sabato 15 ottobre 2011

Nonostante tutto

Qualcuno, giovane o anziano che sia, riesce a ipotizzare che la realtà sia conseguenza della solidificazione di una menzogna?
È lecito credere che non sia la verità a sostenere l'universo e, con quello, ogni suo infinitesimo componente?
Verità non significa buono o cattivo, ma indica obbediente alla libertà che, per realizzarsi, ha bisogno di sbarre che la rinchiudano.
Ognuno di noi è prigioniero di se stesso e sbarra per qualcun altro. Il nostro esistere comporta responsabilità, diritti e doveri funzionali a un fine che non può essere diverso dalla finalità verso la quale la vita intera tende l'arco delle proprie possibilità.
La Perfezione, per essere totale, deve mettersi alla prova nell'imperfezione. Ognuno di noi è la conseguenza di una Perfezione che affida le sue ali ai nostri muscoli, il suo orizzonte ai nostri occhi e nasconde la volontà nelle leggi eterne che riempiono i cieli.
Leggi che si affidano al donare per avere e all'avere per donare.
Chiunque contrasti, nella libertà che gli è concessa, la Libertà del tutto, dovrà lottare contro l'universo intero che lo ama nonostante tutto.

martedì 11 ottobre 2011

Intelligenza universale e intelligenza individuale


L’intelletto totale di un individuo non è sovrapponibile alla razionalità di cui questo individuo è capace, e non è neppure necessariamente in contrapposizione con la sua sfera sentimentale, nella quale le emozioni sono generate. La razionalità è frutto della logica, ed è il modo nel quale la possibilità di indagare la ragione d’essere della realtà, chiamata anche intelligenza individuale, si attua a partire da presupposti i quali non sono necessariamente razionali e logici. Così, quando questi presupposti non corrispondono ai princìpi attraverso i quali la verità è attuata… logica e razionalità vanno a farsi benedire producendo risultati incoerenti. Cosa consente all’individuo di far procedere, attraverso i princìpi della logica, la consequenzialità di pensiero partendo da supposizioni che possano vantare la loro sovrapponibilità alla verità dei fatti?
L’intelligenza che suppone è un’intelligenza che si trova a essere sul piano della supposizione e, dunque, dell’idea e dell’invenzione personale. Si può essere molto intelligenti senza avere certezze sui princìpi essenziali che ordinano l’esistente, quelli definibili come universali perché applicabili all’intera manifestazione della realtà relativa.
L’intelligenza individuale è conseguenza di quella universale, che è suo principio e sua causa. In quanto individuale si pone sul piano in cui l’individuo agisce come individuo. Partendo dall’intuire individuale l’intelligenza si muove dalle ipotesi generate, e attraverso il principio di non contraddizione e le correlazioni analogiche che stabilisce con la realtà, considerata nel particolare dei suoi componenti o nei suoi aspetti generali, per deduzione o per induzione trae le sue conseguenze, alle quali l’individuo attribuisce il carattere che deve avere, per lui, la ragione.
Spesso il risultato così ottenuto è in conflitto con i sentimenti dell’individuo la cui mente ha prodotto, attraverso il ragionamento impropriamente definito “razionale”, convinzioni personali e soggettive… che sono definite “oggettive”.
L’intelligenza individuale è come un carro armato, condotto da un soldato bambino, che ignora le ragioni della guerra che sta combattendo.
C’è un altro genere di intelligenza, che sovrasta quella alla quale ha accesso l’individuo che si affida al ragionamento incapace di individuare i princìpi dai quali procedere, ed è l’intelligenza universale.
È, questa, l’intelligenza che intuisce attraverso l’immediatezza data dal poter comunicare col centro di sé.
Questa comunicazione non avviene attraverso il pensiero, ed è frutto di un intuire superiore che è caratteristica dell’intelletto universale che attua le sue possibilità nell’individuo in grado di utilizzarlo, e questo a causa di qualificazioni spirituali che lo hanno messo nella condizione di potersi aprire all’intuire superiore di cui l’intelligenza di ognuno è capace.
Quando il canale di comunicazione tra l’intelletto universale e quello individuale è stato aperto dal Mistero assoluto, la personalità spirituale e centrale è di fronte all’individualità periferica razionale e, quest’ultima, deve scegliere se continuare a formulare ipotesi o piegarsi alla Verità indiscutibile conosciuta senza la mediazione della mente.
L’individuo è sempre libero di scegliere, perché il Mistero assoluto è Libertà assoluta che tutto può, tranne che contraddire se stessa negando all’individuo la libertà di decidere per se stesso.
Quando è stata scelta la possibilità di essere liberi la consapevolezza dei princìpi è assoluta, e si vedono le ragioni che ordinano il manifestarsi del tutto e le leggi universali che ne stabiliscono la modulazione del movimento. Non è, questo vedere, corrispondente alla consapevolezza di ogni cosa, ma corrisponde al primo passo che è l’entrata cosciente nel Mistero centrale, il Quale è anche il principio e la ragione d’essere di ogni realtà. L’individuo che ha scelto di poter essere libero, attraverso il sacrificio della propria esteriorità, non ha più bisogno di affidarsi a ipotesi personali, né il suo sentire emozionale può più distinguersi dalla sua ragione sovra razionale la quale, da quel momento in poi, potrà contare su una logica che procederà da princìpi assolutamente certi. Di una Certezza assoluta analoga all’infinità interna del Mistero assoluto, la quale non può esaurirlo.

