venerdì 1 luglio 2016

... ed è allora che la Verità s'incazza...

Ci si immagini di essere stati illuminati dalla Verità: in questa rara eventualità davanti agli occhi dell'Intelligenza del cuore si spalancano... facciamo che si aprano soltanto, due opportunità: tenersela per sé o tentare di comunicarla ad altri. Se la si tiene per sé la si dovrà poi mettere in pratica su di sé nel rapporto col mondo, ma se si tenta di comunicarla ad altri, cosa impossibile a farsi dal momento che la Verità assoluta è, per la sua natura non relativa, incomunicabile, stavo dicendo che non essendo comunicabile si finisce col dimenticarsi che la Verità, essendo totale, non si accontenterà di essere sterile teoria, ma farà di tutto per essere attuata da chi la conosce. Questo significa che chi conosce la Verità nei suoi princìpi universali anche se è libero di scegliere... se non sceglie di attuarne le inevitabili conseguenze si mette nella condizione di chi, potendo scegliere il meglio per sé e per gli altri... decida per il peggio, ed è allora che la Verità s'incazza...

Dissento sull'uso di chiodi martello e croce

L'essere umano è al centro di una situazione esistenziale che è, a dir poco, singolare: è un essere sociale, ma può comunicare agli altri solo le cose meno essenziali, tipo "che buona questa polenta", ma appena tenta di trasmettere le proprie conoscenze superiori i suoi simili, bene che gli vada lo ridicolizzano, ma se hanno a disposizione un martello e dei chiodi lo ergono a simbolo dell'incomunicabilità.

Questo accade perché la libertà di ognuno è sacra, e quando si tratta della Libertà di capire da sé l'essenza che è senso dell'ordine cosmico... allora quella Libertà si fa inviolabile, e mi pare persino giusto che lo debba essere, anche se dissento sull'uso di chiodi martello e croce.

mercoledì 22 giugno 2016

Seghe mentali?

Fu attorno ai venticinque anni di età che mi accorsi della realtà delle ripercussioni, prima di allora speravo che le conseguenze del mio agire ed essere si perdessero nell'immensità del cosmo, come quando si sputa dall'alto di un dirupo verso la sua oscura profondità. Rendersi conto che se anche si sputasse a favore del vento quello sputo genererebbe conseguenze per me è stata una scoperta importante, perché mi ha tolto la possibilità di sperare nella maturazione delle illusioni. È stato anche l'inizio del mio chiedermi quali potessero essere le leggi che governino le conseguenze della legge di causalità, quella che lega ogni causa ai suoi propri effetti. L'intrico derivante dal succedersi di cause ed effetti è di difficile individuazione, quando non si conoscano le leggi a carattere universale, che sono i princìpi al minore grado di relatività possibile dato dalla loro universalità applicativa, dai quali tutto è normalizzato anche quando è una eccezione, perché norma e sue eccezioni costituiscono, in principio, una unità. Le persone considerano tutto questo essere conseguenza di seghe mentali, non riflettendo sul fatto che, anche se dovesse essere, le seghe mentali sono il risultato di cause che devono il loro essere ad altre cause, in una catena ininterrotta che conduce, inevitabilmente, a chiedersi quale sia il principio primo e a quale Mistero esso debba il suo esserci.

martedì 21 giugno 2016

La Verità ci possiede senza essere padrona

C'è un modo della conoscenza che non si avvale del pensiero, perché non conosce interpretando, ma annullando la distanza che separa chi conosce da ciò che è conosciuto.
Il conoscente attraverso l'intuizione spirituale data dalla vista interna si identifica al di sopra della durata temporale alla realtà conosciuta, e la realtà in questo modo assimila a sé il conoscente.
Chi conosce in questo modo non esprime idee personali né ipotizza, perché il farlo sostituirebbe la Verità con la falsità.
È il conoscere iniziatico che vede senza divenire proprietario della realtà vista.
Non è possibile appropriarsi della Verità, allo stesso modo in cui un contenuto non può contenere ciò che lo contiene.

