domenica 9 giugno 2013

Libertà e potere

Non il potere è maledetto, ma lo sono coloro che lo utilizzano a scopi da maledire. In sé il potere è pura possibilità in atto, per questo la vita deve al potere il suo esserci. In questo potere c'è la libertà di intenderne i modi d'uso, e il fatto che la stragrande maggioranza degli individui che raggiungono il potere sia composta da persone ignobili non deve escludere la possibilità che ci sia qualcuno che possa utilizzarlo a fini benefici. L'anarchia indica l'imposizione di una libertà che non è stata guadagnata, e quando la libertà non è frutto di fatica personale non produce effetti migliori di un potere corrotto, perché libertà e potere, in sé, sono mezzi di realizzazione o di morte in dipendenza della qualità dei loro utilizzatori.

mercoledì 5 giugno 2013

Il Silenzio e la parola


Il Silenzio approva e diniega
è un tessuto che veste il lontano
guarda dentro e circonda la piega
che nel mezzo attraversa la mano

La parola ti guarda feroce
lei ha un volto che sputa veleno
come un fiume che ha solo la foce
le interessa di rompere il freno

Del Silenzio parola ha paura
e se tace non guarda dentro
se seziona non usa misura
quando urla lo fa per far centro

Il Silenzio del mondo è l'ordito
la parola su e giù come trama
il disegno è così arabescato

con un filo che pare una lama.

Un mondo capovolto


È un mondo capovolto questo, un magnifico imbroglio che stimola la libertà di essere quello che si riesce a essere. Le persone malvagie pensano che si debba essere egoisti per sopravvivere mentre, in realtà, l'egoismo è al servizio del donare. Gli individui tiepidi si convincono di essere dei buoni mentre sono soltanto dei timorosi, e a tutti l'intelligenza pare il modo per organizzare truffe sentimentali che riempiono le tasche di piccole soddisfazioni che si spengono come i fulmini. Tutti hanno bisogno di tutti, ma nessuno vuole cedere di un passo. La vita dà a ognuno in misura di ciò che a ognuno serve per provare a perderlo o a guadagnarne altro, e sono in pochi ad accorgersi del dramma che li sta trascinando alla rovina. Tutti incolpano tutti e ognuno si sente un innocente ferito nel mezzo di una congiura cosmica. In questo difficile vivere alcuni rari individui decidono di lasciare la presa e si aprono all'amore per il prossimo, così dimostrando, al resto degli squali, che offrire se stessi in sacrificio per mantenersi aderenti al vero che si è visto dà un'estrema sofferenza. Eppure è una sofferenza anch'essa capovolta, perché dà accesso alla sfera spirituale nella quale sacralità e sacrificio di sé hanno la medesima radice e lo stesso sapore che ha la consapevolezza quando si è accorta di cosa abbia tramato la verità per poter essere riconosciuta senza l'oscuramento dato dall'ombra di un dubbio.

sabato 1 giugno 2013

Dolore e piacere


Ci si abitua al dolore come al piacere, si impara a sopportare perché la vita è sopportazione e tolleranza delle emozioni estreme. La sopportazione attenua gli spigoli che la nostra inadeguatezza al vivere si costruisce e le ferite si chiudono, lasciando cicatrici sulla pelle e nell'anima che non si dimenticano di noi. Ci si abitua persino al piacere estremo, diventando refrattari alle sensazioni piacevoli, e ci si estranea dal dolore acuto perdendo i sensi. In entrambi i modi si esce dolorosamente dallo stato usuale in cui si trova la nostra coscienza, rifugiandosi nel limbo ovattato del sogno incompleto, in attesa di tornare a gioire e a soffrire la vita sperando nella felicità eterna. Ma la felicità è uno stato d'animo in perenne movimento, che deve il suo esserci alla consapevolezza di sé e del mondo, e non si può essere felici quando si ignorano le ragioni per le quali quella felicità dovrà essere donata per non doverla sopportare.

venerdì 31 maggio 2013

Dialogo con un amico professore di filosofia

Massimo

Ho un cattivo carattere, lo so, perché non sono accomodante. Non lo sono mai stato, ma ora lo sono ancora di meno, perché su questioni intellettuali essere accomodanti significa scendere a compromessi, e quando si difende la verità il termine compromesso è la chiave che apre la porta alla menzogna.

