò che ogni individuo è nello stato dell'essere in cui si trova.

Siamo animali sociali, la vita di ciascuno di noi non avrebbe scopo senza la presenza degli altri, ma ciò nonostante viviamo in un’epoca dove l’individualismo viene sempre più esaltato e questo sembra determinare una involuzione culturale, cosa ne pensa?

L'uno, prima di moltiplicarsi nei molti è un uno, e la moltiplicazione che determina la molteplicità sociale, aspetto quantitativo degli esseri, è un processo quantitativo che non tocca la qualità data dall'essere un uno diverso da tutti gli altri. L'individualismo è negazione delle proprie qualità quando è esaltazione di sé, ma diventa strumento di crescita interiore quando sacrifica i propri interessi esteriori al fine di aiutare gli altri. Prima di aiutare occorre essere e coltivare quelle qualità che servono per aiutare gli altri.

Il bene, il male, come possiamo riconoscerli?

Il bene e il male spesso si trasformano l'uno nell'altro, ma in generale si può dire che è bene ciò che non nuoce a nessuno e male quando nuoce a qualcuno.

L’uomo, dalla sua nascita ad oggi è sempre stato angosciato e terrorizzato dall’ignoto, in suo aiuto sono arrivate prima le religioni e poi, con la filosofia, la ragione, cosa ha aiutato lei?

Mi ha aiutato il Mistero assoluto, dandomi la possibilità di vivere in aderenza ai princìpi universali che ha mostrato e mostra alla mia coscienza la quale, in seguito a quel trascendente intervento, è diventata consapevolezza spirituale.

Quale è per lei il senso della vita?


Il senso principale è dato dall'identificazione alla stessa fonte che ha generato l'esistenza.