martedì 29 aprile 2014

La preghiera

La preghiera è un atto di umiltà verso il Mistero assoluto, ed è uno dei molti modi che un essere umano ha per comunicare al Cielo la propria fede.

La preghiera è sacra quando chiede il bene per altri esseri diversi da chi prega, o quando è una supplica tesa a infrangere la propria indifferenza.

lunedì 28 aprile 2014

Nazisti che si dicono esoterici...

Mi accade spesso di constatare che i luoghi virtuali, nei quali si radunano personalità interessate all'aspetto esoterico celato nelle ragioni d'essere della realtà, siano frequentati da oscuri individui, disposti a tutto pur di seminare confusione associando veri e propri criminali alla conoscenza metafisica dei princìpi, che sono norma dell'esistenza. Pagine facebook e forum dedicati al Mistero pullulano di personaggi tetri, capaci di separare il pensiero di quelli che ritengono essere stati dei maestri della spiritualità, dalle azioni criminali che costoro hanno compiuto contro l'umanità. 
Uno di questi sedicenti  e spaventosi cultori del "sapere", del quale è intrisa la Tradizione chiamata metafisica, un orientalista di nome Pio Filippani Ronconi, che ha militato nelle SS naziste, maestro di Delfo Zorzi, fascista accusato prima e assolto poi per insufficienza di prove della strage di Piazza Fontana nel 1969 a Milano, e mai estradato dal Giappone, nonostante la confessione di un suo complice che ricevette 500 milioni dallo Zorzi per tacere, dicevo che a questo orientalista nazista, Filippani Ronconi, che si è vantato di saper sgozzare velocemente i propri nemici, è stata data la patente di cultore della via spirituale che conduce all'Assoluto. A questo folle dire nessuna delle persone interessate alla spiritualità si è scandalizzata in quel forum, e questo mi ha indotto a lasciare quel luogo infame, come altre volte feci in altri forum, in situazioni analoghe a questa. Pare che siano davvero in molti a voler dare connotazioni politiche all'universalità che non può averne, ma il voler associare il razzismo, lo stragismo e il genocidio all'Assoluto è cosa che mai finirà di addolorarmi, e anche di farmi arrabbiare. In quel forum la mia rabbia ha fornito ai nazisti la prova che il millantatore sono io. In fondo i nazisti e i fascisti sono gli unici che non hanno bisogno di arrabbiarsi, per mettere a morte intere comunità di innocenti.

Il sorriso paziente del Mistero


Chi è consapevole della verità dei princìpi universali che ordinano la manifestazione della realtà relativa non deve disperarsi, né piangere, anche se il proprio egoismo lo vorrebbe, perché nella verità che riguarda il male e la disarmonia il fine è sempre la stessa Perfezione che era all'inizio di tutte le cose, quella che il male non potrà mai raggiungere. È per questa impossibilità che il Mistero assoluto sorride paziente.

domenica 20 aprile 2014

Il "segreto" della felicità


Il segreto della felicità sta nel saper cancellare la sofferenza data da una disperazione, seppellendola sotto al peso di una disperazione più grave capace di deviarne l'attenzione. Così facendo, alla fine, si capisce che tutte le disperazioni sono superabili…

La poesia

La poesia è la lacrima che il mondo versa, quando capisce che la propria bellezza è figlia di una meraviglia più grande, della quale il bello e il brutto sono lati di una cornice inchiodata dal sogno.

giovedì 17 aprile 2014

La semplicità

La semplicità è, troppo spesso, un semplice augurio, è una chimera inseguita da chi si augura che le complicazioni siano riducibili alla ridotta portata della propria capacità di comprensione.

L'universo stesso e l'esistenza di cui è parte, mostrano come la semplicità delle prime leggi regolatrici può complicarsi, ma queste stesse leggi, apparentemente così semplici, quelle rare volte che sono viste sono male interpretate, ed è attribuita loro una dualità senza che sia concepita l'Unità del loro insieme. Semplice non significa, dunque, facile da comprendere, perché appena parli dell'uno diventano molti.

domenica 13 aprile 2014

Specularità di vita e morte


Vita e morte sono speculari tra loro, e questo significa che la gerarchia attraverso la quale l'embrione di un essere entra nella vita sarà necessariamente percorsa invertendone i poli quando questo essere morirà. Il corpo fisico è l'ultimo a essere generato e ad acquisire una forma, dunque sarà il primo a doversene andare. Gli elementi psichici strettamente dipendenti, perché legati al corpo come lo sono i sensi seguiranno il corpo, mentre gli attributi psichici che restano moriranno in successione inversa a quella nella quale sono entrati nella dimensione dell'essere. L'essenza immortale, della Quale siamo stati espressione unica nella molteplicità della manifestazione dell'esistenza, svoltasi sullo specifico piano umano nel quale abbiamo vissuto, questa essenza rientrerà nello stato di Non manifestazione in attesa che maturino le condizioni che le sono proprie per rinascere in uno stato che non sarà più quello umano già sperimentato, perché nulla si ripete nell'economia universale la quale, essendo infinita, ha infinite risorse. 