Aligi

Assolutamente d'accordo, purchè la difesa della verità non si confonda con l'illusione di possederla tutta. La difesa della verità non ammette compromessi, ma è strettamente legata al dialogo, allo scambio di punti di vista. Solo confrontando punti di vista diversi è possibile liberarsi dagli errori, e creare nuovi punti di vista, che possono essere più vicini alla verità dei precedenti.

Massimo

La verità unica non è un punto di vista, non lo è perché è centrale e generatrice della circonferenza, la quale è composta dai punti che cambiano la visuale per la diversità dell'angolazione dalla quale si considera una verità, sia quando quella visuale è rivolta al centro, che quando lo è verso gli altri punti osservati. La verità è una prima di essere molte, ma per quanto riguarda le molte verità hai ragione. Eppure c'è un modo del conoscere che non è discorsivo né consequenziale, perché è diretto e non mediato dalla mente. È il conoscere proprio all'Intelligenza universale che vede nella Certezza priva del dubbio. La Certezza, dice un detto Sufi, è come l'infinità del Mistero la quale non può esaurirlo. Non è un conoscere tutto, ma è il conoscere i princìpi universali emanati dal Mistero i quali ordinano, modulandola, la manifestazione della realtà. Sono princìpi fissi, ma evidentemente non assoluti perché l'Assoluto è unico. Sono fissi nei confronti della realtà che ordinano. Il principio del movimento, lo sai benissimo, quello che impone al cosmo il doversi muovere di ogni suo componente, non potrebbe muoversi a propria volta senza fermare la vita, dunque è sì immobile e centrale alla vita, ma la sua funzione è legata all'esistenza e nell'istante questa cessasse, cesserebbe anche la sua funzione e il principio con essa. Essendo molteplici i princìpi, che sono detti universali perché applicabili all'intero universo, sono al minor grado possibile di relatività nei confronti del principio primo, ed è una gradazione stabilita dalla prossimità che ognuno di essi ha al centro generatore. La distanza cambia al variare delle caratteristiche di ognuno di essi, così il principio della qualità è più vicino al centro di quanto non lo sia quello della quantità, che è suo strumento. La conoscenza dei princìpi e della gerarchia nella quale sono ordinati tra loro non rientra nelle concessioni date dallo studio, e neppure dell'esperienza conoscitiva e personale di vita, ma è trasmessa dall'Assoluto, per il tramite di un maestro spirituale, attraverso l'influenza spirituale che necessita, per essere attivata, di qualificazioni personali delle quali non è qui luogo per descriverne le caratteristiche. Monaci equilibrati trascorrono la vita inutilmente alla ricerca di questa iniziazione, mentre altri individui di poco conto se la sono vista cascare addosso senza mai averne sentito parlare prima. Nel suo essere una terrificante e meravigliosa esperienza l'iniziazione è solo l'inizio di una rigenerazione, spirituale e anche psichica, che ha necessità di una morte alla vecchia esistenza. Credo tu debba averne sentito parlare molte volte, perché è impossibile che tu non sappia dei misteri Eleusini. L'acido lisergico, in un certo senso, ricorda da lontano ciò che accade nell'apertura dello sguardo universale interiore, solo che l'acido mostra legami che non possono essere pienamente compresi nella loro essenza da chi esercita la coscienza individuale al posto della consapevolezza universale. Credo di averti già detto di aver fatto più di un migliaio di trip, e di conoscere l'acido come pochi, avendo vissuto venti anni in sua compagnia, ma quello di cui sto parlando è ciò del quale l'acido vorrebbe dire senza poterne dire.

