martedì 16 aprile 2013

Sacrificio


L'intero universo è l'effetto di un sacrificio, attraverso il quale il Mistero assoluto ha donato se stesso. È un dono che nasconde le reali intenzioni della donazione fatta, d'altronde non dovrebbe stupire che il finito non riesca e non possa rivelare l'Infinito al quale deve il suo esserci. Si conosce per certo soltanto una cosa: se si vuole diventare Infinito occorre sapergli sacrificare tutto di sé.

Mai dire fortuna


C'era una volta un tizio che godeva del favore del Cielo. Aveva una famiglia così perfetta da potersi considerare quasi sacra, e non aveva fratelli e sorelle. Un culo mica da poco in tempi di carestie continue. Crescendo libero e felice, sempre in giro per il mondo, gli riuscì di evitare anche il dover andare a scuola, un colpo di culo anche quello, in un mondo dove a scuola menavano per ogni cazzatina. Non fece neppure il militare, che non è roba da sottovalutare considerando che a quell'epoca i soldati erano mandati allo sbaraglio, armati di una spada corta e ridicola che favoriva il litigare a morsi, gomitate sui denti e ditate negli occhi. Il Cielo, nessuno sa il perché, lo sommerse di doni e il tizio in questione cominciò a fare miracoli a destra e a manca, ma poiché non voleva rogne... oltre a non farsi pagare diceva a tutti che non era lui a farli, ma era la fede dei miracolati la responsabile di tutto. Insomma, a un certo punto e non sapendo più cosa inventarsi si diede persino a miracolare cose senza alcuna importanza, come moltiplicare il cibo e le droghe. Qualche inciampo lo fanno tutti, si disse il Cielo, che non smise di favorirlo per colpa di qualche sciocchezzuola. La Palestina mai aveva visto qualcuno così sfacciatamente fortunato, tanto che cominciò a diffondersi la certezza che quella fosse la regione più fortunata del pianeta...


La Religione dell'Amore (di Ibn Arabi)


Il mio cuore può adottare tutte le forme.
È pascolo per le gazzelle.
È monastero per i monaci cristiani,
È tempio per gli idoli,
È la Kaaba per il pellegrino,
È le tavole della Torà, e il libro del Corano.
Io seguo la Religione dell'Amore
Qualunque siano le strade che percorrono i suoi cammelli,
questa è la mia Religione e la mia Fede.

domenica 14 aprile 2013

Definizioni: La razionalità


La razionalità è la propensione ad attribuire validità assoluta alla consequenzialità relativa del pensiero che si vanta di aver compreso la totalità della Realtà dalla quale la stessa razionalità è compresa, come se un contenuto potesse comprendere l'interezza del proprio contenitore.

sabato 13 aprile 2013

Cos'è l'essenza in poche parole

La prima dualità, sprigionata dal riflettersi dell'Unità, è composta dalla qualità e dalla quantità che costituiscono i due poli di ogni realtà manifestata e, dunque, sono due principi universali. L'essenza è la qualità pura mentre la sostanza è la quantità pura. Nel loro stato di totale purezza sono necessariamente all'esterno dello stato che può essere manifestato, la qualità al di sopra della manifestazione e la quantità al di sotto. La prima attiva e la seconda passiva. All'interno della realtà relativa ognuna di esse contiene il germe dell'altra in potenza. L'essenza è centrale e la sostanza è esteriore. Dalla fecondazione attuata dall'essenza sulla sostanza si determina la realtà nei suoi indefiniti aspetti. L'Essenza della realtà intesa nella sua totalità è indefinibile come è indeterminabile la sostanza della stessa realtà totale, perché la qualità pura è assoluta e la quantità pura è uniforme nel suo essere priva di forma.

venerdì 12 aprile 2013

Siamo Spirito


Alla fine di tutto, quando ci si ferma a considerare il proprio essere stati al mondo, le cose che contano sono in quel che si è, e si è per ciò che si conosce, e si conosce secondo il modo di vivere nel rispetto delle verità conosciute. Quando si vuole essere certi del valore di quelle verità, le si deve valutare secondo la propria disponibilità alla perdita data dal viverne le conseguenze, nel rifiuto di ogni possibile guadagno, perché la perdita materiale corrisponde al guadagno spirituale e noi tutti, prima di essere persone, siamo espressione dello spirito misterioso che tutto pervade.

Paragoni impropri


Quando, migliorando se stessi, si vedono gli altri peggiorare, significa che non si sta migliorando affatto, perché le persone non devono essere misurate in funzione di ciò che si è, ma secondo i valori che hanno e come li rispettano.

giovedì 11 aprile 2013

Io non insegno cose...


