giovedì 30 aprile 2015

L'armonia con se stessi

L'umanità è quella che è perché ogni essere umano pensa di dover cambiare chi gli sta vicino per poter stare in armonia con se stesso, ma il vero nemico è proprio quel "se stesso" che gli ha dato quel consiglio.

mercoledì 29 aprile 2015

Difetti

Non si può dare per scontato che i nostri difetti siano anche quelli altrui, perché quando lo si facesse non faremmo altro che aggiungere alla nostra persona un difetto in più.

La maieutica socratica

È difficile che una persona intelligente sia anche simpatica; per esserlo dovrebbe tacere, ma se tacesse gli altri penserebbero di essere disprezzati e non degni di considerazione. Così la persona intelligente, non potendo dare ragione agli stupidi, cerca di accompagnarli alla comprensione della verità facendolo attraverso la maieutica di Socrate, consistente nel dare all'interlocutore, facendolo attraverso il porre domande, la possibilità di arrivare da sé a concepire una risposta logica e sensata. Se non fosse che Socrate è stato accoppato proprio per la sua raffinata dialettica, la persona intelligente avrebbe qualche speranza di non essere odiata. 

Una conseguenza logica

È impossibile dare torto a chi crede che la propria intelligenza derivi dall'agglomerarsi del pattume...

Una persona banale

Una persona banale ammirerà la personalità di chi vive in modo da rigettare ogni banalità, ma la detesterà anche, perché rifiutare di cambiare è una banalità da conservare come fosse un valore prezioso... al quale nessuna persona banale potrebbe rinunciare.

Obbligo all'onestà

La persona che desiderasse essere rigorosamente aderente, nel proprio vivere, alle verità conosciute al di sopra del dubbio, tra queste verità dovrebbe avere anche quella dell'obbligo all'onestà.

Causa ed effetti causati

Così come il centro, punto privo di forma e di estensione, contiene in principio la circonferenza che di esso è l'inversione capovolta, la centralità del principio primo comprende tutte le possibilità di non manifestazione e di manifestazione della realtà relativa. È dalla perfezione del centro che si ha l'equilibrio generale dato dalla somma delle imperfezioni particolari dell'universo. La moderna concezione evolutiva, al contrario, ipotizza che le imperfezioni si siano manifestate dal nulla per dirigersi verso la perfezione, con questo negando il necessario legame che unisce il principio alle proprie conseguenze, quando la superiorità di ogni causa nei confronti dei propri effetti non può mai essere negata.