lunedì 3 ottobre 2011

La visuale metafisica sulla questione della precedenza creativa tra uovo e gallina


La questione sollevata dal bisogno di sapere se sia nato prima l'uovo della gallina, oppure la gallina prima dell'uovo, è data non dal chiedersi quale debba essere la paternità logica e temporale nel rapporto tra madre e figlio.
È dovuta, invece, alla necessità di chiedersi se nell'universo sia stato possibile che un uovo qualsiasi possa essere nato prima dell'essere che può generare questo uovo. Il problema deve essere osservato attraverso le sue estreme conseguenze. Significa dover risalire alla prima presenza di un essere nell'universo. Ora, se si optasse per la gallina resterebbe da pensare che sia comparsa per creazione immediata, ovvero che una volontà superiore al suo effetto (in questo caso l'effetto sarebbe stata la gallina) abbia generato il bipede facendolo comparire dal nulla. Se si ipotizzasse che è l'uovo a essere comparso per primo... allora non cambierebbe nulla, perché la conseguenza dovrebbe implicare che l'uovo sia comparso all'improvviso. In entrambi i casi gallina e uovo si equivarrebbero rispetto alla soluzione da trovare in riferimento alla creazione. Ipotizzando, invece, una comparsa generata dall'evoluzione... le cose non varierebbero e il mistero resterebbe tale. Questo perché supponendo che da qualcosa sia nato qualcosa, anche se questo qualcosa fosse stata solo un'infima particella di materia iniziale, sia l'uovo che la gallina di quella minuscola inezia sarebbero la conseguenza evoluta. Ci si troverebbe, in tutti i casi, a dover spiegare da dove la particella di materia arrivi. Ora, lo si capisce facile, non importa più conoscere l'albero genealogico di uovo e gallina, perché il problema della precedenza dell'uno sull'altra si confinerebbe da solo nelle questioni secondarie, irrisolvibili quando non si risolvesse prima l'origine della materia. Gli scienziati asseriscono ci sia stata una sfera di materia compressa che, deflagrando nel Big-Bang che hanno immaginato, abbia dato modo, anche alle loro intelligenze, di essere. Ma da dove è venuta quella particella non lo dicono e fingono che non sia importante saperlo. Per gli scienziati, come per un geometra, non conta sapere da dove è nato il terreno sul quale si deve costruire una casa, nel caso degli scienziati... una teoria. Può, un'intelligenza che sia davvero meritevole di definirsi tale, accontentarsi di questa spiegazione? 
La mia no che non si accontenta.
Ora mi addentrerò nella dimensione dove la logica non si fa fregare dalle lauree appese in salotto, la dimensione dove la minima contraddizione trovata le rovina la digestione di un pensiero.
Noi tutti viviamo sottomessi al tempo, che è il modo nel quale la durata si esprime nella molteplicità di un'interminabile istante, sempre uguale a se stesso nel replicarsi in modi sempre diversi, di una diversità che, però, non ha il potere di cambiare la natura dell'istante, la quale non è modificabile, ma riesce a modificare la natura e la percezione che si ha dell'istante, in funzione di ciò che nell'istante vive o muore. Dunque nello stesso istante è contenuta la vita e gli accadimenti che si susseguono, ma anche, e nello stesso tempo, vi si trova l'immobilità sempre uguale a se stessa. Questo è il convivere dello scorrere che muta e del perenne presente che non si muove. Il punto di equilibrio di entrambi questi aspetti dell'essere, complementari tra loro, è il centro del ruotare del loro esserci. Una centralità che è a entrambi superiore, e che non è toccata da entrambi gli obblighi, sia quello dello scorrere che dello stare immobile.
È questa la centralità, che è unità sempre uguale a se stessa per tutti i diversi, nella quale potenza e atto sono un'unica cosa. È qui che la potenzialità degli embrioni che pulseranno di vita, per il solo fatto di potersi esprimere si esprimeranno, e lo faranno in armonia con le potenzialità di ognuno, nella ricerca dell'equilibrio armonico particolare, elemento di quello generale. Ogni realtà è diversa da ogni altra, pur mantenendo la stessa causa, centrale e identica a se stessa in tutte le forme differenti. In questo centro avviene il miracolo dell'Uno che moltiplica le sue rifrazioni cangianti, in obbedienza alla necessità data dal bisogno di diversità e nel movimento ciclico impresso a questa diversità dai princìpi universali.