Sovrapposizione di bene e di male alla centralità generatrice


Il male non deve essere accettato per essere compreso nelle sue intenzioni. Bene e male sono aspetti in correlazione tra loro dell'unità, e mai possono essere ridotti l'uno all'altro, nel senso che la visione monistica che riduce il male al bene è errata, trattandosi di un'opposizione che si trasforma in complementarità, come è per tutte le opposizioni, prima di risolversi nell'unità dalla quale l'opposizione è stata generata, Unità superiore sia al bene che al male, e questo reintegro non è attuato dalla riduzione di uno dei due poli nell'altro, ma dal superamento sia dell'opposizione che della complementarità, e questo superamento lo si ha nella centralità generatrice che è priva di opposizioni. Per fare un esempio che sia meno difficile da comprendere, userò l'immagine geometrica di un centro e della circonferenza che gli sta attorno: il centro è un punto unico, privo di estensione e di forma perché non sottomesso all'estensione, in quanto causa dell'estensione stessa, mentre la circonferenza è costituita dal capovolgimento dell'unico centro il quale, per moltiplicazione si riflette nelle sue speculari possibilità, dividendosi nella rifrazione dei molteplici punti unici di cui è composta la circonferenza. Punti geometricamente diversi tra loro a causa del loro differente orientamento all'interno dell'estensione che è stata generata. L'orientamento spaziale determina la qualità di ognuno dei punti sulla circonferenza, e la diversità della sua visuale nei confronti del punto centrale dal quale tutti i punti hanno avuto origine. Il centro è al di là del bene e del male, mentre sulla circonferenza bene e male convivono in relazione tra loro, definendosi vicendevolmente in relazioni mutevoli e, su un determinato piano di osservazione, questa relazione è inconciliabile, nel senso che un punto è bene e quello che gli si oppone è male e l'uno esclude necessariamente l'altro. Su un livello di considerazione più elevato l'opposizione diviene apparente e i due punti, che sono i due poli dell'opposizione appena considerata, cercano il loro equilibrio attraverso l'avvicinamento al punto centrale che è il fulcro del loro bilanciamento. La loro lotta persiste, ma diminuisce d'intensità con l'avvicinarsi di entrambi alla centralità d'origine. Le differenze che rendevano inconciliabile la loro opposizione diminuiscono, perché rappresentate dalla distanza tra i raggi che diminuisce col loro avvicinarsi alla centralità comune. Differenze che cesseranno di essere soltanto quando i due punti in lotta tra loro saranno sovrapposti al centro comune. Per entrambi i punti, in questa sovrapposizione, il bene e il male saranno estinti nell'unità del loro principio, e saranno stati i mezzi che hanno consentito loro di muoversi verso quel principio, al fine di identificarvisi nell'averlo riconosciuto al di sopra dell'illusione data dalla realtà relativa, che si trova a un grado minore di realtà, nel confronti della centralità generatrice. Sono consapevole che chi non "vede" i princìpi non può comprenderne le implicazioni in tutte le loro sfaccettature e i prolungamenti possibili, ma la rigorosità della logica derivata dall'applicazione ai princìpi universali non può sfuggire alle intelligenze sviluppate, e io è a queste poche intelligenze che mi rivolgo quando scrivo.

