lunedì 22 agosto 2011

Catechesi miniaturizzata


Agli scienziati era sembrata l'unica soluzione possibile, per istruire le macchine al rispetto dei valori essenziali che guidano da millenni l'agire di un'umanità tesa a soddisfare il bene delle collettività. 
Neppure le frange minoritarie, in disaccordo sulla convenienza dell'opportunità di legare i robot all'ordine imposto dai princìpi, spirituali e teologici, riuscirono a immaginare gli auspicabili risvolti negativi, correlati a una catechesi impostata da microchip algoritmici. 

— Ogni regola è traducibile in sistemi ciclici di calcoli matematici, che possono escludere il male dalle priorità esistenziali di macchine generate dagli stessi calcoli!— 

Mi pareva ancora di sentirlo, intatto nel suo essere perfetto, il discorso dell'alto Prelato, emanato in video conferenza, dal palco centrale del Concilio dei Saggi dell'Unione... 

— Non si tratterà della dissacrazione dei nostri simboli trascendenti, perché la vita, anche quando è meccanica, ha delle ragioni d'essere che devono consacrarsi alla virtù!— 

Un discorso così convincente e scorrevole che ricordava la danza armonica degli ingranaggi semi-conici a libero scorrimento, quando sono legati tra loro da un bagno lubrificante di olio sintetico, magneticamente polarizzato... 

L'esperimento fu condotto, per ragioni di sicurezza, da un apparato di computer edificato su una luna di Giove a basso contenuto di sostanze gassose. Fu coordinato in modo che la volontà dell'uomo non potesse deviarne le conseguenze da lontano, e fu chiuso alle indagini esterne per dieci lunghi anni. 
Non c'erano altri modi per evitare interferenze che potessero modificare il risultato dell'introduzione della spiritualità nel microchip centrale, che batteva i suoi ritmi liberi nel petto dei nuovi e futuri servitori del Bene. 

Allo scoccare dell'ultimo giorno di sperimentazione una delegazione di Prelati e Saggi allunò sul satellite di Giove, e un meraviglioso miracolo spalancò i loro occhi assonnati dal dubbio: sulla collina più alta, che dominava la cittadella meccanica, si ergevano tre croci in titanio, che offrivano al buio cosmico tre luccicanti robot, avvitati a un pianto che l'esistenza aveva, fino a quel momento, risparmiato loro.

venerdì 19 agosto 2011

Sindrome


Un aggregato orribile, quale io sono, ha scoperto, oggi, che ciò a cui dava più importanza è solo il risultato di un assemblaggio di elementi, che si distinguono per il loro alto grado di instabilità individuale, con ginocchia che tremano al cospetto di un universo la cui caratteristica principale è racchiusa in un'inafferrabile certezza centrale, priva di peso e misura, che abbraccia una moltitudine indefinita di incertezze, gravide di dolore. Neppure il fatto che la somma di tutte queste perfezioni azzoppate corrisponda a un risultato maggiore di questa somma, riassumibile nella stabilità armonica totale, riesce a consolare la disperazione di essere nella condizione di infime realtà individuali, composte da pezzi uniti solo perché combattono realtà a loro esterne.
Sono un corpo fatto di penosa materia, che conserverebbe il proprio gelo cosmico se non fosse riscaldato da un'anima, psichicamente disadattata, ma motivata da uno spirito, anche se indifferente e centrale, che critica in un amorevole silenzio.
La perfezione vera non è un merito, ma un dato di fatto che non è di questo mondo, e chi, come me, arranca alla ricerca di un equilibrio che sia decente e dignitoso, non può fare altro che piegarsi a eventi che sembrano accadere per allontanargli l'anelato riposo.
Sono stanco, ma ora non posso distrarmi, devo mutare la forma dei miei recettori in modo che sorprendano il nuovo vaccino per rendere vana la sua azione repressiva. 
La mia mente non sopporterebbe una sconfitta, ed è disposta a odiare con tutta se stessa. 
Il mio spirito si aspetta che io debba combattere per riuscire a diffondere l'infezione di cui sono portatore, ma so che non sorriderà per la mia vittoria anche se, dopotutto, non è per far questo che mi ha fatto nascere?