Princìpi che agiscono come assi fissi attorno ai quali il vortice immane dell'esistenza ruota, rispettando una proporzione ordinata gerarchicamente la quale è obbediente alla legge di armonia ed equilibrio che tiene ordine e disordine nella necessità di reggersi reciprocamente, affinché la musica delle sfere sia nella totalità della perfezione relativa, figlia della Perfezione assoluta. In realtà poco importa quale sia stata, in una dimensione temporale, la prima rappresentazione di un essere, perché la logica non può rifiutarsi di prevedere che nell'aspetto immobile dell'istante, perennemente identico a se stesso, si formi ciò che chiamiamo vita, e da quella immobilità essa inizi a pulsare nell'altro aspetto del tempo, quello sottomesso allo scorrere della durata. Il tempo non ha soltanto determinazioni quantitative, ma è anche soggetto all'aspetto datogli dalla qualità in dipendenza del momento in cui il suo scorrere si trova, all'interno del ciclo corrispondente. Obbedendo alla spirale il tempo inizia lentamente e si velocizza fino al raggiungimento del culmine della spirale. In quel punto, privo di durata ed esterno al ciclo, si invertono i poli e il movimento ricomincia all'interno della durata. Il tutto avvenendo senza soluzione di continuità. Dunque se si considererà la questione sulla precedenza dell'uovo o della gallina all'interno della durata non si potranno avere risposte, perché il problema non può trovare soluzione  a causa di non rappresentare, nella sua totalità, il problema da affrontare. Per essere completo il problema deve prevedere il lato sovra-temporale che è parte del tempo e che mai lo abbandona. Ecco dove avviene la creazione, ed è in quella centralità che tutto ha la sua ragione essenziale d'essere, trovando la sua origine e il suo fine.

sabato 1 ottobre 2011

Sull'uovo e la gallina

Di sicuro al piccolo uovo che si stava schiudendo al riparo di un filo d'erba la questione su chi sia nato prima tra l'uovo e la gallina sarebbe parsa una perdita di tempo, perché la quaglia che stava per guardare il cielo non aveva l'aria di essere una gallina.
Strana forma ha l'uovo; sono evidenti i suoi tentativi di rappresentare l'equilibrio nella sua forma più fragile, e se non fosse per le uova di struzzo ci sarebbe anche riuscito.
Strano canestro pieno di uova è l'universo, forme imperfette che si chiedono cosa la perfezione debba essere.
Comunque, alla quaglia, porsi troppe domande pareva un atteggiamento sconveniente nei confronti di un mistero il quale, era sicuro, stava volentieri nascosto.
Pareva quasi che il suo stare celato agli occhi del mondo favorisse il moltiplicarsi dei guai.
Intanto l'uccellino forzava, all'interno di quel guscio misterioso, nel tentativo di romperlo.
Pareva quasi che la vita servisse a rompere il guscio che impediva la vista del cielo.
Un Cielo dalla volontà immobile, ma capace di far girare le uova, e non solo quelle.
Un Cielo che metteva, tra Sé e le cose che cercavano di riempirlo, distanze incolmabili.
Alla fine l'uovo si ruppe, sotto i colpi datigli dalla vita, e due occhi troppo grandi misero a fuoco la propria incapacità a capire le ragioni che rompevano altre uova.
Poco lontano un altro minuscolo essere strisciava nel prato la sua fatica di vivere, senza domandarsi alcunché, inebriato dal profumo di cibo che lo circondava.
La quaglia vide quel muoversi, sentì il suo odore e, alla fine, anche il suo sapore.
Strana cosa la vita che, per continuare a vivere, doveva morire.
Strani esseri gli esseri che, per essere felici, dovevano togliere felicità ad altri esseri.
Pare quasi che la ragione d'essere della vita non viva all'interno del vivere, e che la ragione d'essere della morte non muoia dentro la morte.

