lunedì 2 maggio 2016

Il muro

Ogni cosa nella vita aumenta le possibilità di migliorare la comprensione delle ragioni che la realtà ha di essere, e anche quando non si è inclini a chiedersi il perché dell'esistenza... l'esserci impila mattoni di conoscenza su mattoni, e senza neppure accorgersi ci si ritrova sepolti sotto il crollo dei propri pregiudizi, o in cima a un muro dal quale si vede un orizzonte più vasto.

La trappola esistenziale

In Oriente conoscono così bene i difetti dell'essere umano che con quella conoscenza i negozianti all'aperto catturano le scimmie che li derubano, e lo fanno mettendo in vista un pesante vaso di vetro, dal collo stretto, che riempiono di biscotti. La scimmia vi infila dentro la mano che stringe una manciata di biscotti, e non volendo lasciarli andare resta imprigionata perché la mano piena non esce più dal collo stretto. 

Non so cosa i negozianti facciano poi alle scimmie in quel modo catturate, ma sono certo che la vita disponga di molta fantasia nel punire gli esseri umani che le rubano i biscotti... 

domenica 1 maggio 2016

Sulla razionalità

La ragione che si avvale della logica razionale non garantisce una sintesi, ottenuta attraverso l'analisi, che sia veritiera. Non la assicura perché per poterlo fare dovrebbe procedere da princìpi certi i quali, per esserlo, dovrebbero essere a carattere universale, dunque validi quando applicati all'intera manifestazione della realtà relativa, sia nella sua totalità che nelle sue particolarità.
La logica, procedendo da assunti errati, conduce necessariamente a una sintesi errata, anche nel rispetto del principio di non contraddizione, perché il non contraddire una falsità non assicura la verità.
Chi dicesse, per esempio, che la Verità assoluta non esista si troverebbe in una contraddizione irriducibile, perché per essere assolutamente vera quella affermazione dovrebbe essere a propria volta assoluta. Ne consegue che un’affermazione che determini una contraddizione nei confronti dell’assunto di partenza nega quell’assunto dimostrandone la falsità.
Da una visuale superiore, però, si deve dire che la Verità assoluta, non essendo relativa deve essere superiore a tutta la manifestazione della realtà relativa e quest’ultima non potrebbe contenerla, perché il meno non può contenere il più. Ma anche il dire che la Verità assoluta sia superiore a quella data dalla somma di realtà relative e limitate costituirebbe un errore di principio, perché superiore ed inferiore dovrebbero trovarsi, per essere confrontati, sullo stesso piano di realtà relativa. Significa che l’Assoluto non può essere confrontato col relativo. In realtà la Verità assoluta non è all’interno dell’esistenza, perché essa è causa dell’esistenza e anche all’interno dell’esistenza nessuna causa può trovarsi all’interno degli effetti da essa generati, né quegli effetti potrebbero modificare la causa che li ha determinati.
La Realtà assoluta, che è assimilabile alla Verità assoluta, perché Assoluto significa indiviso e unico, è l’unica a essere realmente vera essendo priva di limiti, mentre la manifestazione della realtà relativa è data dall’insieme di realtà limitate la cui somma non potrebbe dare che una realtà generale altrettanto limitata, la quale non è comparabile con la Realtà assoluta.
Dunque chi affermasse che la Verità assoluta non esista… negherebbe l’Assoluto facendolo da una realtà da considerarsi negativa nei confronti della Realtà priva di limiti. La conseguenza è che una negazione fatta dall’interno di un’altra negazione costituisce la migliore affermazione possibile, perché la negazione di una negazione è affermativa.

Chi negasse la Verità assoluta, di conseguenza, l’affermerebbe.

La razionalità


La razionalità è il processo del pensiero attraverso il quale la ragione si dà torto.