domenica 17 luglio 2011

Analisi del Non possibile


Non l'avrebbe detto a nessuno, almeno non prima di aver terminato la "Divisione infinitesimale". Nessuno scienziato umano l'aveva mai fatto prima, ma lui non era umano, anche se lo sembrava. L'avere inventato lo strumento che gli consentiva di dividere ogni realtà suscettibile di essere divisa lo esaltava, perché quella era l'unica via che conduceva alla scoperta del mistero del Creato, al raggiungimento dell'esatto momento nel quale la creazione assume la sua prima forma. Si era avventurato in quella ricerca dopo essersi accertato che tutto ciò che è esteso è anche necessariamente divisibile, ma per dividere occorreva disporre di un'energia così sottile da non poter essere divisa a propria volta, non estesa dunque. Altro che atomo o quark, particelle ancora incommensurabilmente grandi rispetto a quello che il suo strumento poteva dividere sezionando. Maneggiare un pensiero così sofisticato come il suo, l'unico in grado di operare il cuore di Dio, non era facile, e la mano gli tremava ancora, ma presto sarebbe arrivato l'infermiere con quella magica pastiglia rosa, e avrebbe potuto riprendere il suo sezionare, seguendo l'ordine maniacale che si era imposto.

Al centro di una Giustizia


Nell'armonia dell'equilibrio cosmico generale, che consente all'universo di esistere insieme al suo enorme carico di disarmonie e ingiustizie particolari, ogni essere si sente al centro di un'ingiustizia, quando è fortunato, e di una moltitudine di ingiustizie quando è sfortunato. La cosa migliore che può capitare a ognuno è quella di riuscire ad accorgersi di essere al centro di una giustizia più che cosmica, che non ha nulla a che fare con la fortuna o la sfortuna.
Una giustizia che, per essere perfetta, deve includere tutte le possibilità di essere ed escludere soltanto la contraddizione alle sue proprie leggi.
Leggi perfette che consentono l'imperfezione e la sua cura.
È per questo che ogni imperfezione sta al centro di una Giustizia.
È sempre per la stessa ragione che è conveniente accorgersene.

Sotto al Mistero


Di fronte al Mistero ogni ipotesi sta sullo stesso piano sul quale tutte le ipotesi devono stare, quello del dubbio. Eppure… eppure anche tra i dubbi è possibile stabilire una gerarchia data dal grado di credibilità che ogni dubbio è indotto a ostentare di sé. Naturalmente nel regno dove il dubitare è indice di regalità il fine è rappresentato dalla Certezza priva di dubbi, ed è un po' come dire che il fine di un forno è il cibo crudo.
La logica è l'arma con la quale si minaccia la riservatezza nella quale il Mistero si nasconde ma, purtroppo per l'arma, l'unico proiettile del calibro adatto per convincere la verità ad arrendersi è costruito dalla stessa fabbrica che ha forgiato i princìpi universali che consentono alla Verità di esistere. Senza la perfetta conoscenza dei princìpi universali ai quali l'esistenza è sottomessa ogni verità resterà molteplice e parziale, mutilata della propria, inesprimibile, essenza centrale.
Il Mistero è assoluto, infinito ed eterno, e quando la Certezza priva del dubbio sarà raggiunta da un essere individuale, essa avrà la stessa natura del Mistero, altrettanto assoluta infinita ed eterna, e non potrà esaurirLo, né potrà essere comunicata ad altri individui che non la conoscano già.