giovedì 29 settembre 2011

Il perché del mio scrivere

Occasionalmente accade che chi scrive, per passione e non per lavoro, si chieda quale sia la ragione essenziale del proprio scrivere.
Non è come il chiedersi per quale motivo si vada al cesso al mattino; in questa ultima eventualità passione e lavoro condividerebbero la stessa valenza.
Tra le innumerevoli ragioni che vogliono soddisfazione dalla scrittura una è la mia preferita, e credo sia quella che le dita stringono quando si sventola il ventaglio costituito da tutti gli altri motivi: io scrivo per me stesso.

— Oh oh...— si dirà
— Che idiozia!
— Che scusa puerile
— Tutti sanno che il pensare esaurisce le funzioni del dialogo con se stessi
— Perché lasciar tracce così sconvenienti di sé?—

— Perché io non scrivo per avere in cambio una convenienza— risponderei... se fosse del tutto vero. 

Invece una convenienza c'è ed è data dal fissare, nero su bianco, concezioni migliorabili nel tempo che io trascorro cercando di migliorarmi.
Il pensiero scolpisce se stesso attraverso le emozioni che suscita, ma non è l'emozione il faro che cerco. Troppo mutevole è il sentimento perché possa sperare di rappresentare valori immutabili, e io scrivo per destabilizzare un errore. 
L'errore che si commette quando ci si affida soltanto all'emozione, nella speranza di riempire un vuoto di valori.
L'ovvietà criminale che consiglia di andare dove porta il cuore è, dal mio punto di vista, analoga a quella che assicura il lavoro renda liberi.
Il vero cuore è quello che non contraddice la ragione, e la vera ragione è quella che senza il cuore si rifiuta di agire.
Che l'esistenza corrisponda a una donazione solo chi ruba non lo sa, e questo dev'essere sufficiente per associare al sacrificio di sé un valore che il sacrificare gli altri non ha il diritto di rappresentare.

Io scrivo, ogni volta, per ricordarmelo.

lunedì 12 settembre 2011

Cos'è la Certezza assoluta


Nulla, a questo mondo, è certo, neanche questa frase... 

La vera Certezza è a disposizione solo di chi è certo di riuscire a rinunciare alle proprie certezze, perché la Certezza non è mai una proprietà individuale, ma è universale a causa dell'obbligo dato dal dover comprendere tutto ciò che è incerto. La Certezza, per essere assoluta, ha la necessità di conoscere, al di sopra di ogni dubbio, i princìpi universali che ordinano la manifestazione della realtà relativa. Princìpi che sono al grado minimo di relatività in quanto prime espressioni della volontà dell'Assoluto senza nome. Dalla consapevolezza dei princìpi in poi la profondità del conoscere è in dipendenza della capacità di applicare con rigorosità, al proprio essere e alla propria vita, le conseguenze di questo conoscere fuori da ogni dubbio. La Certezza non è la fede, e non è neppure il credere o il non credere, ma è il modo di un conoscere che ha la stessa natura dell'Infinito, assolutamente perfetto, e che non può esaurire l'Infinito.

lunedì 22 agosto 2011

Catechesi miniaturizzata


Agli scienziati era sembrata l'unica soluzione possibile, per istruire le macchine al rispetto dei valori essenziali che guidano da millenni l'agire di un'umanità tesa a soddisfare il bene delle collettività. 
Neppure le frange minoritarie, in disaccordo sulla convenienza dell'opportunità di legare i robot all'ordine imposto dai princìpi, spirituali e teologici, riuscirono a immaginare gli auspicabili risvolti negativi, correlati a una catechesi impostata da microchip algoritmici. 

