martedì 7 settembre 2010

Un'apertura diversa

—Un'apertura diversa per guardare il mondo— si era accorto che era quel brutto buco in gola, lui che aveva sempre pensato che la gola servisse alle orecchie e allo stomaco, oltre che a dannarsi l'anima. Ormai era quasi un anno che non faceva udire la sua voce al mondo, da quando i medici gli avevano salvato la pelle, e aveva potuto solo ringraziarli con gli occhi, senza ancora sapere che gliene avevano aperto un altro, di occhio. In gola. Si era sempre un po' sbracciato quando parlava, ed era anche abituato ad ammiccare strizzando gli occhi e piegando la bocca perché, in fondo, gli era sempre sembrato che le parole fossero imprecise al comunicare dei cuori. Ora sapeva per certo di aver avuto ragione, adesso che la voce si perdeva in uno sbuffo largo che somigliava a un rantolo. La sua attenzione aveva perso le orecchie per ascoltarsi e imparato a sentire gli altri nelle pieghe delle parole, quelle che, normalmente, sfuggono a chi è distratto da se stesso. A chi si ascolta troppo. Una realtà più precisa e sottile gli si era spalancata davanti, lui la vedeva chiara e denudata dai fronzoli che servivano a decorare la verità o le bugie.
—Che strano che la verità sia sempre una mentre le bugie sono così tante— rifletteva in silenzio, pensando a come comunicare quella cosa ad altri e, nello stesso tempo, decidendo che sarebbe stato meglio non offendere quel mondo che ora, davanti al suo tacere acuto, era diventato bambino.
Ora cercavano d'insegnargli a parlare di nuovo, e lui avrebbe accettato di farlo, ma solo per non imbarazzare il mondo, perché ormai sapeva leggere il vero attraverso il silenzio, e non se ne sarebbe più dimenticato.

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