domenica 10 luglio 2011

Libertà difettose


Avrebbe potuto essere la scoperta più sensazionale di tutti i tempi, non fosse stato per quel piccolo difetto che ne avrebbe dovuto sconsigliare l'uso su scala planetaria.
D'altronde la specie umana, che conosceva bene le problematiche legate alla fuga dalla realtà, quotidiana e oggettiva, non avrebbe potuto prevedere, prima di averle sperimentate, quelle riferite alla possibilità contraria a quella: la trasformazione della realtà soggettiva e interiorizzata, quella del sogno, in realtà oggettiva e condivisa da tutti. Dopo che, per un puro accidente, fu intravista la possibilità che ci potesse essere un canale aperto di comunicazione tra i due modi di essere dell'incoscienza umana, si scatenò la ricerca scientifica per individuare il punto di contatto tra le due realtà, così lontane tra loro, che avrebbe consentito di assegnare una solidità dimensionale al sognare, in modo da trasformarlo in un più alto grado di verità, prossimo al Centro di ogni cosa, oggettivamente esperibile nei modi riservati allo stato di veglia.
All'inizio della ricerca gli scienziati cercarono di individuare le nano-particelle di antimateria ritenute essere la causa immediata della materia. Si ipotizzò che l'esistenza fosse, prima di divenire la realtà che conosciamo, contenuta in principio, dunque al livello di pura potenzialità, in ciò che si era convenuto chiamare "Non esistenza", per l'impossibilità di nominare una Realtà di principio non ancora affermata nel regno della quantità. La conseguenza fu l'ipotizzare che, per trasposizione analogica, alla materia dovesse corrispondere una sorta di antimateria che la contenesse in forma pre-esplosiva. Questo ramo della ricerca fu abbandonato quando divenne evidente, a causa della raffinatezza dei nuovi strumenti di misura, che ogni elemento esteso, solo per il fatto di essere esteso, deve essere divisibile indefinitamente, e le parti ottenute da questa divisione avrebbero mantenuta integra la propria positività, impossibilitata a trasformarsi in negatività. Questo fallimento, sul piano squisitamente materiale, indusse la scienza a cambiare il livello di realtà sul quale indagare.
Il movimento successivo riguardò l'uso di alcune droghe psichedeliche, che avevano la caratteristica di trasformare la quotidianità in sogni, ma l'avanzamento previsto fu interrotto perché lo spostamento di coscienza si dimostrò insensibile a un'inversione parametrica degli effetti in questo modo ottenuti.
Infine, esaurite le speranze di concretizzare l'affascinante teoria del passaggio di stato che avrebbe consentito di sognare le stelle per renderle più vicine, ci si diresse verso quella, ritenuta da molti, essere l'ultima spiaggia percorribile dal fantasticare umano, quella della ricerca interiorizzata.
Furono rastrellati gli individui mostratisi in grado di vincere le leggi fisiche gravitazionali, e li si sottopose a una forsennata sperimentazione. Nei laboratori statali dell'intero pianeta si poterono osservare esseri che levitavano nell'aere come non avessero avuto peso.
Tra loro c'erano maestri spirituali seguaci delle più svariate dottrine, così fantasiose e anti-scientifiche da far sperare in un possibile successo della materializzazione del sognare.
Tra costoro il potere di spostarsi nello spazio, attraverso il dono dell'ubiquità, era spesso presente e fu studiato a fondo, fino a carpirne il segreto.
Purtroppo, insieme a questo segreto, si scoprì anche che l'ubiquità aveva insopprimibili contro-indicazioni date dalla qualità del sognare che la consentiva.
Il difettuccio che ha condotto la presente umanità alla rovina è contenuto nell'altra faccia del sognare, quella che sopprime la libertà costretta dalle leggi armoniche dell'universo, per sostituirla con un'altra libertà, certamente priva di costrizioni e leggi ordinatrici, ma che ha consegnato la vera libertà alla volontà del male.