mercoledì 20 aprile 2016

Sarà solo opera nostra

Quanto è lunga, ripida e faticosa, la strada da dover percorrere per migliorarsi anche di poco; siamo figli della centralità spirituale che è al centro di ogni essere, e dal centro elargisce ciò che il nostro ego crede di essere.
Ci sentiamo tutti lo stesso "io", quello che assicura la nostra diversità nel suo essere lo stesso "io" per tutti.
Non è contraddittorio sapere di essere tutti lo stesso "io"?
Che cosa ci fa sentire in questo modo la nostra identità, diversa dalle altre identità che ognuno chiama "io"?
È la centralità di ognuno, identica a se stessa per tutti gli esseri, che ci dà questa nostra certezza, uguale per tutti perché figlia dello stesso Mistero che ci guarda vivere senza interferire con la libertà di essere che ci ha dato.
Questo centro è la Libertà assoluta che chiamiamo Dio e che, essendo assoluta, è nello stesso istante senza tempo sia contenuto che contenitore.
È Verità al di sopra del tempo che si esprime nel buio, l'oscurità che si lascia illuminare dall'Intelligenza che permea tutto ciò che è.
Conoscere se stessi significa essere identificati alla propria centralità spirituale, ed essere padroni di sé attraverso l'attuazione nel proprio vivere della Verità che si è conosciuta.
Quale sfida migliore della Perfezione di sé potrebbe immaginare chi è imperfetto?
È per questo che la libertà che abbiamo è relativa, perché se non lo fosse noi non avremmo meriti, e la libertà è un merito.

Ci è stata donata la carta da pacco col nastrino colorato della nostra intelligenza, ma ciò che dovremo avvolgerci sarà solo opera nostra.

martedì 19 aprile 2016

Il danno subito dall'essere in vita

Ogni realtà è conseguenza di una realtà che le è superiore perché sua causa, dunque anche l'esistenza considerata nel suo insieme ha necessariamente una causa che le è superiore e alla quale tutto l'esistente, umanità compresa, tende.
L'essere umano chiama questa causa "felicità" la quale, discendendo con l'allontanarsi dal suo principio, dà modo all'infelicità di essere.
La relativa libertà di scegliere è la condizione che dà o toglie valore al nostro decidere chi o cosa essere, ma il centro del nostro essere relativamente liberi è occupato dalle nostre reali intenzioni, che non subiscono le imposizioni esterne che la vita impone.
Così sia le possibilità di essere felici che quelle dell'infelicità sono contenute in potenza nella nostra libertà di essere.
In fondo nulla che sia esterno al nostro poter scegliere è degno di essere definito una felicità.

Essa è la preziosa perla formata dal nostro rimediare al danno che abbiamo subito dall'essere in vita.

mercoledì 6 aprile 2016

Come una lama di spada

Chi conosce la Verità dei princìpi universali è immancabilmente accusato di essere borioso, di credersi chissà chi, ed è estremamente raro che qualcuno chieda che cosa sarebbero questi princìpi universali.
C'è una specie di magia attorno a essi che lo impedisce, perché essa deve difendere la Verità che, quando conosciuta da una persona nobile è come una lama che riflette la luce, ma se a conoscerla è un individuo ignobile... la stessa lama gronderà sangue.


Il sole e la lampadina


Quando ci si pone una finalità ideale, che orienti il proprio vivere dandogli un senso, i mezzi a disposizione per raggiungerla appaiono essere meno importanti, e l'interesse che si ha verso il vivere si riduce, come farebbe la luce di una lampadina accostata al sole; ma sarebbe un errore il voler spegnere quella lampadina perché il sole, che è fatto della stessa luce, non è sempre presente e il buio che prende il suo posto ha bisogno, per essere attraversato, di una lampadina.

mercoledì 30 marzo 2016

Cosa è la verità, maestro?

— Maestro?
— Cosa è la verità?—

— È l'Intelligenza dell'universo—

— Ma maestro... Come potrebbe un'Intelligenza tanto grande consentire alla falsità di fingersi vera?—

— La verità non può impedire alla menzogna di essere una "vera" falsità—

— Così, maestro, la verità contiene anche la falsità?—

— Sì, ma la falsità non può contenere la verità, perché un contenuto non può comprendere il proprio contenitore

— È questo che le differenzia e che impedisce al male di capire cosa il bene sia—

martedì 29 marzo 2016

Che cosa è la verità?