Persone interessate solo al potere personale


Le persone che sono interessate alle questioni di carattere spirituale, nella quasi totalità dei casi si rifiutano di riconoscere la rigorosità logica che solo la spiritualità è in grado di mantenere. I motivi sono riassumibili nel fatto che queste persone, dietro alle vuote parole e alle finte intenzioni, nutrono un esclusivo interesse per il potere che la spiritualità porta con sé, ma che però si rifiuta di utilizzare, in conformità alle esigenze di comportamento mostrate dai princìpi universali conosciuti. La ricerca della verità è spessissimo rivolta alle verità che si vorrebbe fossero vere, a quella sorta di affascinante magia che si veste d'incomprensibile o di un accattivante esotismo. A queste persone poco importa di capire, perché il loro interesse è solo quello di farsi comprendere nelle questioni che nemmeno loro sono in grado di spiegare; questo perché è un bel gioco, dove a mostrare i muscoli della propria intellettualità è l'ego che si vorrebbe abbattere. Queste persone non spiegano mai, con precisione, le ragioni del loro discorrere, non usano la logica che si avvale di princìpi, ma affidano alle frasi fatte o alle citazioni a effetto discorsoni che mai si avvalgono di princìpi, né mostrano interesse a conoscere nei dettagli la natura e le caratteristiche di questi princìpi universali. In genere sono persone che credono di aver già capito quanto è conoscibile, e ritengono che quello che non sono in grado di spiegare nessun altro sarebbe in grado di illustrarlo. Quando incontrano qualcuno che riesce a farlo, pensano che questi sia come sono loro, e coltivi analoghe intenzioni, così si rifiutano di considerare ciò che questi dice. L'enorme differenza che separa chi conosce da chi nulla sa... è questa indisponibilità a farsi trovare dalla Verità.

Il perché dell'esistenza


L'Assoluto è perfezione assoluta, dunque totalità che nulla esclude. Per l'Assoluto atto (essenza) e potenza (sostanza) costituiscono una Realtà indivisa, perché l'Assoluto non è composto da delle parti in relazione tra loro, e questo significa che ogni realtà suscettibile di poter essere espressa diviene attuale solo perché è possibile. La Perfezione assoluta dà origine alla propria riflessione, perché è nella sua possibilità il farlo, così come il riprendere in sé, in principio, la realtà che è stata manifestata. È definito, questo agire associato all'essere, insieme al non agire del Non essere, il respiro dell'Assoluto che manifesta la possibilità universale espirando, e l'attira a sé inspirando, secondo una ciclicità analoga a quella che diviene legge universale della stessa manifestazione della realtà relativa. L'universo esiste, e noi con lui, perché l'esistenza è possibile, ed è possibile perché la Perfezione assoluta, quando riflette le proprie infinite possibilità, le capovolge nell'imperfezione, che dovrà essere guarita attraverso il vivere.

L'equilibrio migliore


L'esistenza è soggetta all'incessante movimento imposto dal principio del movimento, che è universale e, dunque, fissa causa del muoversi del tutto cosmico. In questo vorticare i punti di vista cambiano necessariamente e, con essi, la qualità e la quantità della nostra consapevolezza. Non è necessario viaggiare per sapere cosa la vita è, lo si può scoprire anche stando sempre sdraiati sul divano di casa. Quello che conta è il prestare attenzione alla realtà, nella quale siamo immersi perché siamo una sua parte. Le questioni sollevate dall'essere attenti solo alla superficie di questa realtà, inducono a credere che l'esistenza sia il contrario di ciò che è in realtà, ma anche questo credere sarà oggetto del movimento, e del cambiamento che il muoversi alla ricerca di diversi e nuovi equilibri comporta. La vita non lascia in pace nemmeno i morti, perché la perfezione chiama tutti, intonando la stessa melodia, composta da stridule urla e miagolii di piacere. Solo al centro del vortice esistenziale si trova la calma, e l'unico conoscere che non cambierà più è in quel centro, dove si ha la consapevolezza assoluta della natura dei princìpi, che sono leggi emanate dall'Assoluto, dalle quali tutto inizia ciclicamente a ruotare al fine di ricomporsi nell'equilibrio migliore tra tutti: quello del Principio.

Sul "risvegliarsi da sé"


Non c'è alcuna possibilità di risvegliarsi da sé, e non è difficile capirne le ragioni: è l'alto che concede al basso nuove possibilità, e non il contrario. È il centro che determina la circonferenza, e non il contrario. È l'uno che moltiplicandosi dà luogo ai molti, è l'istante che replicandosi indefinitamente in modi diversi determina la durata, e non il contrario. È la causa che produce gli effetti e non il contrario. È dal più che si genera il meno e non il contrario. Il sovvertire la gerarchia che ordina la realtà avrà, come conseguenza, solo il disordine dato dal credere che un contenuto possa contenere il proprio contenitore.