venerdì 8 luglio 2011

Umani


Si nasce e si muore; in mezzo ci siamo noi, misteriosamente chiamati "umani", non si sa da chi, ma è forte il sospetto che siamo stati noi stessi a definirci in questo modo che trabocca di tenera auto-comprensione, nel senso del dover essere capiti, anche da noi stessi, quando non si fa il bene del prossimo.
Il dubitare non si ferma qui, perché coinvolge molte altre questioni che ci riguardano, sia nella visuale generale data dall'essere una specie ipocrita, che nel particolare dell'essere individui piuttosto stronzi. Da questo realistico quadretto dobbiamo salvare i rari individui che umani non sono più, a causa del loro aver rinunciato a esserlo. Sono, queste ultime, delle personalità santificate non dagli umani, ma dalle scelte fatte, orientate al sacrificio di sé.
Gli umani non hanno mai mostrato di apprezzare il termine "sacrificio", un po' a causa della sua radice latina - sacer - che esprime il senso del "Sacro" trascendentale che oltrepassa ogni limite, e un altro poco per la desinenza che ha questa parola, e che è sempre latina, la quale indica la necessità del darsi da fare - facere - per rendere sacro ciò che ancora non lo è: l'uomo.
L'essere umano, obbedendo a una legge che vuole siano tutte le cose uniche scomponibili in due aspetti, tra loro opposti e complementari, è considerabile nella centralità che caratterizza la sua universalità potenziale, così come nella sua superficialità, che è espressione esteriore, diversificata e molteplice, del centro unico uguale per tutti i diversi.
L'indefinibile centralità dell'essere è chiamata "sé" da tutte le tradizioni del pianeta, mentre la superficialità è definita "io" in quanto costituisce l'insieme di tutte le caratteristiche, individuali e uniche, che ognuno porta con sé, quasi sempre facendo in modo che riescano a sopprimere il proprio sé immortale.
Questa convivenza tra il sé e l'io, il primo essendo aspetto immobile e giudicante del secondo, piuttosto mobile e battagliero dà, come risultante, una o più crisi di coscienza.
Naturalmente questa centralità spirituale è, in sé, perfetta immagine dello Spirito trascendente che è Centro e causa di tutta la realtà che conosciamo, insieme all'altra Realtà, ancora misteriosa, e pure di quella che non può essere conosciuta. Purtroppo ognuno di noi è anche un io esteriore, e questo implica che non ci si possa accontentare di essere centralmente perfetti solo in potenza, ma occorrerà fare di tutto - facere - per attuare il sacro - sacer - che è in ognuno di noi.
Il principale senso che esprime il termine "umano", senso che è anche direzione delle scelte da compiere, è riferito in special modo alla debolezza caratterizzante la nostra specie, disposta a sacrificare soltanto ciò che è esteriore all' "io", mentre dovrebbe essere il contrario. 
Se fosse il contrario sarebbe una forza, e la parola umanità esprimerebbe una conquista al posto di significare l'avvenuta perdita della dignità interiore.

giovedì 7 luglio 2011

Il Saggio


Documento estratto da un antico ritrovamento avvenuto in una grotta del mare che, prima di averlo letto, era ancora vivo... 

Prologo: Questo antico documento è essenziale per riuscire a penetrare fino in fondo il senso nascosto della Bibbia, quando letta tra le righe della sua misteriosa, quanto affascinante, conclusione: l'Armageddon...

Il Saggio


— Okkey, ragazzi, pronti… via! — era il solito saggio di fine anno che partiva, quello della scuola per co-creatori celesti dell’Olimpo. Uno spettacolo di dubbio gusto del quale nessuno si era mai chiesto la provenienza.

I partecipanti, tre in tutto, si fiondarono sul materiale a disposizione, cercando di accaparrarsi quello migliore.

Una creatrice, l’unica femmina della scuola, prese un rotolo di stoffa pregiata e un paio di forbici luccicanti, l’altro una pannocchia di granturco e l’ultimo un panetto d’argilla.

Non sarebbe stato facile, per la giuria, decidere chi sarebbe stato il vincitore, ma fu subito chiaro a tutti che l'ultimo arrivato con quel pezzo d’argilla avrebbe fatto una cagata.

martedì 5 luglio 2011

Esseri di luce


L'impossibilità che ha ogni sistema di potersi considerare chiuso, e quindi protetto dalla possibile intrusione di altri e troppo diversi sistemi, è la ragione che ha condannato questo nostro mondo.
L'immensità di un universo del quale non si riesce a immaginare i confini è tale da comprendere, in sé, nature estremamente lontane tra loro, che consentono l'esistenza di specie così diverse da non essere compatibili.
Il nostro è un pianeta magnifico, culla della creatività con la quale il mistero della vita ha superato il buio gelido dell'avversione alla luce.
Luce non abbastanza veloce da riuscire ad arrivare prima che la sua fonte sia stata spenta dal tempo.
Luce che sopravvive come simulacro di stelle morte che non brilleranno più, e che continua la sua inutile corsa, portatrice di illusione.
Da una di queste stelle morte sono arrivati loro.
Quando la nostra specie fu contattata da questi alieni, si chiese soltanto quanto avrebbe potuto perdere o guadagnare dall'incontrarli.

È possibile che una tigre cacci sulla stessa terra che nasconde un topo, perché l'istinto di sopravvivenza non ha colpe; allo stesso modo è normale che un'eccezione conviva col suo contrario per contrastare una regola della quale nega la perfezione, ma in un inferno il paradiso non può entrare nemmeno come estrema possibilità.