Aligi

Concordo che la verità non è un punto di vista e che è una, ma la verità non sono io, e nemmeno alcun essere finito. Io continuo ad essere socratico: la verità è solo del dio. All'uomo resta l'amore per la verità, cioè la filosofia. Tudici che c'è un modo di conoscere che non è discorsivo nè consequenziale, ed è proprio dell'Intelligenza universale. E' plausibile, come è plausibile che certi stati mentali, compreso quello suscitato dalla LSD nei momenti migliori ci porti a condividere per qualche momento l'intelligenza universale ed il suo moodo di conoscere. Ma proprio perchè questo modo di conoscere non è discorsivo nè consequenziale sta al di là del linguaggio: fa parte di ciò di cui, secondo Wittgenstein, non si può parlare. Nel suo linguaggio è ciò che si mostra: è il mistico. Certo che ho sentito parlare dei misteri Eleusini: e so anhe che Hoffman, d'accordo con Kereny, ha ipotizzato che la bevanda che veniva fatta bere prima dell'iniziazione ai misteri fosse a base di segala cornuta, e dunque contenesse o dietilammide dell'acido lisergico, o derivati dell'acido lisergico affini. Ma i misteri erano appunto misteri. Quando si torna dall'esperienza di contatto con l'Intelligenza universale si torna anche a forme di pensiero discorsive e consequenziali, e dunque non resta nulla di meglio che dialogare usando quelle forme di pensiero come stiamo facendo noi due, sperando che il diialogo ci aiuti ad avvicinarci a quelle certezza che abbiamo intuito in un altro stato di coscienza, accontentandoci di dire il dicibile.
P.S. Credo anche che quando ci accontentiamo di dire il dicibile per comunicare con altri non possiamo più pretendere la certezza, ma dobbiamo limitarci a fornire una visione che aspira onestamente ad avvicinarsi alla verità, ma che è aperta alla possibile confutazione da parte dell'altro e dunque alla possibilità di correzione.