— Maestro?
— Che cosa è la verità?—

— La verità è la forza che senti dentro di te quando dici il vero

— E anche la forza che si allontana da te quando dici il falso—

lunedì 21 marzo 2016

Per mostrare la grandezza del Padre

Il non conoscere le ragioni d'essere delle differenze qualitative delle persone è dovuto all'essere coscienti di sé dalla propria nascita alla inevitabile morte, ma non prima e non dopo di esse.
All'immaginazione che sostituisce la coscienza di sé sono aperti diversi possibili panorami, ma qualunque essi siano si tratta di prendere atto che in un universo dove ogni realtà che compone il tutto ha ragione di essere, devono esserci motivi che assegnano a ogni individuo l'eredità personale che lo distingue da ogni altro.
Qui si sarebbe nel mondo delle ipotesi, ma la metafisica, che non ipotizza mai, dice che ogni esistenza individuale percorra la spirale evolutiva dell'esistenza, che dall'esterno di un piano di esistenza entra con la nascita, e ne esce con la morte, nel percorso verso un successivo piano esistenziale, sempre nuovo e diverso da quelli che lo hanno preceduto, perché nell'universo nulla si ripete. Significa che un essere umano con la morte cesserà di appartenere alla specie umana, e quando sarà possibile rinascerà in un'altra specie, non inferiore a quella umana anche se diversa, appartenente al piano successivo a quello appena abbandonato con la morte.
Poiché il sé centrale di ognuno, corrispondente al riflesso individuale del Sé spirituale che è Mistero assoluto e inconoscibile... è immortale, avendo tutte le caratteristiche del Mistero assoluto come la scintilla le ha della fiamma dalla quale deriva, questo sé che è al centro dell'individuo mantiene memoria delle azioni compiute dall'individuo nell'esistenza, ed è questa memoria che assegna al nuovo essere nato nel piano successivo a quello abbandonato morendo, le caratteristiche particolari e personali che saranno la base di avvio della nuova esistenza.
Non è possibile decidere di nascere né quando nascere, così come non si può evitare di dover morire, anche se per l'inversione analogica che vuole la fine essere il capovolgimento dell'inizio, è possibile decidere il momento della propria morte perché la linea della spirale seguita dall'esistenza di un essere, prima della morte corrispondente all'uscita dal piano che appartiene alla vita, si trova ancora all'interno del piano esistenziale.
La conseguenza sarà una nuova esistenza di un essere nuovo, e diverso da quello morto sul piano di realtà dal quale il sé è uscito, e quest'essere, che a causa del sé che non può morire e che era centrale al defunto si sentirà sempre un "io", e avrà caratteristiche dipendenti dalle azioni compiute, insieme ad altre che avranno il compito di insegnare al nuovo essere verità che possono non avere legami con la qualità del proprio vivere passato.
Per questo non ha senso credere che malattie o difetti congeniti siano da attribuire necessariamente agli errori commessi nelle esistenze precedenti, perché l'esistenza non è un bagno penale, ma è lo strumento per affinare la consapevolezza di sé e del mondo.

Per le stesse ragioni Gesù, alla domanda fatta da alcuni che gli chiesero se un cieco fosse tale a causa dei peccati suoi, o dei suoi genitori... rispose dicendo che non era cieco per sue colpe né per quelle dei genitori, ma per mostrare la grandezza del Padre.

giovedì 10 marzo 2016

Sui modi che ha il tempo di scorrere

Ogni essere ha, come tutto, un dentro e un fuori. Il fuori non potrebbe precedere il dentro perché la scorza serve a proteggere il seme.
Il fuori è visibile, ma il dentro no, e questo significa che la ragione d'essere di ogni realtà, sia essa microcosmica che macrocosmica, è manifestata dalla stessa realtà che la nasconde.
Lo stesso istante che chiamiamo "tempo" è sempre lo stesso, pur nel suo contenere realtà diverse che si succedono le une alle altre, dando la sensazione che il tempo si muova, mentre in realtà esso è immobile.
È un tempo che non scorre nel suo consumare lo spazio dal quale esso è misurato.
Un tempo che dà modo alla ciclicità di essere, perché anch'esso è ciclico.
Il rapporto tra i suoi cicli è costante nel suo variare l'ampiezza di ogni ciclo, così al suo inizio il ciclo è lento e aumenta di velocità per arrivare a concludersi velocemente, perché a ogni cosa nell'universo si oppone il suo contrario: alla lentezza si oppone la velocità.
L'insieme dei diversi cicli temporali è rappresentato quindi dalla spirale, che inizia larga e lenta per concludersi stretta e veloce.
Per questo la vita umana di un bambino è lenta rispetto a quella di un vecchio che è veloce.
Poiché tutto è sottomesso alla legge che impone il movimento, come condizione essenziale per la vita, nessuna retta potrebbe essere lineare come nessun cerchio potrebbe chiudersi nel punto in cui esso è iniziato.
La retta è solo il segmento di una grande curvatura, e il cerchio è il segmento della spirale di cui è parte il quale racchiude, delimitandone il confine, un piano di realtà.
Così è sia nella dimensione microcosmica che in quella macrocosmica, perché il grande segue le stesse leggi seguite dal piccolo poiché è formato dall'insieme dei piccoli.
Da una visuale macrocosmica la spirale comprende in sé una serie indefinita di piani, ognuno dei quali è delimitato da una porzione di spira, la quale entra nel piano con la nascita di un essere e ne esce con la sua morte.
Per questo l'essere non può decidere se e quando nascere e neppure può scegliere di non morire quando la spira esce dal piano di realtà sul quale l'essere è vissuto. Qui, come sempre, si vede la realtà iniziale della nascita determinare la realtà che le si oppone della morte che dev'esserle contraria. Per questo al non poter scegliere il momento in cui nascere all'essere è concesso il poter decidere il momento della propria morte, perché la spira che entra nella vita lo fa dal suo esterno, mentre quando esce dal piano di realtà sul quale l'essere ha vissuto... lo fa dal suo interno.