La specie aliena, decimata prima ancora che posasse il suo cuore sul nostro pianeta era pura generosità, incarnatasi in esseri di luce, di una luce che le nostre armi hanno spento prima che ci potesse abbagliare del suo amore, e adesso sappiamo riconoscere, nello sguardo di ogni nuovo nato nel nostro inferno, lo stesso bagliore che spegneremo di nuovo, prima che riesca a infettare i nostri cuori.


mercoledì 29 giugno 2011

Deceduto ieri


Sono deceduto ieri sera, improvvisamente e per una ragione che non conosco, e non so neppure dire dove mi trovo.
Non ho contatti con la realtà in cui vivevo, della quale conservo un ricordo nitido. Non sono qualcuno che vaga, perché non sto in un luogo diverso da quello in cui mi mettono i ricordi. Non sono in grado di riconoscere uno scorrere temporale, perché sono consapevole dell'istante che mi sta addosso, senza avere spazio per misurare il suo scorrere. So che sono, e ho la sensazione che sia impossibile cessare di essere, ma non conosco ancora la distanza che separa l'essere dall'esistere.
Ho paura, perché quello che conosco appartiene a un passato che tornerà solo vestito delle sue imprevedibili conseguenze.
Che cosa strana l'aver creduto che la morte debba svelare verità che non le appartengono.
La mia morte è andata via di fretta, portando con sé anche il segno del suo artiglio, e mi ha abbandonato al futuro che è qui, immobile come uno spavento.
I miei pensieri sembrano essere una serratura che, per essere aperta, deve essere ruotata da una chiave che non ha mai conosciuto.
Pare che la libertà, quando è stata persa, abbia bisogno di una prigione da distruggere, e ho timore di essere io quella prigione.

giovedì 23 giugno 2011

Il pizzino degli scrittori


A me piace scrivere. So da me, contrariamente a un'opinione diffusissima, che il farlo nulla aggiunge, come nulla toglie, al vivere. 
Semplicemente aiuta a trascorrere del tempo che, altrimenti, sarebbe tedioso quando non pericoloso. 
A causa di un incidente, accadutomi meno di quattro anni addietro sono stato costretto, per quattro lunghi mesi, in una posizione che sarebbe stata più adatta al sesso estremo; sarà stato per questo che ho cominciato a scrivere, nel vano tentativo di deprimere questa orribile idea. 
Certo è che lo scrivere mi diverte, dando modo al lato peculiare del mio carattere - la presa per il culo - di distinguersi nella bolgia degli altri miei difetti gravi.
È stata proprio questa caratteristica che mi ha indotto a frequentare siti e forum dedicati alla scrittura e, più in generale, alla pubblicazione di racconti e poesie.
In questi luoghi, che definire virtuali sarebbe una sciocchezza, si incontra gente di tutti i generi, un vero bestiario, spesso variegato da inclinazioni caratteriali da puro incubo tamarro.
Se ci si volesse fare un'idea di questa coltre nera dell'anima occorrerebbe immaginarsi cosa potrebbe accadere, in una congrega di mafiosi se, di colpo, a tutti venisse in mente di prendere carta e penna per mettersi a scrivere pizzini.
Nei siti di scrittura il "pizzino" è lo stile a cupola che accomuna tutti coloro che si sono fermati ai modi d'espressione scritta insegnati nella seconda classe delle scuole elementari, nel migliore dei casi si arriva al primo trimestre della terza.
Naturalmente appena questi "scrittori" si trovano davanti agli occhi un periodo scritto che non si rifaccia alla lista della spesa, e che ecceda le sei parole consecutive, senza un prezzo riportato subito a lato, stralunano gli occhi al cielo come quando sospettano di essere stati intercettati dalla finanza che, per loro, corrisponde a un'aggregazione mafiosa, antagonista alla loro anche se meno organizzata.
Apriti cielo se in questa fila, interminabile per loro, di parole, si nascondesse pure un concetto compiuto e intelligente, da essere confinato subito tra le realtà indefinibili. 
Quando a degli "scrittori", come questi appena descritti, non è chiara una situazione… nel salotto da loro occupato si scatena l'inferno, e tutti si lanciano contro l'intelligenza intrusa, sentendosi dei leoni che inseguono una gazzella zoppa. 
Prende così avvio la sommossa degli appartenenti a un popolo, virtualmente privo di virtù ma che si crede favorito da doti celesti, che ha come obiettivo la distruzione di quello che, ai loro occhi, appare essere il pericolo maggiore per una sopravvivenza letteraria comune, e fors'anche per un attualmente ancora lontano, ma comunque immaginifico destino editoriale, magari pressato in un'antologia dal titolo: "La mafia non esiste, e se esistesse noi non sapremmo riconoscerla".
La prima cosa che questi "scrittori" mettono in atto è un aggregarsi comune sotto la stessa identica opinione, così riassumibile: l'estraneo è un infiltrato venuto qui per mostrare a tutti che lo scrivere libero ha, come indispensabile radice, il rigore a dei princìpi di correttezza intellettuale. Princìpi che sono il prolungamento di altri princìpi, ancora più importanti ed elevati, ai quali tutto l'esistente deve la sua ragione essenziale d'essere.
Nessuno tra gli scrittori mafiosi che scrivono di sé, descrivendo in terza persona le proprie eccezionali qualità intellettuali, si domanda cosa siano dei princìpi, tanto più se questi sono di un ordine universale, dunque applicabili, nel loro legiferare, a tutto ciò che esiste. 
Non hanno bisogno di farlo, perché loro danno al termine "principio" esclusivamente il significato opposto che questa parola dovrebbe avere: non la legge d'amore attraverso la quale l'esistenza è stata donata, ma quella dell'odio per cui sarà tolta.

