domenica 1 dicembre 2013

Il sacrificio di sé

In un universo dove è necessario, per essere felici, replicare il sacrificio primordiale fatto dal Mistero per donare la vita, Mistero che ha dovuto dare al male l'opportunità di esserci, non c'è da meravigliarsi che in tanti rifiutino il sacrificio che li riguarderebbe, per scegliere di ottenere una "giustizia" personale attraverso il male. Di questa reazione il male si nutre per affermarsi, e cancellare la necessità di doversi sacrificare per avere accesso alla conoscenza che dà la felicità, conseguenza dell'essersi liberati dal male. L'essere che decide di sacrificare il proprio egoismo sull'altare dell'amore per l'altro rigetta il male, attraverso l'identificarsi con la stessa volontà che ha motivato il Mistero, quando ha concesso alla luce di illuminare l'oscurità, e all'oscurità di farsi illuminare.

mercoledì 27 novembre 2013

L'attenzione

Il non voler sapere indica debolezza. La verità è sotto agli occhi di tutti, ma ognuno vede ciò che vuole e può vedere in relazione alla qualità della propria intelligenza, alla forza interiore e al proprio coraggio.

Il valore

La cosa più bella del sognare è accorgersi che è stato un sogno, perché sempre la consapevolezza della verità supera il desiderio.


lunedì 25 novembre 2013

Sulla decisione di essere felici

La felicità non può essere nemmeno una decisione, perché essa è uno stato d'animo, e nessuno stato dell'animo può essere deciso a priori. Ma da quali ragioni la felicità prende consistenza e forma? Quale è la condizione indispensabile perché essa sia la sua conseguenza emotiva? Che cosa può far sentire un essere felice? Forse l'aver deciso di essere felice? Potrebbe essere, la felicità, un oggetto di conquista appeso a un ben oliato albero della cuccagna? O forse è il frutto della ricchezza conseguita a testa bassa, perché scelta come fine della propria esistenza? Potrebbe essere la logica conseguenza di aver deciso di avere la tavernetta piena di puttanelle pronte a tutto per farti felice? C'è solo una condizione indispensabile per essere davvero felici, e non è certo quella che causa l'infelicità altrui. Quando si decidesse di essere felici occorrerebbe farlo nel rispetto delle felicità altrui, perché la felicità non può limitarsi a essere individuale. Che felicità sarebbe quella di chi gioisce in mezzo alle sofferenze delle altre persone? Si potrebbe esserlo in seguito alla decisione di fregarsene, e di pensare esclusivamente a sé? Per essere felicità non deve avere ombre che ne oscurino le intenzioni, né deve procurarne ad altri. Quale è quella realtà di un essere che dà la felicità interiore capace di esprimersi non nel salterellare gioiosi, come si fosse dei pazzi insensibili al dolore altrui? Quella realtà è la perfetta consapevolezza di cosa sia la verità che motiva l'esistenza, e delle sue ragioni che sono motivo di tanta sofferenza inflitta alle persone che vedono, nella possibilità di raggiungere la libertà, l'unico obiettivo per il quale abbia senso il dover soffrire. Ma cosa rende liberi dalle costrizioni che la vita impone? Rende liberi la decisione di dedicare la propria vita alla consapevolezza di sé e dei bisogni altrui, perché non si può essere felici in mezzo alla sofferenza… se non curando quella sofferenza. Solo in questo si può decidere di essere felici, ma deciderlo non basta, perché la consapevolezza non si può decidere di averla, né è possibile acquistarla. 
Ma cosa può dare consapevolezza? 
Essa è la conseguenza della fatica di vivere le verità che si conoscono in modo certo, ma quale certezza può esserci nel perseguire i propri interessi, diversa dalla certezza di fare solo il proprio interesse? 
Questa certezza è pregiata e aderente alle verità superiori solo quando il proprio interesse è quello di agire per l'interesse altrui. Questa è la chiave d'oro che apre le serrature di tutte le porte chiuse che ostacolano la realizzazione della libertà. 
È attraverso il sacrificio di sé, operato dall'unità dell'Assoluto che si è capovolto nella riflessione di Sé, irradiandosi nella molteplicità, che l'universo ha preso forma, ed è nella replica di quello stesso sacrificio che sta l'unica possibilità di dare felicità a tutto ciò che appartiene al regno dell'ombra e del dolore causati dall'essere. 
Si è perché il buio si è sacrificato lasciandosi illuminare dalla luce che ha, nella sua possibilità di essere, anche la conseguenza di dar forma alle ombre dove è nascosto il male dato dalla non comprensione della Verità, che è rifiuto della luce. 
È questo male che occorre vincere per essere felici, e lo si può vincere solo attraverso la conoscenza perfetta della Verità. 
L'intelligenza che ambisce al conoscere ha la stessa natura della luce, e la stessa generosità che ha il buio primigenio che si è sacrificato per favorire l'ordine e l'armonia dati dalla consapevolezza delle ragioni dell'esistenza e di Ciò che all'esistenza è superiore. 
È nell'ordine e nell'armonia di quest'ordine che non esclude nessuno, che attende la vera felicità. 
La felicità è la conseguenza di una decisione soltanto quando questa decisione scaturisce dal coraggio di un volere sacrificare la propria felicità per il bene di tutti. 