— Ogni regola è traducibile in sistemi ciclici di calcoli matematici, che possono escludere il male dalle priorità esistenziali di macchine generate dagli stessi calcoli!— 

Mi pareva ancora di sentirlo, intatto nel suo essere perfetto, il discorso dell'alto Prelato, emanato in video conferenza, dal palco centrale del Concilio dei Saggi dell'Unione... 

— Non si tratterà della dissacrazione dei nostri simboli trascendenti, perché la vita, anche quando è meccanica, ha delle ragioni d'essere che devono consacrarsi alla virtù!— 

Un discorso così convincente e scorrevole che ricordava la danza armonica degli ingranaggi semi-conici a libero scorrimento, quando sono legati tra loro da un bagno lubrificante di olio sintetico, magneticamente polarizzato... 

L'esperimento fu condotto, per ragioni di sicurezza, da un apparato di computer edificato su una luna di Giove a basso contenuto di sostanze gassose. Fu coordinato in modo che la volontà dell'uomo non potesse deviarne le conseguenze da lontano, e fu chiuso alle indagini esterne per dieci lunghi anni. 
Non c'erano altri modi per evitare interferenze che potessero modificare il risultato dell'introduzione della spiritualità nel microchip centrale, che batteva i suoi ritmi liberi nel petto dei nuovi e futuri servitori del Bene. 

Allo scoccare dell'ultimo giorno di sperimentazione una delegazione di Prelati e Saggi allunò sul satellite di Giove, e un meraviglioso miracolo spalancò i loro occhi assonnati dal dubbio: sulla collina più alta, che dominava la cittadella meccanica, si ergevano tre croci in titanio, che offrivano al buio cosmico tre luccicanti robot, avvitati a un pianto che l'esistenza aveva, fino a quel momento, risparmiato loro.

venerdì 19 agosto 2011

Sindrome


Un aggregato orribile, quale io sono, ha scoperto, oggi, che ciò a cui dava più importanza è solo il risultato di un assemblaggio di elementi, che si distinguono per il loro alto grado di instabilità individuale, con ginocchia che tremano al cospetto di un universo la cui caratteristica principale è racchiusa in un'inafferrabile certezza centrale, priva di peso e misura, che abbraccia una moltitudine indefinita di incertezze, gravide di dolore. Neppure il fatto che la somma di tutte queste perfezioni azzoppate corrisponda a un risultato maggiore di questa somma, riassumibile nella stabilità armonica totale, riesce a consolare la disperazione di essere nella condizione di infime realtà individuali, composte da pezzi uniti solo perché combattono realtà a loro esterne.
Sono un corpo fatto di penosa materia, che conserverebbe il proprio gelo cosmico se non fosse riscaldato da un'anima, psichicamente disadattata, ma motivata da uno spirito, anche se indifferente e centrale, che critica in un amorevole silenzio.
La perfezione vera non è un merito, ma un dato di fatto che non è di questo mondo, e chi, come me, arranca alla ricerca di un equilibrio che sia decente e dignitoso, non può fare altro che piegarsi a eventi che sembrano accadere per allontanargli l'anelato riposo.
Sono stanco, ma ora non posso distrarmi, devo mutare la forma dei miei recettori in modo che sorprendano il nuovo vaccino per rendere vana la sua azione repressiva. 
La mia mente non sopporterebbe una sconfitta, ed è disposta a odiare con tutta se stessa. 
Il mio spirito si aspetta che io debba combattere per riuscire a diffondere l'infezione di cui sono portatore, ma so che non sorriderà per la mia vittoria anche se, dopotutto, non è per far questo che mi ha fatto nascere?