Io non insegno cose, perché la verità, che è sinonimo di libertà, è incomunicabile tanto quanto la libertà non può essere regalata. Insegno a riconoscere la coerenza della logica quando la si lega a princìpi universali che sono certi nel loro non essere mai morali.

domenica 7 aprile 2013

La legge di ripercussione e le diverse modalità di funzionamento


Le leggi della fisica sono la conseguenza, nella dimensione materiale dell'esistenza, di altre leggi che appartengono al piano di realtà che precede quello della materia e per questa ragione non sono applicabili, con precisione, alle dimensioni delle quali l'esprimersi materiale è l'ultima conseguenza. Le leggi applicabili a un effetto non sono applicabili alla causa di quell'effetto perché ogni causa è indipendente dai suoi effetti e da questi non può essere modificata. È la ragione per la quale il fuoco non può bruciare il calore dal quale è stato generato né riesce a modificarne la natura. Sempre il superiore comprende l'inferiore e dall'inferiore non può essere compreso. Il più comprende il meno, ma il meno non può comprendere il più perché un contenuto non può comprendere, nella sua interezza, il proprio contenitore. A ogni azione corrisponde una reazione inversa e contraria, cita il terzo principio della dinamica, ed è una legge esatta solo nella sua applicazione alle forze fisiche. Se ci si sposta su un piano che è più elevato di quello fisico, pur restando valida l'analogia che lega tra loro leggi che sono ordinate gerarchicamente, intervengono modificazioni che impediscono l'applicazione di leggi fisiche anche al piano intellettuale, che possiamo dire sia spirituale o, a discendere, quello psichico del pensiero e delle emozioni. L'intenzione di un individuo determina la qualità del suo agire. Intenzione che non appartiene alle forze fisiche, ma a quelle intellettuali e volitive che si esprimono attraverso il pensiero e, di seguito, alle azioni fisiche. Sul piano di realtà nel quale agisce l'intento la legge di ripercussione esiste e opera, ma in modi diversi da quelli fisici proprio perché c'è una responsabilità qualitativa che deve essere giudicata in funzione non dei risultati delle azioni, ma delle intenzioni che hanno indotto all'azione. Così se un individuo ferisce un altro individuo non avendone avuta l'intenzione la sua responsabilità sarà commisurata alle sue intenzioni reali e non al danno procurato. Naturalmente quel danno dovrà essere risarcito, ma per vie diverse da quelle inflitte da una pena identica a quella fatta come sarebbe il caso se fossero state le cieche forze naturali ad agire. Per questa ragione nei tribunali un omicidio colposo non è punito come se fosse volontario. P.S: la legge che ho esposto dei rapporti univoci che intercorrono tra contenente e contenuto hanno innumerevoli applicazioni, non ultima delle quali quella che mostra l'impossibilità che ha la logica, che è effetto della verità, di comprendere la verità nella sua interezza. Essere chiari in questo ordine di cose è difficile, dunque mi si perdoni l'inadeguatezza espositiva che cerco di tamponare, come farebbe un soldato che cercasse di arrestare l'emorragia di sangue che esce dai buchi fatti da una sventagliata di mitraglia, utilizzando un solo cottonfioc...

sabato 6 aprile 2013

Arriva il giorno...


Arriva il giorno in cui il conoscere le leggi che regolano l'esistenza obbliga a rivolgere l'attenzione solo ai propri errori, perché gli errori altrui sono esclusiva responsabilità altrui. Non significa essere indifferenti alla vita, né implica il dover restare immobili di fronte alla responsabilità che ci è data da qualsiasi avvenimento accaduto davanti alla nostra coscienza. È un dovere imposto dalla necessità di non perdere tempo per cercare di convincere una moltitudine di persone in errore che mostrano di essere impermeabili alla verità che le riguarda. La vita è maestra di pazienza, verso noi stessi come verso gli altri, e non si deve pretendere che il suo insegnare debba essere più veloce per gli altri di quanto lo è stato per noi.

Giustizia cosmica


Io parlo, scrivo, mi lamento, protesto, amo odio e maledico. Passo la gran parte del mio tempo a lottare contro la voce che mi dice che la vendetta è giusta, e ho deciso di spegnere quella voce perché nell'ordine naturale degli eventi io non vedo vendette scatenarsi. Vedo ripercussioni che corrono nel tentativo di riparare equilibri andati perduti, e vedo le persone che non vogliono pentirsi del loro essersi comportate male pagare il prezzo elevato della rinuncia all'amore. Io non vedo vendetta nel mondo delle leggi eterne, ma vedo una lenta giustizia cosmica, di una lentezza esasperante che aumenta il dover soffrire per gli errori commessi. Un soffrire che ha per scopo il risanamento.