martedì 28 aprile 2015

Disquisizione semi seria sugli stati postumi dell'essere umano

Credo tutti abbiano pensato, almeno una volta, che la situazione postuma di un essere umano debba essere molto noiosa, anche se la noia è senz'altro preferibile alle torture. Se poi fosse protratta in eterno ci sarebbe da spararsi un colpo in testa, se ci fosse una testa per farlo. Quello che è prospettato come Paradiso è una dimensione dell'essere e certamente non un luogo, perché se fosse un luogo risentirebbe di tutte le limitazioni tipiche delle posizioni geografiche: di qui non si passa, ma di là potete andare, gira di qua, spostati di là, non disturbare, vai a pregare da un altra parte etc. etc. L'incongruenza di tutto questo è fin troppo evidente ed esclude l'idea paradisiaca o infernale che, per ragioni di ordine sociale, le chiese di tutte le fedi diffondono. Così ci si immagina di andare a riposare, in un sonno lungo un'eternità, senza sogni che diverrebbero presto incubi, stesi in una rilassatezza priva di crampi, immersi nel buio di qualcosa che ricorda il sonno profondo quando si è senza una possibilità di risveglio. Neppure il "buon senso" comune mette in discussione queste assurdità, e tutti si accontentano di vivere il più a lungo possibile, anche strisciando nel dolore, così da rimandare la noia eterna - quando andasse bene - o la dannazione eterna - nella maggior parte dei casi che andranno così-così. I preti, di fronte a queste problematiche tacciono, oppure dicono che, forse, nemmeno Giuda stia all'inferno e che se anche un inferno ci fosse... esso sarebbe senz'altro vuoto, in virtù della misericordia divina. Come dire che Cristo, quando descriveva lo stridore di denti dei dannati, era un inguaribile pessimista, tanto buono e amorevole da voler spaventare a morte i cattivoni raccontando un sacco di balle.
Ma come staranno le cose che la vita si guarda bene dal voler rivelare?
Saremo inseguiti dalla nostra crudele coscienza, o dormiremo il sonno dei giusti? 
Non mi pare che il sonno sia così associabile alla consapevolezza di chi è un giusto...
Perché le sacre scritture sono tanto restie a dirci che accadrà dopo la morte?
Le scritture più antiche, i Veda indù, descrivono i passaggi essenziali degli stati postumi dell'essere, ma lo fanno stando sul piano dell'analogia che questi stati hanno con l'esistenza manifestata, diversi tra loro in dipendenza della maturazione interiore di ognuno. Stati molteplici che escludono la ripetizione, perché nulla nell'universo si ripete, e nemmeno le nuove esistenze ripercorreranno stati già vissuti, come è per noi umani lo stato umano.
Dovremo attendere la fermata del Bus per poter scendere e ammirare il panorama, nel frattempo sarà meglio riflettere sul fatto che nell'esistenza nulla sparisce nel nulla, così come nulla si crea dal nulla. 
Significa che saremo obbligati a essere fintantoché non saremo così perfetti da non essere più dei semplici esseri individuali.
Questo lascia immaginare che gli stati postumi di un essere dipenderanno da quello che un essere è, e non da come si sente il suo vicino di casa.

Sofferenza priva di voce per chiedere pietà.

Ciò che è non può cessare d'essere. Siamo tutti condannati a dover vivere fino a quando la perfezione raggiunta non ci farà superare le limitazioni date dall'essere all'interno della manifestazione della realtà. C'è una sola uscita dalla valle delle lacrime, della falsità e della paura: quella data dalla perfezione implicita nelle nostre potenzialità. 
Altro che accontentarsi di ciò che si è, perché sarebbe un gioire del male.
Ognuno deve scegliere, siamo lasciati liberi di farlo per questa ragione, e la scelta è sempre tra il bene e il male, tra il nostro egoismo e l'aiutare chi ha bisogno, aiutando non per avere in cambio aiuto o soddisfare altri interessi. 
Aiutare perché è l'universo intero che ci aiuta, mettendoci nelle condizioni di poter aiutare a nostra volta.

Chi ruggisce di cattiveria, chi ruba, chi uccide, chi violenta e odia si cuce addosso la camicia di forza ordita dal male, lo stesso che lascerà la sua stretta solo per far precipitare i malvagi nel baratro senza fondo della sofferenza priva di voce per chiedere pietà.

lunedì 27 aprile 2015

Sono in molti a credere che il destino di ognuno sia già stato scritto...

In molti lo pensano perché questo li alleggerirebbe delle responsabilità che accompagnano qualsiasi decisione presa e atto compiuto. In realtà se il destino fosse già scritto nessuno sarebbe libero di scegliere e il vivere sarebbe analogo all'ingranaggio di un orologio che nessuno potrebbe aggiustare. La realtà relativa è necessariamente conseguenza di una causa che l'ha determinata, perché nulla nasce dal nulla, e sempre la causa è superiore agli effetti che essa determina. Questo indica che se la realtà è relativa la sua causa non appartenendo a quella relatività... relativa non sarà. Anche all'interno della relatività la causa non partecipa ai suoi effetti e questi ultimi non possono intaccarla. Ovviamente essendo la causa prima non relativa essa non sarà soggetta al tempo né all'estensione spaziale, dunque nella Realtà assoluta tutto è nello stesso eterno istante privo di durata. Questo significa che la Realtà assoluta conosce tutto al di sopra dello scorrere temporale, ma questo conoscere tutto non significa a propria volta che questo tutto atemporale sia cristallizzato e solido. Significa, invece, che l'Assoluto conosce le ragioni del cambiamento operato da chi vive momento per momento. In questo senso, e soltanto in questo sta la consapevolezza assoluta che ha l'Assoluto. 