domenica 17 luglio 2011

Analisi del Non possibile


Non l'avrebbe detto a nessuno, almeno non prima di aver terminato la "Divisione infinitesimale". Nessuno scienziato umano l'aveva mai fatto prima, ma lui non era umano, anche se lo sembrava. L'avere inventato lo strumento che gli consentiva di dividere ogni realtà suscettibile di essere divisa lo esaltava, perché quella era l'unica via che conduceva alla scoperta del mistero del Creato, al raggiungimento dell'esatto momento nel quale la creazione assume la sua prima forma. Si era avventurato in quella ricerca dopo essersi accertato che tutto ciò che è esteso è anche necessariamente divisibile, ma per dividere occorreva disporre di un'energia così sottile da non poter essere divisa a propria volta, non estesa dunque. Altro che atomo o quark, particelle ancora incommensurabilmente grandi rispetto a quello che il suo strumento poteva dividere sezionando. Maneggiare un pensiero così sofisticato come il suo, l'unico in grado di operare il cuore di Dio, non era facile, e la mano gli tremava ancora, ma presto sarebbe arrivato l'infermiere con quella magica pastiglia rosa, e avrebbe potuto riprendere il suo sezionare, seguendo l'ordine maniacale che si era imposto.

Al centro di una Giustizia


Nell'armonia dell'equilibrio cosmico generale, che consente all'universo di esistere insieme al suo enorme carico di disarmonie e ingiustizie particolari, ogni essere si sente al centro di un'ingiustizia, quando è fortunato, e di una moltitudine di ingiustizie quando è sfortunato. La cosa migliore che può capitare a ognuno è quella di riuscire ad accorgersi di essere al centro di una giustizia più che cosmica, che non ha nulla a che fare con la fortuna o la sfortuna.
Una giustizia che, per essere perfetta, deve includere tutte le possibilità di essere ed escludere soltanto la contraddizione alle sue proprie leggi.
Leggi perfette che consentono l'imperfezione e la sua cura.
È per questo che ogni imperfezione sta al centro di una Giustizia.
È sempre per la stessa ragione che è conveniente accorgersene.

Sotto al Mistero


Di fronte al Mistero ogni ipotesi sta sullo stesso piano sul quale tutte le ipotesi devono stare, quello del dubbio. Eppure… eppure anche tra i dubbi è possibile stabilire una gerarchia data dal grado di credibilità che ogni dubbio è indotto a ostentare di sé. Naturalmente nel regno dove il dubitare è indice di regalità il fine è rappresentato dalla Certezza priva di dubbi, ed è un po' come dire che il fine di un forno è il cibo crudo.
La logica è l'arma con la quale si minaccia la riservatezza nella quale il Mistero si nasconde ma, purtroppo per l'arma, l'unico proiettile del calibro adatto per convincere la verità ad arrendersi è costruito dalla stessa fabbrica che ha forgiato i princìpi universali che consentono alla Verità di esistere. Senza la perfetta conoscenza dei princìpi universali ai quali l'esistenza è sottomessa ogni verità resterà molteplice e parziale, mutilata della propria, inesprimibile, essenza centrale.
Il Mistero è assoluto, infinito ed eterno, e quando la Certezza priva del dubbio sarà raggiunta da un essere individuale, essa avrà la stessa natura del Mistero, altrettanto assoluta infinita ed eterna, e non potrà esaurirLo, né potrà essere comunicata ad altri individui che non la conoscano già.