mercoledì 15 giugno 2016

Quando l'essere piccini non è più importante

Chi esiste dà per scontata la propria esistenza perché la vive, e l'unico modo per contraddirla sarebbe quello di porle termine.
Ovviamente è facile capire, solo guardando il cielo stellato, di essere immersi in un mistero di non agevole soluzione, eppure questa consapevolezza non impedisce di annoiarsi e, anzi, ci fa sentire tanto piccini di fronte all'immensità dell'universo da convincerci di essere poca cosa, nell'economia universale.
Poca cosa sul piano della realtà quantitativa, ma non su quello della qualità, perché l'intelligenza umana è capace di concepire la trascendenza che supera i limiti impliciti all'esistere.
Non la si concepisce solamente, ma la si può raggiungere attraverso la maturazione delle possibilità implicite all'essere umani.
In ogni parte del tutto c'è il tutto, e il grande segue le stesse leggi che governano il piccolo perché il grande è composto dai piccoli.
La stessa noia ci dà la misura della necessità di perfezione, una perfezione che ci condurrà al centro del nostro stato dell'essere, che è attraversato dalla verticale che ci congiunge agli stati sovra individuali che elevano l'essere avvicinandolo alla Causa delle cause, al Mistero assoluto che acceca la mente solo al pensarlo.

Il legame che ci unisce al Mistero dà la possibilità di concepire e conoscere le ragioni dell'esistenza, che non stanno nel raggiungimento della soddisfazione emotiva chiamata felicità, ma nella conoscenza priva del dubbio attraverso la quale l'essere piccini cessa di essere importante.

martedì 14 giugno 2016

È in questo modo

Quando si esiste c'è un vuoto da riempire, considerabile come fosse una assenza della consapevolezza che deve essere riconosciuta come tale e sostituita con la conoscenza di sé.
L'esistenza è il modo adottato dalla Perfezione assoluta per dirci che siamo lontani dalla centralità che ci ha determinati.
La Libertà assoluta ci lascia liberi di far del male per imparare a riconoscere il bene, e liberi di far del bene per poter riconoscere il male. 
È in questo modo che si può migliorare.

È in questo modo che si può peggiorare.

lunedì 13 giugno 2016

Amare e odiare la vita


Il fatto di non poter scegliere di nascere induce ad amare la vita ma, per inversione analogica... il poter scegliere il momento della propria morte spinge al desiderio di morte.

sabato 11 giugno 2016

Al momento opportuno...

Come non ci può essere giustizia senza verità non ci può essere verità senza giustizia. Questa è una delle leggi universali che reggono l'intero universo, si tratta solo di attendere che la giustizia si compia al momento opportuno...

Cosa è necessario fare per aprirsi alla possibilità di conoscenza

Aprirsi al conoscere non è ancora il conoscere, è solo un aprire la porta a ciò che supera le percezioni sensoriali.
Per prima cosa occorre armarsi di un granello di sabbia, poi lo si poggi a terra e gli si dia un colpetto col dito indice.
In questo modo si notano alcune cose che, quando ben considerate, indicano la strada giusta che è la via del conoscere:

1) Si scopre che occorre una intelligenza che desidera, una intenzione e una forza, prima interiore e di seguito fisica, per cercare e trovare il granello di sabbia, poggiarlo a terra e rifilargli il colpetto col dito.

2) Si vede che c'è una gerarchia che, procedendo dall'intelligenza dell'intenzione attraverso l'emozione data dal desiderio, ordina l'azione, e dire gerarchia significa ammettere una causalità nella quale ogni causa è superiore agli effetti prodotti perché li contiene in potenza.