Il centro di ogni piano orizzontale di realtà considerato è attraversato dalla verticale che unisce tutti i piani tra loro, e quando un essere ha maturato tutte le potenzialità inscritte su quel piano di esistenza l'essere si troverà al centro del piano e potrà elevare il proprio stato al piano successivo di realtà, che sarà necessariamente diverso dai piani che lo hanno preceduto, perché ogni piano racchiuso dalla spirale ha ampiezze diverse dagli altri, in un universo che non si replica mai, perché l'Infinito centrale all'esistenza non ha alcuna necessità di ripetersi.

venerdì 4 marzo 2016

Sul mio aver cambiato idea

Abbandonare un'ideologia non costringe ad abbracciarne un'altra, così come l'aver capito di aver avuto una cattiva idea non necessita che sia sostituita da altre idee. 
Da ragazzo ero un anarchico militante e come è mia tendenza fare lessi tutto ciò che si riferiva all'idea di libertà che gli anarchici hanno e che per essi si poteva concretizzare per vie differenti. Per questo anche tra gli anarchici esistevano tendenze diverse: anarchici situazionisti, commontisti, comunisti, socialisti, comunitari, individualisti, ma libertari lo erano tutti, almeno teoricamente, adoratori di una libertà che contava sull'adorazione della stessa libertà da parte di tutti, che è come dire che il male non esista in quanto possibilità di essere.
L'unico principio dell'anarchismo è nel vietato vietare, giustificato dai cattivi governi che hanno avvelenato di egoismo e desiderio di vendetta l'intera umanità.
Ma la natura implicita all'esistenza è l'espressione di leggi a carattere universale, che non scompaiono solo perché si crede non siano giuste o si pensa che possano essere sostituite dal semplice ignorarne la valenza.
Alcune di queste leggi sono certamente modificabili, quando non siano universali, perché esse sono determinate da un discendere dalle leggi contingenti, come è quella dell'interdivoramento che spinge gli esseri a nutrirsi di altri esseri, ma altri princìpi non potrebbero essere ignorati né elusi, come sono quelli che stabiliscono l'obbligo che a ogni interno corrisponda il suo esterno, al sopra sia sempre da associare il sotto, al bene il male, alla coscienza l'incoscienza e che tutto questo alternarsi di polarità in conflitto tra loro sia funzionale alla complementarità nella quale le opposizioni trovano un equilibrio, destinato a dar modo alla formazione di altri disequilibri da dover ricomporre, nella visuale della possibile riunificazione nel principio dal quale l'opposizione è nata dividendosi e allontanandosi dall'unità generatrice. La scala gerarchica determinata dalla qualità e dalla quantità di ogni realtà considerata può essere ignorata dagli anarchici che rifiutano ogni gerarchia, ma il loro non accettarne le conseguenze non eliminerà quelle conseguenze, le quali costituiranno un ostacolo insormontabile alla realizzazione dell'utopia disegnata e voluta dall'anarchismo.
Bakunin diceva che la natura è imperfetta, perché scatena terremoti e alluvioni e all'uomo spetta di correggerne le intemperanze, e lo affermava nel completo disprezzo della necessità dell’imperfezione necessaria alla possibilità di perfezione.
L'operato della specie umana sulla natura sta distruggendo il pianeta proprio a causa dell'ignoranza dell'umanità, la quale non considera le ragioni d'essere sia degli equilibri che dei disequilibri che inducono al movimento, che è il vitale motore del mezzo esistenziale orientato alla realizzazione della libertà, ma non più di quella libertà vagheggiata da chi la vorrebbe senza leggi, ma l'altra che le è superiore, perché determina quelle leggi come mezzo necessario al superamento consapevole delle restrizioni date dalle stesse leggi, che è ottenibile attraverso la consapevolezza della natura dei limiti individuali, quelli che ognuno deve riuscire a superare per avvicinarsi alla perfezione del proprio stato dell'essere.
La scoperta di questa verità di principio a carattere universale mi ha costretto al dover cambiare idea sulla possibilità e la necessità di realizzare la mia libertà personale, unico modo che consenta di aiutare, facendolo attraverso l'esempio, le libertà altrui.