venerdì 5 aprile 2013

La leggerezza della perfezione


Ci sono giorni che pare siano velati di inquietudine, un velo attraverso il quale tutto sembra essere vicino a un imminente disastro. Altri dove tutto esprime serenità e gioia. Questi giorni nascondono qualcosa che non si riesce a scorgere, perché le ragioni che ha la paura di vivere sono sconosciute tanto quanto quelle che si hanno per sorridere al mistero che guida lo scorrere degli eventi. Il lasciarsi andare alla gioia cela gli stessi pericoli che ha il farsi assalire dal timore. Occorre osservare la nascita dei nostri stati d'animo con distacco emotivo, quello che consente di scostare i veli che occultano le ragioni del nostro interpretare la vita… facendolo attraverso gli interessi che vorremmo fossero soddisfatti. Così facendo potremo indagare la natura dei recessi indesiderabili della nostra personalità, nel rifiuto di mentire a noi stessi. Nessuna vittoria al mondo può eguagliare quella contro il rifiuto di essere la perfezione che potremmo essere.

mercoledì 3 aprile 2013

L'importanza data alla lettura


L'attribuzione di un'eccessiva importanza data al leggere convince le persone che il sapere appartenga a un ordine quantitativo, così che la quantità dei libri letti, anche quelli tra questi che non si sono capiti, sia preminente rispetto alla loro qualità. È ovvio che la quantità sia più facile da riconoscere di quanto non lo sia la qualità. Il problema è dato dal credere che l'intelligenza si formi e cresca attraverso la lettura. È un problema perché, soprattutto all'inizio, i libri letti contribuiscono, più che ad affinare lo spirito critico... a inclinarne l'attenzione verso la condivisione di ipotesi spacciate per verità da coloro i quali scrivono con un'arte che chi legge non ha. Addirittura spesso le persone persistono nel credere valide e attuali le conoscenze scientifiche che sono state abbandonate da tempo dai loro stessi promulgatori. In questo modo, procedendo nello studio, l'inclinazione subita a causa dell'immaturità del lettore diventa una propensione ad accettare le opinioni altrui le quali, in genere, sono espressione delle tendenze culturali che caratterizzano un certo periodo storico. È per questo che le persone, oggi, considerano la visuale materialistica come fosse accettabile, al punto che persino Papa Wojtyla ha dichiarato la concezione evolutiva darwiniana non essere in contrasto con quella biblica. La verità è la realtà più antica del tempo stesso, e non è affatto detto che una nuova teoria sia migliore di quella che è stata messa in soffitta. In questo modo al di qua del muro si trovano i materialisti, mentre al di là ci sono i credenti. Credere e non credere sono i due aspetti antagonisti tra loro, su un piano di realtà, mentre su quello più elevato e successivo sono da considerarsi complementari, le due facce, stavo dicendo, del non conoscere. È tanto bello e agevole credersi nel giusto perché si ha alle spalle una rassicurante biblioteca zeppa di libri che si contraddicono a vicenda; così che si è portati a pensare che la "cultura" unisca le persone, dimenticandosi troppo facilmente che le guerre sono combattute da individui colti che ordinano ad altri, supposti ignoranti, di sparare al nemico che ha una cultura diversa che non vale la pena di conoscere, e una visione diversa della vita e di Dio.

lunedì 1 aprile 2013

La verità non può essere un'invenzione


La verità non è mai un'invenzione personale, e l'esporne i princìpi non assegna a colui che li espone alcuna paternità, né orgoglio intellettuale, per la stessa ragione che sprofonderebbe nel ridicolo chiunque si dicesse proprietario di un panorama, per il solo fatto di riuscire a descriverne i contorni.

Il mondo dell'apparenza


Le persone che scelgono di tendere la mano al bene scelgono la solitudine che accompagna il bene, perché ogni armonia inizia sempre con una sola, flebile, nota. Nel mondo dove strepita la lotta per affermare la propria individualità, l'armonia appartiene al silenzio nel quale le intenzioni altruistiche rinunciano alle giustificazioni, perché il bene si giustifica tacendo. L'individuo che sceglie di aiutare gli altri decide, in quel scegliere, di sacrificare se stesso, obbedendo alle leggi dello spirito che governa l'esistenza. Un'esistenza che mette alla prova nell'apparire ciò che essa non è. Esistenza nella quale il sacrificio di sé sembra essere la debolezza che consente alla vita di continuare a vivere approfittando della morte altrui. È la paura di morire che rafforza l'egoismo, e l'angoscia di un vivere, del quale sfuggono le ragioni, spinge esseri accecati dal terrore a unirsi ai predatori. Questo è il mondo dove il Silenzio osserva il male condannarsi alle urla del proprio rimpianto, il mondo dove la giustizia infligge la pena che si prova quando si è incapaci di amare.