domenica 10 luglio 2011

Libertà difettose


Avrebbe potuto essere la scoperta più sensazionale di tutti i tempi, non fosse stato per quel piccolo difetto che ne avrebbe dovuto sconsigliare l'uso su scala planetaria.
D'altronde la specie umana, che conosceva bene le problematiche legate alla fuga dalla realtà, quotidiana e oggettiva, non avrebbe potuto prevedere, prima di averle sperimentate, quelle riferite alla possibilità contraria a quella: la trasformazione della realtà soggettiva e interiorizzata, quella del sogno, in realtà oggettiva e condivisa da tutti. Dopo che, per un puro accidente, fu intravista la possibilità che ci potesse essere un canale aperto di comunicazione tra i due modi di essere dell'incoscienza umana, si scatenò la ricerca scientifica per individuare il punto di contatto tra le due realtà, così lontane tra loro, che avrebbe consentito di assegnare una solidità dimensionale al sognare, in modo da trasformarlo in un più alto grado di verità, prossimo al Centro di ogni cosa, oggettivamente esperibile nei modi riservati allo stato di veglia.
All'inizio della ricerca gli scienziati cercarono di individuare le nano-particelle di antimateria ritenute essere la causa immediata della materia. Si ipotizzò che l'esistenza fosse, prima di divenire la realtà che conosciamo, contenuta in principio, dunque al livello di pura potenzialità, in ciò che si era convenuto chiamare "Non esistenza", per l'impossibilità di nominare una Realtà di principio non ancora affermata nel regno della quantità. La conseguenza fu l'ipotizzare che, per trasposizione analogica, alla materia dovesse corrispondere una sorta di antimateria che la contenesse in forma pre-esplosiva. Questo ramo della ricerca fu abbandonato quando divenne evidente, a causa della raffinatezza dei nuovi strumenti di misura, che ogni elemento esteso, solo per il fatto di essere esteso, deve essere divisibile indefinitamente, e le parti ottenute da questa divisione avrebbero mantenuta integra la propria positività, impossibilitata a trasformarsi in negatività. Questo fallimento, sul piano squisitamente materiale, indusse la scienza a cambiare il livello di realtà sul quale indagare.
Il movimento successivo riguardò l'uso di alcune droghe psichedeliche, che avevano la caratteristica di trasformare la quotidianità in sogni, ma l'avanzamento previsto fu interrotto perché lo spostamento di coscienza si dimostrò insensibile a un'inversione parametrica degli effetti in questo modo ottenuti.
Infine, esaurite le speranze di concretizzare l'affascinante teoria del passaggio di stato che avrebbe consentito di sognare le stelle per renderle più vicine, ci si diresse verso quella, ritenuta da molti, essere l'ultima spiaggia percorribile dal fantasticare umano, quella della ricerca interiorizzata.
Furono rastrellati gli individui mostratisi in grado di vincere le leggi fisiche gravitazionali, e li si sottopose a una forsennata sperimentazione. Nei laboratori statali dell'intero pianeta si poterono osservare esseri che levitavano nell'aere come non avessero avuto peso.
Tra loro c'erano maestri spirituali seguaci delle più svariate dottrine, così fantasiose e anti-scientifiche da far sperare in un possibile successo della materializzazione del sognare.
Tra costoro il potere di spostarsi nello spazio, attraverso il dono dell'ubiquità, era spesso presente e fu studiato a fondo, fino a carpirne il segreto.
Purtroppo, insieme a questo segreto, si scoprì anche che l'ubiquità aveva insopprimibili contro-indicazioni date dalla qualità del sognare che la consentiva.
Il difettuccio che ha condotto la presente umanità alla rovina è contenuto nell'altra faccia del sognare, quella che sopprime la libertà costretta dalle leggi armoniche dell'universo, per sostituirla con un'altra libertà, certamente priva di costrizioni e leggi ordinatrici, ma che ha consegnato la vera libertà alla volontà del male.

venerdì 8 luglio 2011

Umani


Si nasce e si muore; in mezzo ci siamo noi, misteriosamente chiamati "umani", non si sa da chi, ma è forte il sospetto che siamo stati noi stessi a definirci in questo modo che trabocca di tenera auto-comprensione, nel senso del dover essere capiti, anche da noi stessi, quando non si fa il bene del prossimo.
Il dubitare non si ferma qui, perché coinvolge molte altre questioni che ci riguardano, sia nella visuale generale data dall'essere una specie ipocrita, che nel particolare dell'essere individui piuttosto stronzi. Da questo realistico quadretto dobbiamo salvare i rari individui che umani non sono più, a causa del loro aver rinunciato a esserlo. Sono, queste ultime, delle personalità santificate non dagli umani, ma dalle scelte fatte, orientate al sacrificio di sé.
Gli umani non hanno mai mostrato di apprezzare il termine "sacrificio", un po' a causa della sua radice latina - sacer - che esprime il senso del "Sacro" trascendentale che oltrepassa ogni limite, e un altro poco per la desinenza che ha questa parola, e che è sempre latina, la quale indica la necessità del darsi da fare - facere - per rendere sacro ciò che ancora non lo è: l'uomo.
L'essere umano, obbedendo a una legge che vuole siano tutte le cose uniche scomponibili in due aspetti, tra loro opposti e complementari, è considerabile nella centralità che caratterizza la sua universalità potenziale, così come nella sua superficialità, che è espressione esteriore, diversificata e molteplice, del centro unico uguale per tutti i diversi.
L'indefinibile centralità dell'essere è chiamata "sé" da tutte le tradizioni del pianeta, mentre la superficialità è definita "io" in quanto costituisce l'insieme di tutte le caratteristiche, individuali e uniche, che ognuno porta con sé, quasi sempre facendo in modo che riescano a sopprimere il proprio sé immortale.
Questa convivenza tra il sé e l'io, il primo essendo aspetto immobile e giudicante del secondo, piuttosto mobile e battagliero dà, come risultante, una o più crisi di coscienza.
Naturalmente questa centralità spirituale è, in sé, perfetta immagine dello Spirito trascendente che è Centro e causa di tutta la realtà che conosciamo, insieme all'altra Realtà, ancora misteriosa, e pure di quella che non può essere conosciuta. Purtroppo ognuno di noi è anche un io esteriore, e questo implica che non ci si possa accontentare di essere centralmente perfetti solo in potenza, ma occorrerà fare di tutto - facere - per attuare il sacro - sacer - che è in ognuno di noi.
Il principale senso che esprime il termine "umano", senso che è anche direzione delle scelte da compiere, è riferito in special modo alla debolezza caratterizzante la nostra specie, disposta a sacrificare soltanto ciò che è esteriore all' "io", mentre dovrebbe essere il contrario. 
Se fosse il contrario sarebbe una forza, e la parola umanità esprimerebbe una conquista al posto di significare l'avvenuta perdita della dignità interiore.