Massimo


La visione immediata e diretta dei princìpi universali non è descrivibile né, quindi, si può tentare di farlo girandoci attorno. D'altronde non lo è nemmeno la fonte dalla quale ognuno di noi estrae le idee informali, per dar loro una forma attraverso il pensiero. La cosa si complica ulteriormente perché queste idee hanno qualità diverse in dipendenza della qualità di chi le ha. Il centro interiore dal quale esse nascono è chiamato, in metafisica, "sé", ed è analogo al Sé spirituale, Atma per le scritture vediche, identico per ognuno perché è unico per tutti, essendo la matrice spirituale che pervade tutta la manifestazione della realtà relativa la quale gira, per così dire, vorticandogli attorno. La ragione per la quale ciò che si estrae dal centro di sé ha qualità commisurate all'individuo che ha l'idea, assimilabile in tutti i suoi gradi a ciò che chiamiamo ispirazione, deriva dalle differenze di maturità interiore dell'individuo che comunica col centro di sé. Questo processo coinvolge sia coloro che non hanno un canale di comunicazione consapevole col sé, dunque la stragrande maggioranza delle persone, che quei rari individui i quali, invece, per volere del Mistero assoluto, e attraverso il loro essere stati iniziati da un maestro vero, appartenente a una catena ininterrotta che risale e nasce al di là della durata temporale, stavo dicendo, prima di perdermi, che questi individui hanno un accesso al centro di sé che è consapevole. È da questo accesso che costoro "vedono" i princìpi ma non solo, vedono la realtà su di un piano diverso, analogo al piano intellettuale sul quale ci si viene a trovare quando si è in acido, ma con molte differenze, perché in trip si è in uno stato passivo di osservazione, e benché si sia anche attivi nel formulare considerazioni, queste risentiranno dei limiti dati dal non essere consapevoli attraverso la propria maturità interiore. La conseguenza ingenera il più delle volte uno stato sì di meraviglia, ma confuso e incapace di individuare il bandolo dell'intricata matassa che i significati da estrarre... si potrebbe dire... abbindolano (neologismo inventato ora che mischia la fregatura con l'intrico). La claviceps purpurea che cresce sullo sclerozio della segale, che per queste protuberanze è detta cornuta, contengono anche principi attivi pericolosi, come l'ergotamina e l'ergotina che sono alcaloidi velenosi che nel processo chimico di depurazione sono mediati. È possibile che nell'antichità ci possano essere stati sistemi per elidere queste sostanze in modo da renderle innocue, ma in ogni modo il soma è una bevanda simbolica, che anche fosse stata allucinogena non avrebbe potuto aggiungere nulla alla maturità di chi l'avesse bevuta. I misteri eleusini erano gli stessi di ogni altro ramo appartenente alla tradizione metafisica che è universale; i piccoli misteri erano riferiti al compimento di tutte le possibilità implicite all'essere umani, mentre i grandi misteri riguardavano l'andare oltre alle limitazioni date dalla natura umana, al fine di entrare consapevolmente nella sfera dello spirito che necessita di uno stato che sia sovra-individuale. Dalla prima illuminazione conseguente all'iniziazione, quando questa da virtuale al suo inizio diviene in seguito effettiva, resta una lunga via da percorrere, e profondità ed elevazione del vedere interiore dipendono dal rigore col quale la persona applica al proprio vivere le conseguenze della verità vista. Tanto più sarà il rigore verso la verità che si conosce, perfettamente perché in modo assoluto, e maggiore sarà l'avanzare della consapevolezza spirituale. Verrà da chiedersi, leggendo quanto ho scritto, come sia possibile che un essere relativo e limitato possa aver accesso alla Certezza assoluta. Infatti questo non sarebbe possibile se l'uomo non partecipasse, in qualche modo, all'assolutezza dell'Assoluto. Il centro di sé di un individuo umano, jivatma per le scritture vediche, è questa comunione dell'uomo col Sé unico che è, propriamente, il Mistero assoluto. Si può dire che il grado di approssimazione dell'io superficiale al proprio sé universale (proprio è solo un modo di dire perché non si può essere proprietari di ciò al quale si appartiene) dà, come conseguenza, la possibilità di comunicare consapevolmente con la fonte centrale di ogni ispirazione. In trip si ha una comunicazione col centro universale, ed essa è cosciente, ma non consapevole. Per questo sarebbe un errore credere che il soma possa aggiungere qualità alle qualità già possedute. Se fosse utile, non è che io non ci abbia pensato, potrei scriverci sopra un libro per l'esagerata esperienza con gli acidi che ho avuto, trapuntata dalla poca esperienza che ho nella comunicazione consapevole col mio centro, ma ritengo non sia utile il farlo. Queste cose ora le ho dette a te perché so che potrebbero esserti utili, ma solo se tu riuscissi a mettere dietro la schiena i preconcetti avuti in eredità dai tuoi lunghi studi. Dubitando che sia possibile tu possa riuscirci, figurati cosa posso pensare sulle possibilità di comprensione che avrebbero altri eventuali individui che avessero la sventura di leggere quello che scrivo. ;) Resta di dire che la verità si difende da sé, nel suo non essere comunicabile, ma questo non significa che non si possa dire, per esempio, quello che ho detto, perché qualsiasi cosa si dica la verità resterà sempre inaccessibile, e per quanta abilità discorsiva si possa disporre quella Verità è l'Assoluto stesso. Tutti quanti traduciamo l'idea informale in pensieri, senza conoscere la vera natura dell'ispirazione, ma la vista interiore non è costituita da idee che sono proprie, è il "vedere" interiore di ciò che è per ciò che esso è, nell'assolutezza che dà Certezza indiscutibile. Certezza che non è il conoscere tutto, ma è il conoscere le leggi del tutto. Più ci si avventura all'interno di sé, attraverso la rigorosità dell'essere aderenti nel proprio comportamento alla verità che si conosce perfettamente, e maggiore sarà il grado della conseguente consapevolezza. Certamente ciò che relativo non è non può stare all'interno del relativo, quindi si potrà dire dei princìpi, ma non del modo di conoscenza che si ha della loro disposizione gerarchica, né del come li si conosce. Non è fede se non nel fatto che quando non si è consapevoli della totalità, ma solo delle leggi che ne regolano lo sviluppo e l'inviluppo, si può avere una certa fede per quel che si riferisce al non ancora conosciuto, ma che si sa, sempre attraverso i princìpi, che non potrà essere troppo differente da come ci si immagina che possa essere. P.S: la dottrina metafisica non è soggetta a discussione proprio perché essa è perfetta, non essendo un prodotto dell'invenzione umana. L'uomo può solo vederla e dire di essa ciò che la consequenzialità discorsiva consente di dire, restando necessariamente nei limiti della qualità dell'intelligenza individuale di chi ne dice...

Condizioni postume

Il non poter conoscere cosa accadrà dopo la morte determina le condizioni necessarie per essere liberi, perché è solo attraverso la libertà che le proprie azioni acquistano il giusto valore. Se si fosse certi del destino postumo si agirebbe in funzione di quello, e la libertà di scelta ne sarebbe condizionata anche se, vien da ridere a dirlo, la maggior parte delle persone non smetterebbe di sgomitare per accaparrarsi il paradiso.

giovedì 30 maggio 2013

Il ritardo della verità



L’apparente ritardo attraverso il quale il tempo manifesta la verità è dovuto al fatto che si considera la realtà come se fosse tutta nella dimensione che stiamo vivendo, mentre essa è enormemente più complessa nel suo stare su piani diversi tra loro, anche se comunicanti. Non potendo avere coscienza degli altri piani successivi noi crediamo che la verità arrivi sempre tardi ma, in realtà, arriva quando è il momento migliore per manifestarsi. Anche nel suo avere conseguenze.