Velo di Maya


L'esistenza, e con essa la vita, è il risultato di una riflessione dell'Unità principiale nell'unicità, la quale si moltiplica nella molteplicità, quindi in un capovolgimento di realtà che da assoluta diviene relativa. In questo suo essere relativa la verità è mostrata e negata allo stesso tempo, e conoscente e conosciuto costituiscono realtà separate. È in questa separazione che il "Velo" prende forma e significato, perché l'unica conoscenza perfetta annulla la distanza ed è di tipo identificativo, quando considerata dal punto di vista del conoscente, e assimilativo se vista dal punto di osservazione del conosciuto. Velo che è scostato dall'iniziazione spirituale, la quale conferisce la capacità di conoscere in modo assoluto, dunque immediato e diretto, perché al di sopra del tempo, i princìpi universali che sono norma e modulo della manifestazione esistenziale. Questo conoscere è l'unico vero conoscere perché annulla la distanza che separa il conoscente dal conosciuto. Spero di essere stato chiaro e comprensibile sulla reale natura del velo che, in definitiva, protegge dai pericoli che la vista del Vero implica per individualità che non siano qualificate a sopportare le implicazioni inerenti a quella vista.

Intelligenza universale e individuale

L'uomo chiama evoluzione l'adattamento e crede sia unidirezionale nonostante l'evidenza gli suggerisca che all'evoluzione, concepita come attuazione delle potenzialità dell'essere, si oppone l'involuzione nella ciclica danza in cui l'essere umano, quando inciampa, pensa di essere super intelligente. Ridicola è pure la facilità con cui in molti sono disposti a fare affidamento sulle ultime concezioni della scienza, notoriamente ipotetiche, e sono innumerevoli quelli che si riempiono la bocca con la fisica dei quanti, che non modifica in nulla le passate teorie, tranne nell'ipotizzare le probabilità nelle quali le particelle sub atomiche si possano trovare a essere in una posizione specifica, oppure in un'altra. Singolarmente il credere comune si solidifica sulle vecchie concezioni... proprio mentre la scienza procede il suo cammino elaborandone di nuove, che non daranno risposte convincenti perché il dominio scientifico non può dare spiegazioni che esorbitino la sfera di indagine propria alla ricerca scientifica. La scienza sperimentale non ha necessità della metafisica tanto quanto la metafisica non ha alcun bisogno delle sperimentazioni scientifiche, e questo perché sono campi d'indagine separati e senza alcun punto in comune.
L'intelligenza individuale è la conseguenza dell'Intelligenza a carattere universale, e quando un individuo mette in dubbio l'esistenza della seconda nega, senza saperlo, anche la propria che ritiene essere quella dominante.

Mille miliardi di cellule di cui è composto il nostro organismo ce lo dicono, obbedendo all'intelligenza organica che ci lascia vivere coi nostri tentativi di intossicarne le meravigliose capacità, e l'intelligenza organica è ancora poca cosa, quando confrontata a quella universale che gestisce l'indefinito universo elargendoci il proprio amore.

Intelligenza e percezione sensoriale

La realtà è vera, nel suo proprio ambito, e la gradazione di queste verità è data dalla loro prossimità al principio dal quale sono state generate e di cui sono una conseguenza. Una falsità è vera in quanto è una "vera" falsità. Le intelligenze non sono costituite dalle percezioni sensoriali; i sensi sono dei mezzi di comunicazione e di contatto con la realtà, ma non sono certo gli unici strumenti a nostra disposizione. Il velo non è frutto delle imprecisioni sensoriali, ma del modo in cui sono interpretate queste percezioni. È l'intelligenza del cuore che è protetta dal velo. Il cuore inteso come simbolo di una centralità che racchiude intelligenza, sentimento e volontà. In una persona non vedente e sordomuta l'intelligenza procede attraverso immagini, non potendo disporre della consequenzialità discorsiva associata al pensiero così come chi usa il linguaggio conosce. Spesso i sordomuti sono considerati incapaci di formulare pensieri, in conseguenza del loro non saper intendere il linguaggio parlato. Io sono stato per molti anni assistente di persone con serie limitazioni sensoriali, e quando i miei bimbi imparavano a parlare, tra le prime cose che mi dicevano c'era la loro incomprensione per quanto fossero stupidi gli adulti che pensavano questo di loro.

L'unico modo nel quale il velo dell'illusione data dal capovolgimento che ha prodotto la realtà relativa è il risveglio spirituale dato dall'iniziazione. È altresì ovvio che chi non è stato risvegliato neghi l'intelligenza universale, come pure l'Intuizione immediata e diretta col centro di sé, e consideri la rigorosa e stringente logica di principio, da me utilizzata per esporre metafisica in questo sito, una assurda fantasia. La cosa non mi offende, perché conosco le ragioni di questo ignorare, e non offende nemmeno la Verità, perché è proprio la Verità a volere proteggere chi non è ancora in grado di aprirsi alla possibilità di farsi trovare, con la mente sgombra, da pregiudizi di ordine culturale ed emotivo.