martedì 21 giugno 2011

Sulla Poesia


Naturalmente non è consigliabile stabilire regole che possano recintare ciò che dev'essere libera, per imposizione data dalla sua stessa natura. La poesia costituisce esempio di questa necessità di libertà, sulla quale è centrata la sua ragione d'essere essenziale. Sarebbe impensabile, per la stessa ragione, definire esattamente cosa sia o non sia la poesia, perché ogni definizione escluderebbe un aspetto senza il quale la libertà di essere della poesia sarebbe negata.
Tutto questo non impedisce, però, di fare considerazioni sui diversi aspetti dei quali, la libertà poetica, si avvale per esprimere le proprie intenzioni.
Ogni poesia ha, in sé, più o meno velati, uno o più significati che stabiliscono il senso, che è direzione interiore del poetare. A questo senso è associata una musicalità, composta dai suoni che accompagnano le parole nel modo di essere accostate tra loro; parole che racchiudono, e nel contempo liberano, il significato da mostrare. Il risultato finale di una poesia sarà dato dall'incrociarsi di queste caratteristiche, dunque dall'accordarsi finale del senso e della musicalità che le distingue, dalla mancanza di senso associata all'assenza di musicalità, dal significato privo di armonia espressiva o dalla sola presenza di sterile esteriorità armonica. La completezza di un significare valori, attraverso la magia della musicalità che costituisce le ali con cui questi valori s'innalzeranno al cielo, o precipiteranno negli inferi, nessuno può definirla definitivamente, perché la poesia non è una chiave che apre al mistero dell'esistenza, ma è uno dei modi in cui il Mistero si concede non per essere svelato.
La poesia è paziente, e si lascia creare senza lamentarsene, perché per essa si lamenteranno i versi con i quali si è voluto storpiarne il fine, quando il suo fine naturale sarà offeso. Il fine di ogni libertà, condizionata dalle parole, è nella Libertà di sommare le parole per esprimere significati che nessuna singola parola può riuscire a trattenere dentro di sé. Libertà che, per essere compresa e utilizzata, deve poter essere anche vista e vissuta dentro di sé, nella dignità data dal sapersi sacrificare la quale, sola, è in grado di contenerla.

giovedì 16 giugno 2011

Auguri mister Brunetta...

Lo scrivere... oggi...