sabato 25 aprile 2015

Temibili ripartenze

Qui, con l'avanzare del tempo le cose stanno prendendo una brutta piega: insieme agli anni si consumano anche le speranze di cavarsela a buon mercato, e il tempo pare non provare rimorsi nel suo pretendere di consumare  il superfluo. Con l'età, che scava le rughe dando al viso la smorfia della disillusione, si acuisce il timore di aver sprecato tempo ad accumulare idiozie che non hanno saputo lenire il dolore del vivere, e come sabbia scivolano via dal pugno chiuso dell'ego, lasciando intatta la rabbia che si prova per ciò che non si è realizzato di quanto era possibile fare per essere persone migliori. È questa la ragione dell'incattivirsi di molti anziani, che se la prendono col Cielo che non li ha favoriti, non volendo commettere ingiustizie. La morte, in mezzo a tutte queste mancanze, pare essere più vicina a un dover ripartire, che non all'essere arrivati.

giovedì 23 aprile 2015

Di che dovrei lamentarmi?

Dentro di me le lamentele regnano. Riguardano la mia famiglia che mi ha cresciuto nella paura e nella violenza, i pochi amici che detestavano la mia intelligenza e mi hanno lasciato appena è loro convenuto, la scuola che ha tentato di appiattire le caratteristiche peculiari alla mia personalità, il lavoro che mi ha costretto ad assistere alla vigliaccheria di troppe persone e al Cielo, che in questa vita del cazzo mi ci ha calato. Nei rari momenti di lucidità, però, sono costretto ad ammettere che tutto questo è servito a darmi la possibilità di scegliere tra l'essere come le persone che detesto, oppure come i pochi che mi hanno commosso per la loro capacità di sacrificarsi per il bene comune. Per questo, quando sento di aver l'obbligo di ringraziare per la vita che ho, prima alzo gli occhi al Cielo, e poi sorrido di felicità ricordando che c'è mia moglie accanto a me.


mercoledì 22 aprile 2015

Uguali nell'essere diversi

Il Mistero nel quale è immersa l'esistenza è come un fuoco del quale gli esseri sono scintille, ognuna diversa dalle altre, ma tutte con lo stesso fuoco dentro.

Un fuoco che tutto incendia, ma che non può bruciare se stesso. Per questo il Fuoco non può decidere di estinguersi e le scintille non possono spegnersi, perché il Fuoco del Mistero è eterno e infinito, e le scintille che vagano alla ricerca di comprendere la propria natura è al Fuoco che dovranno guardare, senza sperare di poter placare la propria ansia, spegnendosi nelle proprie lacrime.

martedì 21 aprile 2015

Adesso scrivo una storiella Zen così come mi viene, senza ragionarci sopra...

Due tizi camminavano appaiati nel bosco. Avevano lo stesso passo, ma poiché il sentiero era stretto uno dei due era costretto a calpestare rami e foglie e a inciampare contro i cespugli. Ben presto l'uomo sul sentiero distanziò l'altro il quale riprese a camminare sullo stesso sentiero.

— Perché mi stai seguendo?— gli disse scocciato quello che stava davanti

— Se non ti va che io ti segua lasciami il passo, condurrò io— rispose quello dietro

I due si scambiarono di posto, gelosi l'uno dell'altro, e continuarono a scambiarselo molte altre volte, perché nessuno era soddisfatto del posto che gli era stato assegnato dal Cielo.

Nessuno dei due si ricordò più dove stava andando, perché entrambi avevano creduto fosse più importante arrivare per primo.

L'unico a non perdersi fu il sentiero.

Nulla supera l'amore

Nulla supera l'Amore. L'Amore non è cieco, ma è la massima espressione dell'Intelligenza universale. È cieco chi scambia per amore il proprio bisogno di essere amato.