Così, dopo l'aver compreso l'ineluttabilità delle leggi universali che consentono la vita e il suo possibile perfezionamento, ho giudicato l'anarchismo essere un'ideologia che esclude un aspetto essenziale della verità esistenziale, e poiché ogni ideologia è tale in quanto esclusione di tutto ciò che non le conviene, sono giunto alla conclusione che nessuna ideologia può essere esaustiva nel determinare una via possibile tesa al perfezionamento, individuale prima che collettivo e sociale, della specie umana e dell’essere in particolare.

giovedì 3 marzo 2016

La stessa, identica, cosa

Era vissuto ridendo al pensiero che potesse esserci l'inferno, e gli era sembrata giusta l'interpretazione dei preti che dicevano dovesse essere vuoto, perché così vuole la misericordia divina.
Dunque non si preoccupò del peccato, né del suo essere egoista.
La morte lo colse nel sonno, e gli sembrò la prova che non ci fosse un castigo postumo, tanto superfluo per chi non può più far del male.
Il morire gli aveva sottratto il corpo insieme ai ricordi e gli affetti provati nella vita, ma non l'intelletto che al centro di sé reclamava giustizia.
Non era un luogo quello dove si trovava ora, e non c'erano fiamme a bruciare quello che si era incendiato da sé.
La morte non gli parlava d'altro, e lui comprese quale fosse il compito che l'Amore di Dio gli aveva assegnato: era diventato un angelo custode, e soffriva ogni volta che aiutava qualcuno, patendo le stesse sofferenze che risparmiava agli altri.

Ora era finalmente felice, perché sapeva che l'inferno e il paradiso sono la stessa, identica, cosa.


venerdì 19 febbraio 2016

Come fosse un morto vivente

Come fosse un morto vivente

Accade spesso che alcune persone, invecchiando, acuiscano i difetti che avevano anche da giovani, e lo fanno attraverso l’esaltazione della propria cattiveria.
È un peggioramento inevitabile dovuto alla negazione, protratta per molti anni, della possibilità di riconoscere la propria responsabilità nei confronti delle sofferenze che la vita ha loro inflitto. Chi dà sempre ad altri le colpe della propria difficoltà di vita, escludendo il proprio coinvolgimento nelle cause di quel soffrire, si trova nella stessa condizione di chi, negando a priori una verità, perde l’accesso alla comprensione di quella verità.
Così, senza neppure accorgersi, chi si ritiene sempre innocente perché giustificato dalle circostanze avverse, sviluppa col passare del tempo una acuta sofferenza psichica data dall’aver oscurato, velo sopra velo, la propria coscienza.
L’allontanamento dalla verità innalza un muro di energia psichica edificato, mattone su mattone, dai pensieri positivi su se stessi e negativi sulle altre persone.
In questa prigione costruita da sé, senza poter prevedere che essa avrebbe sottratto l’aria necessaria alla vita, la persona soffoca senza sapere il perché, e si arrabbia ancora di più in ragione del non potersi spiegare le cause di quella pena.
Rinchiuso in se stesso l’individuo si allontana gradualmente dagli altri, che vedono in lui solo la follia dell’essere pieno di sé, senza alcuna capacità di comprendere le ragioni altrui.
Agendo in questo modo l’individuo emana l’energia dei propri pensieri, e delle azioni conseguenti, che determinano un’aura negativa attorno a sé.
L’organismo si intristisce e si ammala di conseguenza, in questo precipitare nel buio psichico dell’incoscienza voluto dalla falsa idea positiva avuta di sé, inconsapevolezza mantenuta in vita come fosse un morto vivente.