Ecco quale è l'unica decisione che conduce a essere felici.

domenica 24 novembre 2013

Impietoso e paziente

Un'altra giornata è andata a rannicchiarsi nella mia memoria, accumulando pensieri e sensazioni sulla catasta che brucerà con me, alla fine del mio tempo. Non ci sarà un'arpa ad attendermi, nel non luogo dove l'embrione, che è stato un essere umano, sognerà nell'istante eterno al di sopra del tempo. Lì tutto accade in un attimo, e ciò che è possibile si attuerà, perché nel Mistero non c'è un prima e un dopo. Il perenne ruotare dei cicli cosmici non sentirà la mia mancanza, perché il Centro che è in me, come io sono in lui è assoluto, e non aspetta tempi migliori. Non so se nascerò ancora, come un nuovo individuo piangente di qualche specie sconosciuta, che pullula su una sfera che corteggia la sua stella senza annoiarsi. Non so nulla di cosa potrà accadere al centro del quale sono una delle sue tante forme che devono imparare cosa si guadagna perdendo, ma sono certo che questo sentirmi individuo mi accompagnerà ancora a lungo, nella ricerca della mia perfezione. Non sarò più quello che sono ora, perché nulla nell'universo si ripete, ma il nuovo non mi spaventa più del vecchio, perché il vecchio, allo stesso modo del nuovo, è una conseguenza dell'amore col quale il Mistero ci circonda, impietoso e severo come un padre, paziente e tenace come una madre. Giusto come è la Verità, vasto come la Libertà.

Una importante qualità dell'intelligenza

Una delle qualità pregiate dell'intelligenza è la curiosità che la spinge all'indagine di ciò che ancora non conosce, perché ciò che è misterioso l'attrae più del conosciuto. Una intelligenza viva sospetta sempre che il conosciuto possa essere intriso di errori, mentre ciò che è misterioso contiene soltanto gli errori fatti da chi quel mistero non riesce a comprendere.

sabato 23 novembre 2013

Amicizie indiscutibili

Ci sono dei pregi, nella solitudine, impareggiabili. Si fa quel che si vuole senza dover rendere conto a nessuno, a parte la propria coscienza. Per questo nessuno è veramente solo; ognuno ha il miglior amico stronzo che avrebbe mai potuto sognare di avere. 
Stronzo per la parte cattiva di ognuno, s'intende...

