mercoledì 28 maggio 2014

La mente

La mente è solo il mezzo che dà forma alle proprie intenzioni, e le intenzioni sono forgiate dalla personalità, la quale misura la distanza che separa lo spirito centrale, del quale siamo espressione, dalla superficie di ciò che abbiamo scelto di essere.

domenica 25 maggio 2014

Felicità bisognose

Tutte le persone felici sono nel contempo anche insoddisfatte, se non lo fossero la loro felicità non potrebbe rinnovarsi, e appassirebbe nella consuetudine. La realizzazione di un essere è superiore alla felicità, perché non contempla l'infelicità.

Dissimilitudini

Il male va dove c'è del bene da combattere, e non va dove c'è altro male, perché il sovraffollamento gli impedirebbe di trovare una sdraio libera...

sabato 24 maggio 2014

Incomunicabilità del Mistero

Quando si riceve un dono ci si sente in dovere di condividerlo, ma se quel dono è la consapevolezza dei princìpi il condividere diventa impossibile, ed è anche sconsigliabile ogni tentativo di comunicare ciò che di esso è comunicabile. Lo so da quando quella grazia mi ha investito come un treno al passaggio di livello alzato, eppure continuo a scrivergli attorno, pur non entrando troppo nella mia storia personale. Mi dico che anche se un solo individuo potesse cogliere la rigorosità logica della conoscenza universale, non sarà stata fatica sprecata l'aver mostrato qualche riflesso del Mistero, ma persone capaci di accorgersi anche di un solo bagliore non ne ho mai incontrate in ben più di trenta anni.
In fondo io stesso, negli anni della mia giovinezza trascorsi a cercar di comprendere la vita, avrei considerato folle chiunque avesse scritto le cose che scrivo.

giovedì 22 maggio 2014

Non era più lo stesso...

Qualcosa di inusuale doveva essere accaduto alla sua coscienza, perché la passeggiata fatta era la stessa di sempre, come lo era la panchina dalla quale fissava i monti, il lago e il cielo, ma lo stava facendo dall'alto di una consapevolezza diversa.
Ogni cosa che riempiva quel mattino era insolita, oppure era il suo modo di guardare che non era più lo stesso. I suoi pensieri, in compenso, erano confusi come sempre, perché rigettavano il modo nuovo di considerare la realtà che gli si imponeva, come se, non appartenendogli, stesse ordinandogli di aprire gli occhi. Temette potesse trattarsi del primo sintomo di un'imminente emorragia cerebrale, ma non provava nausea se non verso se stesso, e sapeva di meritarsela. Nessun giramento di testa, né vertigini gli stavano modificando la vista, ma le immagini che aveva attorno comunicavano attraverso significati che la loro esteriorità non nascondeva più.
Era come si fosse modificata da sé la qualità del fluire di pensieri che, invece di appartenergli e sgorgare dall'ignoto come da sempre facevano, avessero iniziato a procedere da un nuovo ordine interiore, attraverso una consequenzialità che, fino a quel momento, gli era stata preclusa.
Era accaduto tutto in un attimo, tanto lungo da mostrare l'illusione nella quale il tempo accumula debiti.
Tutto questo diverso vedere non poteva essere nato spontaneamente dal niente che stava dentro di lui, doveva essere stato lui a nascere dentro di esso, fecondato da qualcosa che gli era stata estranea fino a quel momento, oppure era il risultato di un fermento vitale, sempre presente in lui come possibilità di essere, che aveva maturato un seme che ora sbocciava riempiendolo di meraviglia.
Questo nuovo considerare la vita valutava tutte le direzioni possibili che la sua sete di conoscere osava percorrere, anche quelle che dirigevano i loro raggi all'interno di sé, e utilizzava la lotta per realizzare la pace.
A ogni pensiero se ne opponeva un altro, che gli contrapponeva una visione diversa generata da cause differenti che avevano altre ragioni di essere, e lui doveva osservare quel contrapporsi di forze dal centro di sé, ogni volta riconoscendo la natura delle verità che erano state offese, allo scopo di poterle guarire attraverso la loro comprensione prima, e i propri atti poi.
Gli sembrava di essere ritornato al tempo nel quale i bambini assillano gli adulti di domande, solo che ora l'adulto non era lì, presente, perché era lui stesso a doverlo diventare per poter rispondere a se stesso.

La conoscenza ha in sé il proprio guadagno, aveva letto da qualche parte, scritto da chi si guardò bene dall'aggiungere che quel guadagno, in soldoni, consisteva nella perdita del proprio egoismo...

mercoledì 21 maggio 2014

Senza il clangore delle armi

— Padre… sono stanco di lottare per vivere, ho bisogno di pace non della guerra
— Per questo ho deciso di chiederle quando potrò entrare nel Monastero, per liberarmi dalle costrizioni date dalla guerra perpetua—
— Vedi figliolo… la guerra è la via più breve per raggiungere la pace e, per inversione analogica, la pace è la via più lunga per arrivare alla guerra
— Ma prima o dopo ti ci conduce
— A meno che…
— La ascolto, Padre…—
— A meno che tu non decida di vincere la guerra che angeli e demoni combattono dentro di te
— Perché tutte le guerre dell'universo hanno inizio all'interno dell'essere, ed è lì che devono essere pacificate
— Il centro di ogni realtà particolare è a immagine del Centro che ha generato il tutto
— E ogni centralità individuale vuole essere il centro di tutto
— Per questo combatte le altre centralità
— Per smettere di lottare il nostro centro deve sovrapporsi al Centro universale
— E la sovrapposizione si attua solamente nella perfezione di sé
— Se è la perfezione che cerchi dovrai lottare contro le tue imperfezioni
— E il rifuggire la lotta non ti aiuterà—
— Capisco, Padre santo, dunque il Monastero è un campo di battaglia?—