Tutti, bene o male e prima o dopo… scrivono qualcosa. Scrivere è uno dei modi che il bisogno di condividere comunicando ha dovuto scegliere, da quando il parlare ha cessato di essere la via eletta attraverso la quale gli umani si coccolano o si sgozzano. 
Lo scrivere presenta indubbi vantaggi sulla comunicazione verbale, primo fra tutti il non potersi guardare negli occhi. 
Non è difficile capire che quando gli sguardi s'incrociano può accadere di tutto, a esempio che la scrittura possa cedere posto ad altro, e non è raro che questo altro siano feroci accapigliamenti o, più occasionalmente, accoppiamenti animaleschi. 
La relazione che utilizza i suoni, ammalianti o febbricitanti, del dialogo verbale è messa a rischio da un'emotività che richiede maturità raffinata per non finire in zuffa, mentre se le proprie fisse sono stati fissate da inchiostro, sarà più facile controllare gli impulsi sanguinari che seguiranno. Le guerre campali dei tempi che furono lasciarono sul terreno migliaia di cadaveri dalla lingua troppo lunga. 
Oggi, invece, alla fiera del libro al massimo ci sono due o tre omicidi, e sono sempre gli editori che ci lasciano le penne, massacrati in qualche bugigattolo dietro le quinte di un palcoscenico. 
È proprio questo maledetto palcoscenico il centro dei problemi più gravi che chi scrive deve saper eludere.
Dando per scontato che lo scrivere sia molto meno essenziale, come necessità, dell'andare a fare il proprio bisogno al cesso, è giusto e doveroso ricordare che i nostri antenati scrivevano poche cose importanti, anche se queste sono state assai più numerose di quelle che scriviamo noi oggi. 
Un esempio è costituito dalle tavole dei dieci comandamenti, scritte in un'epoca in cui tutto era affidato al sibilare delle parole. 
Ecco che, insieme a quelle tavole, in pietra a sottolineare il peso di quelle prescrizioni religiose, rivelate a genti che ancora picchiavano i propri genitori per rovistare nelle loro povere tasche disadorne, siamo costretti a rammentare che il Padreterno ha scritto quella unica cosa affibbiandone la responsabilità a un altro, Mosè, che da quel momento in poi non ebbe più rapporti sessuali di qualsiasi natura questi potessero essere, lasciando questo serio problema in eredità a tutti i suoi successori, scrittori del futuro.
E qui si presenta da sé la ragione più importante per la quale una moltitudine di individui si arrischia a scrivere di emozioni e considerazioni ipotetiche, più raramente di voglie appassionate.
Dietro a scenari inverosimilmente arzigogolati si cela l'ansia di fare nuove conoscenze da portarsi a letto o, in alternativa, da sdraiare sul sedile di un'utilitaria.
A questo scopo non si hanno remore persino a fare della poesia sdolcinata e melensa mentre, allo stesso inconfessabile scopo, ci si butta addirittura a scrivere delle inverosimili, quanto assurde, cagate prive di ogni dignità poetica, che riscuotono pure un incredibile successone tra un pubblico di imbecilli volonterosi; successo primordiale come è l'ansia repressa che lo ha motivato.
Sono balle per oscurare la verità quelle che affermano essere, la scrittura, il modo più pregiato di fare della cultura. 
Balle che sarebbero capaci di dare un attestato di merito allo sforzo che ha voluto la più grande e diffusa biblioteca di tutti i tempi, più sofisticata, in termini di indagini interiori portate a termine sulla natura umana e divina, di quella alessandrina: la catena di negozi porno che fa parlare male di noi su tutti i pianeti che compongono la Via Lattea, per il momento non ancora siliconata.
Il mio numero di telefono, comprensivo di tariffario, lo trovate sotto le mie note personali. Telefonare per appuntamenti solo quando mia moglie è fuori a fare la spesa...

martedì 14 giugno 2011

La natura della verità


La verità è tanto paziente quanto implacabile, e a nulla aiutano i soldi per comprarle vesti pregiate o scadenti, perché la verità ama la nudità.
La verità è analoga alla nascita di un uomo, ha freddo come lui e piange, quando è sottomessa all'essere riconosciuta dai fatti che le accadono intorno.
È abbigliata a causa della sua sfacciataggine priva di morale, è protetta con fronzoli colorati, è accudita in modo che non sia accessibile a tutti, è immobilizzata nella rigidità che non vorrebbe vederla crescere.
È costretta dalle convenzioni considerate utili alla sopravvivenza, senza che ci si accorga che nulla sopravvive più a lungo di lei.
È circondata da carcerieri crudeli che la offendono senza conoscerne le intenzioni.
La verità non ha intenzioni, a parte quella di non portare maschere.
La verità non prova pietà, tranne quando aspetta il momento giusto per rivelarsi.
La verità non ha bisogno di conoscersi, tranne quando non vede se stessa negli occhi di tutti.
La verità non ama parlare di sé, preferisce lo facciano i fatti.