La famiglia "normale" e quella gay, considerate dalla visuale centrale metafisica.


Cosa debba essere la normalità, nell'universo dove nulla si ripete identico a se stesso è difficile dirlo, quando ci si riferisca al dover stabilire una media che appiattisca le differenze individuali. Appiattire realtà diverse tra loro, allo scopo di poterle riunire in una media, significa commettere una ingiustizia verso coloro che stanno in alto rispetto a quella mediocrità, ma anche verso coloro che le stanno in basso e pure nei confronti di chi sta in mezzo alle due tipologie, perché esso si ritroverebbe associato a chi non ha molto da condividere con lui. Questo perché per "normalità" si intende la mediocrità, e alla mediocrità è associata una qualità bassa perché troppo simile a tutte le altre. Così facendo si commettono diverse ingiustizie, attribuendo a una situazione l'etichetta di "normale": le si assegna scarsezza qualitativa, la noia attribuita alla ripetizione banale e un livello di realtà che è uniforme, scontato, che non suscita interessi, non creativo e che, in definitiva, è inferiore persino alla normalità nella quale la si voleva confinare. Dunque per "normale" si intende l'inferiorità nel suo rapporto con l'auspicabile, con la realtà da raggiungere. La realtà, nel senso più generale possibile, è tutto ciò che è manifesto e anche quello che manifestato non è, ma è presente, potenziale e si manifesta quando ci sono le condizioni per poterlo fare, come è la realtà del pensiero. La realtà è caratterizzata da forme dalle quali è costituita, ma non solo, perché l'idea è informale prima che sia stata tradotta in pensiero e, di seguito, in azioni. La realtà è formata da elementi, tutti sempre diversi tra loro, che sono legati da una catena di cause e di effetti i cui componenti devono il loro esserci alla collaborazione di altri elementi, in un insieme nel quale ognuno ha necessità della presenza di altri per continuare a esistere. Questa è la normalità. La vera normalità è costituita dalle leggi armoniche che ordinano la realtà rendendola adatta all'esistere. Sono normali le leggi che sono norma del tutto. Un tutto che c'è e ha modalità di funzionamento qualitative e quantitative, ha proporzioni e misure, alti e bassi, interni ed esterni, rapidità e lentezza e rapporti analogici che legano il piccolo al grande e il grande al piccolo del quale è la somma. Un tutto in continuo movimento per l'azione di una di queste leggi fisse che gli impone di muoversi, e che a sua volta non si muove, sacrificandosi per non sacrificare il tutto. Questa è la normalità. La realtà relativa vive attraverso il sacrificio di ciò che non vive per darle modo di essere, ed è un esserci che ha per fine la consapevolezza di sé e delle ragioni per le quali si è, nella continua ricerca della perfezione assoluta, verso la quale tendono tutte le perfezioni relative. Ho scritto questo preambolo allo scopo di analizzare la questione spinosa che si solleva quando si parla del diritto di esistere, e di esercitare la propria libertà, che hanno le coppie gay. È detto che la famiglia è "normale" quando composta da una donna e un uomo, come se l'accostamento dei due generi che insieme possono replicare la vita sia la cosa più importante di tutte, perché la vita è la cosa più importante al mondo. Questa convinzione riferita alla vita, che le assegna più valore che ad altro, è comunissima, così comune da spingere le persone a dire che la cosa più importante è la salute. Questo comporta il fatto che quando qualcuno sacrifica la propria salute per salvare quella di qualcun altro… questo qualcuno avrebbe commesso un errore perché la sua salute è la cosa più importante al mondo. Invece c'è un valore più importante della vita stessa, ed è rappresentato dalla capacità di sacrificare se stessi per amore dell'altro diverso da sé. La vita certamente è importante, è sempre lei che deve essere salvaguardata e generata, ma l'amore lo è di più. L'amore tra due persone dello stesso sesso, quando è amore, vale più della stessa vita, perché la vita deve il suo esserci a un sacrificio di amore. La diversità tra gli esseri, che è legge universale, non cessa per questo diritto gay di continuare a differenziare il tutto nei suoi componenti, e donne e uomini continueranno a generare la vita senza essere ostacolati dalle coppie gay, le quali per il loro amarsi devono godere degli stessi diritti delle coppie eterosessuali, perché il loro non poter figliare è solo una contingenza rispetto alla realtà d'amore che le unisce. Ogni avvenimento che è per amore è "normale", a differenza di quelli che avvengono per odio, e tutti coloro che deprecano l'amarsi delle coppie gay stanno dalla parte dell'odio, e non sono normali nei confronti dell'amore e del diritto di esercitare la propria libertà di scegliere chi essere e come essere. Il Mistero assoluto del quale siamo i figli è Libertà assoluta, una libertà che è anche sacra, e verso la quale l'Assoluto nulla può perché essa, quando è assoluta, è il Mistero stesso che non può contraddirsi. Siamo liberi di essere e di scegliere perché non c'è altra via per raggiungere la perfezione del nostro stato, e questa libertà relativa di cui godiamo è la misura armonica con la quale costruiamo noi stessi, migliorandoci o peggiorandoci, alla ricerca del Vero in ognuno di noi. Questa è la vera normalità, molto lontana dalla mediocrità di vedute che appartiene a chi antepone la propria salute all'amore per il prossimo.