La paura della solitudine

La solitudine suscita paure, ma chi non le avrebbe sapendo di essere un puntino al centro di un universo che ha tutte le apparenze di essere ostile? Eppure l'universo intero nasce da un puntino, lo stesso per il quale è nato ogni essere e ogni realtà, che si manifestano circondati da un'oscurità temuta e associata alla malvagità, sempre in agguato nello stesso buio di cui è parte attiva. Il primo e unico vero Buio, però, non è un nemico della luce, perché la contiene in principio e dalla luce si è lasciato generosamente illuminare, al fine di trovare il proprio ordine armonico anche nelle sue possibilità di manifestazione, perché la Perfezione dell'invisibile, per essere Perfetta, ha bisogno che anche la perfezione del visibile sia attuata.

L'Assoluto è oltre il buio e la luce, al di là dell'invisibile e del visibile, perché non è duale, ed è per merito della sua assoluta Perfezione che la Verità deve portare a termine ciò che è possibile compiere.


Ognuno di noi è un puntino che si sente solo perché lo è, ma è una solitudine condivisa da tutti che deve trasformarsi nell'amore che essa è in principio, allo stesso modo di un buio che accetta di essere illuminato.

La fiducia in se stessi

Poche realtà sono crudeli come la coscienza. La sua durezza non è data da una sorta di infallibilità che la coscienza non può pretendere di avere, ma lo è per il compito che essa deve assolvere: quello di opporsi all'egoismo che induce a compiere i più gravi errori. La coscienza guarda l'agire dell'egoismo dietro gli occhiali da sole che non rivelano la luminosità del suo sguardo, occhiali oscurati messi lì da chi li ha chiamati "autostima". Quando la coscienza decide di toglierseli vede le cose più chiaramente, ma per osservarle in profondità nelle loro reali ragioni d'essere, la coscienza deve liberarsi del velo dal quale è protetta e non può farlo da sola, perché non c'è solo lei che deve perfezionarsi. Insieme a lei c'è il resto dell'individuo che è esposto ai pericoli che la verità porta con sé. La trasformazione che eleva una coscienza al rango dato dall'essere consapevolezza, può attuarsi soltanto in alcuni individui che hanno le qualificazioni che li rende adatti alla vista interiore, diretta e non mediata dalla mente, della realtà spirituale che rivela se stessa attraverso la conoscenza assoluta dei princìpi che sono fondamento della realtà relativa. Questo mutamento della coscienza non sarebbe possibile se nell'uomo non fosse presente una centralità che non è relativa. È attraverso di essa che l'essere umano "vede" al di sopra del dubbio. È un vedere incomunicabile nella sua essenza assoluta, ma la mente può decodificare le realtà viste e comunicare quello che è comunicabile attraverso la logica impeccabile che ha il pensiero, quando si limita a tradurre una conoscenza che è perfetta, perché procede dalla perfetta consapevolezza dei princìpi universali che ordinano la manifestazione della realtà. Per colui che "vede" non è importante descrivere la realtà vista, non cambierà nulla di sé se comunica oppure no, ma è libero di scegliere se parlarne o no, perché in tutti i casi la verità si difende da sé attraverso la propria incomunicabilità. Resta il rischio che una diffusione di verità porta inevitabilmente con sé, perché è preferibile ignorare del tutto al deformare che deriva dal non poter comprendere verità che non sono alla portata di comprensione della propria intelligenza individuale.
È singolare che l'unica fiducia possibile in se stessi che chi "vede" può avere non è quella riposta nella propria persona, ma è verso la perfezione dell'Intelligenza universale, alla quale si ha accesso senza avere alcun merito personale diverso dalla propria disponibilità al considerare inutili e dannose le proprie opinioni personali, insieme alle proprie idee, perché l'unica verità che entrambe hanno è quella di essere vere opinioni e vere idee che riguardano il falso.

L'unica "autostima" che ha valore è quella data dal sapere che la radice di questo termine, "auto", non ha alcun valore.

giovedì 21 novembre 2013

Difetti e pregi dell'intelligenza individuale

L'intelligenza individuale ha il suo peggiore difetto nel bisogno di considerarsi migliore o peggiore delle altre intelligenze, e il suo miglior pregio nella capacità di comprendere che il suo obiettivo principale è quello di lasciarsi trasformare in una intelligenza universale, quella che non ha più bisogno della mente per conoscere la verità nell'immediatezza data dall'intuirne i princìpi, anch'essi di un ordine universale.