3) Osservando dove è finito il granello di sabbia si sa che l'intelligenza, il sentimento e la volontà non bastano per comprendere la qualità del destino del granello di sabbia, e che i colpetti dati con l'indice dovranno essere molti per riuscire a riportarlo sulla spiaggia dalla quale esso proviene e alla quale desidera ritornare per tranquillizzare l'oceano.

venerdì 10 giugno 2016

Chi cerca la felicità non è adatto al conoscere

L'esistenza non si accanisce contro chi si accanisce da sé contro se stesso, facendosi del male, preferisce farlo con chi cerca di comportarsi al meglio di quanto gli riesce, perché è in questo modo che l'esistenza aiuta chi ha in sé le possibilità di capire che è attraverso le difficoltà che la propria consapevolezza si affina, crescendo nella necessità di superare i propri limiti.

Chi cerca la felicità non è pronto per la conoscenza, l'unica in grado di determinare un tipo di felicità che rifiuta l'euforia, come rigetta la tristezza, perché conosce le ragioni d'essere e i limiti di entrambe.

mercoledì 8 giugno 2016

Conoscenza e felicità


Due muratori in un cantiere: uno felice perché guarda a terra, l'altro infelice e preoccupato perché guardando il cielo si è accorto che una grossa trave sta cadendo sulla testa di entrambi i muratori. L'infelicità del secondo è superiore alla felicità del primo perché gli salverà la vita.

La vera Libertà

L'esistenza ha un obiettivo primario da far raggiungere a chi vive, ed è quello della Libertà dalle costrizioni esistenziali imposte dall'essere al mondo. Così è lecito dire che essa sia il regno dove il male impera attraverso i suoi limiti, ed è un regno posticcio, perché dire "limite" è dire di una possibile libertà priva di limiti.


In fondo l'esistenza è la parodia della libertà, che tenta di scimmiottare dando la possibilità di essere liberi di far del male, quando la vera Libertà è quella che rifiuta il male.

martedì 7 giugno 2016

La consapevolezza dell'universale

Essere aperti all'intelligenza, che è centrale alla realtà, esige la rinuncia al proprio ego, che dovrà scivolare di lato in modo da consentire di considerare le cose senza che siano filtrate dai pregiudizi dati dalle proprie, superficiali, convinzioni.

La realtà è conseguenza del sacrificio fatto dal Mistero assoluto, che per renderci liberi ci deve far soffrire dandoci la libertà di decidere chi e cosa essere, dunque per poter comprendere le Verità di principio è necessario sacrificarsi a propria volta, non facendosi imprigionare dall'idea che la felicità sia la stessa cosa della consapevolezza dell'universale.

giovedì 2 giugno 2016

Obiettivi

La credenza che si viva per vivere, senza obiettivi che siano superiori alla stessa vita, è analoga al credere che si vada in auto senza avere una meta da raggiungere. Certo lo si può anche fare, ma la propria libertà aumenterebbe solo se si scendesse dall'auto.
Non si è più liberi solo perché non si sa dove andare...

martedì 31 maggio 2016

Una lotta contro i nostri limiti

È comune il sentirsi in lotta con la propria malattia, ma a ben considerare la stessa nostra esistenza, caratterizzata dai limiti, può essere vista come la malattia data dal non essere perfetti.
La presenza del limite indica il bisogno di superarlo, perché la possibilità di essere liberi lo esige.
Dunque la presenza di una patologia che dovrebbe essere vinta chiede di essere compresa nelle sue possibili cause, che necessariamente si riflettono affliggendo l'armonia fisica del corpo, ma che hanno la loro ragione d'essere nella sfera di realtà che precede la materia, perché è causa della materia.
È da quella sfera superiore di realtà che la decisione di guarire ha il suo avvio, e in dipendenza della qualità dell'intervento le possibilità di guarigione aumentano o diminuiscono.
Non bisogna dare modo alle paure di offuscare le nostre conoscenze che chiedono di essere ampliate, è necessario mantenere la calma e agire modificando i propri comportamenti, sia quelli alimentari che le intenzioni dalle quali nascono pensieri e azioni.

In fondo, da questa visuale, ogni malattia è un consiglio dato dal Mistero rivolto ad allargare la nostra prospettiva intellettuale, emotiva e volitiva, per questo più che una lotta contro il male dovrebbe essere una lotta contro i nostri limiti.