mercoledì 29 maggio 2013

Stati d'animo


Gli stati d'animo spesso sono volubili e pericolosi, nel loro dare troppo importanza ad accadimenti negativi che saranno presto dimenticati; altre volte le emozioni perdurano a lungo nel tempo, quando sono estreme come è l'amare o l'odiare, ma col passare del tempo non pretendono più soddisfazione, e imparano a guardare dentro le più remote pieghe del loro essere state, e il rammarico sgorga per non aver visto in tempo quello che il tempo ha mostrato.

Gli ultimi saranno i primi

In questo mondo quando si ama la libertà si sarà prigionieri, se si cerca la giustizia la giustizia si farà desiderare, se si è generosi si sarà al centro dell'egoismo altrui, e quando si conosce la verità la menzogna tenderà agguati fino a soffocare ogni speranza di poterla affermare. Questo è il mondo dove chi ricerca il piacere trova la sofferenza, e chi soffre trova la pace solo nel riuscire a sopportare. È il mondo dove la materia impera, ed è il regno dove il male prospera. Per questo gli ultimi a godere della materia saranno i primi a gioire nello spirito, perché la materia è il capovolgimento dello spirito, così come la menzogna capovolge la verità.

martedì 28 maggio 2013

Umiltà

L'umiltà è considerata una qualità pregevole per colpa della tracotanza di tante persone per le quali, l'essere umili, costituirebbe solo il riconoscimento della loro modesta condizione, ma essere umili quando si posseggono qualità speciali crea situazioni ridicolmente false, a meno che non sia un'umiltà silenziosa. C'è un modo di mostrarsi umili per indurre gli altri ad accorgersi dei pregi, e c'è l'umiltà vera di chi non vuole far sentire a disagio, nel confronto, chi non possiede gli stessi doni. Come sempre la qualità dell'agire è in relazione alle intenzioni che l'hanno motivato, e il credere sia sempre preferibile un atteggiamento umile al mostrare la verità dei fatti è, dal mio punto di vista, un errore.

lunedì 27 maggio 2013

Il timore cosciente della nostra coscienza

Che accadrebbe se ognuno di noi giudicasse gli altri usando il metro di misura che usa per sé? Difficile dare una risposta univoca, perché alcuni si amano senza ragione, altri si amano con ragioni, altri ancora si odiano senza ragioni e, infine, ci sono persone che odiano se stesse, ma non abbastanza, con tutti i motivi che avrebbero per doverlo fare. A queste complicazioni se ne aggiunge un'altra, la più terribile, perché la vita vera è giocherellona e irridente verso la menzogna, così, appena si pensa a qualcosa che non sia in linea con la verità... scatta il pensiero opposto, quello al quale diamo il nome di coscienza, che non è necessariamente un portatore di verità, ma di certo non si lascia sfuggire nessun pensiero che non appartiene alla coscienza di quale potrebbe essere la parte migliore e la parte peggiore di sé. La coscienza non conosce esattamente quale sia l'unica e completa Verità, madre di tutte le piccole e incomplete verità partorite nel mondo, la coscienza non è la consapevolezza eppure, nonostante non sappia guardare in viso il Vero, ha un fiuto esagerato nel saper individuare le bugie, e su quelle scatena il risentimento nutrito verso la limitazione data dall'avere dei dubbi. La nostra coscienza è il nostro giudice personale, il quale ci giudica non conoscendo le leggi che danno la vita, regolando l'universo, dunque si limita a contrastare quelle che riconosce essere delle contraddizioni al bene comune il quale, dello stesso universo, è legge fondamentale.