Ineludibili responsabilità


Quello che stiamo vivendo è un periodo storico inadatto alla spiritualità. I computer sono distanti dalle capacità intuitive umane quasi quanto lo è l'uomo stesso. La diffusione delle possibilità comunicative è oggi talmente amplificata da valere poco, perché insieme a essa viaggia la menzogna. Ognuno sta chiuso nel proprio minuto mondo, nutrendo fondati sospetti attorno alla veridicità di ciò che altri come lui scrivono. La facilità con la quale si possono reperire informazioni, spesso imprecise o persino false è impressionante, e sono molti coloro che trovano divertente aggirare la verità di ciò che essi stessi sono. Ne deriva una confusione inestricabile di dati che si accavallano tra loro, frutto di un'agitazione che ha tutta l'aria di essere tesa ad affermare personalità depresse e insicure, che nel Web trovano possibilità di realizzare non se stesse, ma soltanto le proprie frustrazioni. È per questa ragione che affrontare argomenti seri e importanti è poco utile per aiutare il mondo, perché il rischio di svilire la verità resta elevato. Nonostante questo il mio scrivere insiste a esprimere antichi valori dimenticati, illustrando conseguenze che princìpi universali, troppo difficili da far comprendere direttamente, determinano, e spesso il mio esporre dice cose che solo a me servono, per ricordare che distrarsi dai propri obiettivi è come tacere a se stessi le proprie, ineludibili, responsabilità.

mercoledì 20 novembre 2013

Fissità dei princìpi universali

Fissità degli stessi princìpi che sono fondamento di tutte le religioni monoteiste

Che i princìpi universali siano gli assi fissi di ogni vortice creativo esistente lo dimostra il fatto che ogni profeta fondatore di una religione non duale, monoteista quindi, ha affermato di non essere il suo intervento mirato a cambiare gli antichi valori della religione precedente, ma di rinnovarne lo spirito che era stato dimenticato dai fedeli di quella religione.

È sempre stata lì

Nessuna soddisfazione è paragonabile a quella data dall'essere generosi. La generosità corre più rischi di essere al centro dell'attenzione degli atti vandalici di quanti ne corra una fuoriserie sfavillante parcheggiata nel vicolo cieco di un quartiere povero; per questo il continuare a essere generosi, nonostante ci siano i mattoni al posto delle ruote, conduce verso una felicità che è sempre stata lì, ad aspettarci...

Quella umana, almeno...


Il coraggio di vivere è giustamente da tutti apprezzato, ma questo non deve dar motivo di disprezzare coloro che decidono di non vivere più e, attraverso il coraggio della disperazione, si tolgono la vita. Solo questi disperati conoscono le ragioni del loro gesto, e se sono stati in grado di compierlo significa che ognuno è libero di assumersi le conseguenti responsabilità date dall'avere messo in atto quell'estremo gesto. Altrettanto non possiamo dire riguardo al nascere, perché nessuno può decidere se venire al mondo oppure no. Vita e morte si guardano allo specchio dell'esistenza, e il riflettersi di ognuna costituisce il capovolgimento dell'immagine dell'altra. È per questa inversione che se non si può decidere di nascere lo si può fare per morire. Pur ritenendo il togliersi la vita un errore nei confronti del proprio destino, per le ragioni sopra esposte io mi astengo dal giudicare, sia nel bene che nel male, le persone che pongono termine alla propria vita. Quella umana, almeno...

lunedì 18 novembre 2013

Una strana ricchezza

Chi si comporta bene deve aspettarsi di dover incontrare un grande numero di difficoltà che gli renderanno la vita difficile, perché l'esistenza è fatta per trasformare i bruti in santi, e il saper vincere le difficoltà è la ricchezza di un santo.