— Sì figliolo, una battaglia senza il clangore delle armi, dove sono le lacrime a scorrere, non il sangue—

L'aforisma

L'aforisma è la sintesi di un pensiero lungo e arzigogolato che, alla fine, ritrovatosi in un punto imprevisto dal quale è stupito, decide di cancellare la strada fatta per arrivare fin lì... e di rivelare solo quello che si vorrebbe fosse un traguardo. Sovente quel traguardo è quello raggiungibile solo dalla pura imbecillità.

martedì 20 maggio 2014

Cosa l'Intelligenza è


L'intelligenza è la capacità che ha un essere di indagare e approfondire la conoscenza delle cause che determinano i loro effetti. L'intelligenza ha molti lati dai quali poter essere considerata, e non tutti sono egualmente sviluppati, ma essa procede da una propria causa, così si deve dire che ogni intelligenza individuale e soggettiva è il risultato personale di un'Intelligenza più grande che l'ha prodotta, e della quale la nostra intelligenza è figlia. Il modo personale di vedere le cose è chiamato "punto di vista", perché sulla circonferenza della realtà, intesa simbolicamente come fosse un cerchio, il modo di vedere le cose si trova a essere in un punto che ha, necessariamente, un punto opposto altrettanto vero che guarda la stessa realtà centrale, vedendola però in aspetti che la nostra limitata visuale non può cogliere, ma ignora quelli che vediamo noi. C'è un punto, però, che non è propriamente un punto di vista, perché vede la realtà non dalla circonferenza superficiale, ma dalla sua profonda centralità. Ecco il punto nel quale si trova l'Intelligenza universale che è madre di quella individuale. Dovere e compito di ogni intelligenza individuale è quello di sovrapporsi al centro della realtà, così da poterla osservare, dal suo interno, nelle sue ragioni essenziali d'essere che costituiscono anche i suoi princìpi universalmente applicabili, i quali sono le leggi fisse della realtà manifestata. Gi uomini che sono in grado di vedere la verità dal suo centro sono chiamati prima "risvegliati", e dopo tanta fatica e sacrificio... possono diventare quelli che l'umanità chiama "Illuminati" dallo Spirito che è assoluto.

La morale elegante


La vera eleganza morale consiste nel saper riconoscere che ogni morale è intrisa di sentimentalismo e non merita che disapprovazione, perché la conoscenza è essenzialmente intellettuale e al sentimento può essere concesso di giudicare soltanto quando la sua natura è incline al sacrificio di sé.

La vera libertà


Se c'è la costrizione, e c'è, le sue ragioni di essere stanno nella libertà che a propria volta è una possibilità, la quale deve essere portata a maturazione attraverso la conoscenza perfetta che l'intelligenza ha il compito di affinare. La vera libertà è assenza di costrizioni, ed è raggiungibile da chi è tanto giusto e veritiero da sfuggire alla persecuzione della vita.

Il peccato

Per essere un vero peccato deve offendere i princìpi di verità, quelli che convengono a tutti e non nuocciono a nessuno. Non di rado le molteplici morali umane, originate dall'intrusione del sentimentalismo nei princìpi di verità, assegnano le caratteristiche del peccato a ciò che peccato non è. Solo la pura intelligenza è in grado di riconoscere la verità e l'intelligenza, per essere pura, ha sempre bisogno di essere in armonia con la generosità di un animo puro.

L'Intelligenza universale

L'intelligenza, per sua natura, dà certezze solo quando non ci appartiene, perché la Verità non appartiene a nessuno e ci precede tutti sia logicamente che temporalmente. Qual'è quella Intelligenza che è possibile avere senza che ci appartenga? È l'Intelligenza concessaci dal Cielo, quella che "vede" la verità dei princìpi universali senza bisogno di ipotizzare o interpretare con il pensiero. Colui che "vede" la verità nell'immediatezza dell'Intuizione spirituale la vede, ma non la possiede, perché la Verità non la si può inventare. Costui è nella Certezza che ha la stessa infinità del Mistero assoluto, la quale non può esaurirlo.

lunedì 19 maggio 2014

Il vero amore

Il vero amore non lascia dubbi, perché ogni volta che si guarda la persona amata di quella persona si intuisce la sacralità interiore, che si manifesta lasciandosi amare per ciò che essa è: pura generosità disinteressata.

domenica 18 maggio 2014

Uomini giusti

Nessuno che sia giusto può essere inconsapevole della verità che rispetta, ma quando si sa di essere giusti si tende a nasconderlo, perché mortificare chi non lo è... non sarebbe giusto.

sabato 17 maggio 2014

La morte ci è amica


La morte ci è amica, e non avrebbe senso una sua sconfitta, perché essa non agisce, ma aspetta che sia la vita ad andarsene.