giovedì 7 luglio 2011

Il Saggio


Documento estratto da un antico ritrovamento avvenuto in una grotta del mare che, prima di averlo letto, era ancora vivo... 

Prologo: Questo antico documento è essenziale per riuscire a penetrare fino in fondo il senso nascosto della Bibbia, quando letta tra le righe della sua misteriosa, quanto affascinante, conclusione: l'Armageddon...

Il Saggio


— Okkey, ragazzi, pronti… via! — era il solito saggio di fine anno che partiva, quello della scuola per co-creatori celesti dell’Olimpo. Uno spettacolo di dubbio gusto del quale nessuno si era mai chiesto la provenienza.

I partecipanti, tre in tutto, si fiondarono sul materiale a disposizione, cercando di accaparrarsi quello migliore.

Una creatrice, l’unica femmina della scuola, prese un rotolo di stoffa pregiata e un paio di forbici luccicanti, l’altro una pannocchia di granturco e l’ultimo un panetto d’argilla.

Non sarebbe stato facile, per la giuria, decidere chi sarebbe stato il vincitore, ma fu subito chiaro a tutti che l'ultimo arrivato con quel pezzo d’argilla avrebbe fatto una cagata.

martedì 5 luglio 2011

Esseri di luce


L'impossibilità che ha ogni sistema di potersi considerare chiuso, e quindi protetto dalla possibile intrusione di altri e troppo diversi sistemi, è la ragione che ha condannato questo nostro mondo.
L'immensità di un universo del quale non si riesce a immaginare i confini è tale da comprendere, in sé, nature estremamente lontane tra loro, che consentono l'esistenza di specie così diverse da non essere compatibili.
Il nostro è un pianeta magnifico, culla della creatività con la quale il mistero della vita ha superato il buio gelido dell'avversione alla luce.
Luce non abbastanza veloce da riuscire ad arrivare prima che la sua fonte sia stata spenta dal tempo.
Luce che sopravvive come simulacro di stelle morte che non brilleranno più, e che continua la sua inutile corsa, portatrice di illusione.
Da una di queste stelle morte sono arrivati loro.
Quando la nostra specie fu contattata da questi alieni, si chiese soltanto quanto avrebbe potuto perdere o guadagnare dall'incontrarli.

È possibile che una tigre cacci sulla stessa terra che nasconde un topo, perché l'istinto di sopravvivenza non ha colpe; allo stesso modo è normale che un'eccezione conviva col suo contrario per contrastare una regola della quale nega la perfezione, ma in un inferno il paradiso non può entrare nemmeno come estrema possibilità.

La specie aliena, decimata prima ancora che posasse il suo cuore sul nostro pianeta era pura generosità, incarnatasi in esseri di luce, di una luce che le nostre armi hanno spento prima che ci potesse abbagliare del suo amore, e adesso sappiamo riconoscere, nello sguardo di ogni nuovo nato nel nostro inferno, lo stesso bagliore che spegneremo di nuovo, prima che riesca a infettare i nostri cuori.