Verità e menzogna


La verità cuce la realtà stringendola a se stessa, senza trascurare un solo punto, senza che il filo possa rompersi. La menzogna le scorre sopra ordendo e tramando, ma non può entrare dentro, perché la verità non ha un buco che si è scordata di chiudere, perché se lo avesse esso sarebbe un vero buco senza poter sfuggire alla verità di ciò che si è. Così la verità è sempre viva anche quando è coperta dalla menzogna, e la menzogna è sempre morta anche nel suo strepitare. Lo si vede nel ridicolo che avvolge ogni parodia della verità, perché la menzogna è piena di buchi dai quali la verità sbuca, nel suo mostrare la differenza che separa ogni caricatura che imita la verità, dalla sacralità immobile del vero.

domenica 26 maggio 2013

Lo stupore dell'iniziazione


In realtà lo stupore dato dall'iniziazione, quando questa diviene effettiva, è davvero sconcertante, tanto da togliere il fiato per parecchi giorni nel sentirsi sommersi da una realtà che eccede qualsiasi possibilità di poter essere immaginata, ma col tempo le emozioni per fortuna si attenuano e l'esperienza si sposta nella dimensione dell'intellettualità universale. È un bene perché ci si calma, ma è un male quando la volontà si affievolisce anch'essa. Pur essendo un'esperienza incredibile nel suo essere inenarrabile è anche terrificante, perché chi vede... la prima cosa che vede è la propria interiorità e, di seguito, anche quella delle altre persone, ed è estremamente difficile condurre una vita in modo che nessuno si accorga della profondità del tuo vedere, dietro le apparenze, gli infinitesimi movimenti intimi di un essere che non si conosce come tu riesci a conoscerlo. Si è ancora liberi di scegliere se vivere una dimensione tanto impegnativa oppure mettersela in tasca, in attesa di momenti migliori che non verranno mai, perché l'Assoluto non impone nulla, mostra semplicemente. Non potrebbe imporsi perché la Libertà assoluta non negherà mai la libertà di poter scegliere. L'unica cosa che l'Assoluto non può fare è quella di negarsi disconoscendo il valore della libertà.

Prede tenere

La speranza di raggiungere agevolmente la perfezione del proprio stato riempie le fauci d'acquolina, tanto è desiderabile, ma a uno sguardo meno superficiale le conseguenze della perfezione mostrano di essere simili a una mandria di problemi al galoppo che investe il malcapitato che aveva associato la perfezione alla serenità d'animo. La realtà insegue la perfezione perché è obbligata a farlo dalle leggi che la spingono alla ricerca di sempre migliori equilibri, ma ne farebbe volentieri a meno, perché deve il suo potersi manifestare all'allontanamento dalla Perfezione che la conteneva in principio, allo stesso modo dell'uno che potenzialmente contiene in sé tutti gli altri numeri. Così, chi si avvicinasse alla perfezione, avrebbe tutto il mondo pronto e deciso a impedirglielo. La perfezione non è di questo mondo, si dice, ed è vero, ma la si può raggiungere lasciando questo mondo prima di essere morti. A dirla tutta non è che lasciandolo la si raggiunga proprio, ma ci si mette almeno sulla buona strada per riuscire a farlo, ed è a questo punto che il mondo s'incazza, perché non vuole essere lasciato. Come un amante deluso ordirà accadimenti difficili da sopportare, e tramerà in modo da intessere una ragnatela appiccicosa di avvenimenti intorno all'aspirante santo, ostacolandogli l'impresa. Da parte sua il disgraziato che ha deciso di lasciarsi dietro l'attaccamento verso la materia, insieme ai desideri che da questo nascono, è come un pulcino di gabbiano nel mezzo di una tempesta che per lui è terrificante, dal momento che tutto il suo impegno sta ancora sul piano della volontà, nell'attesa di trasformarsi in atti concreti. Nessuna meraviglia, quindi, che la carne di pulcino di gabbiano costituisca il nutrimento più desiderato dal male che ha sempre un appetito insaziabile...