martedì 17 settembre 2013

Identità unica

Perché non si può essere gli altri?

Perché una verità che si ripete non è più la stessa verità.

La grandezza dell'universo

Chiunque appoggiasse il pensiero sull'enormità dell'universo non dovrebbe chiedersi se esista un essere che lo ha creato, perché è l'essere ad appartenere all'universo e non il contrario. L'Intelligenza universale alla quale l'esistenza deve il suo esserci è senza limiti e non può essere un qualcuno oppure un qualcosa, perché se lo fosse sarebbe parte dell'universo e nessuna causa è parte degli effetti che ha prodotto. Ciò che gli uomini chiamano "Dio" è un'intelligenza diversa da quella individuale che conosciamo, e non ha il compito che ha la nostra di dover conoscere per comprendere. Non ce l'ha perché l'Assoluto non è un qualcosa da conoscere, e non essendo un qualcuno o un qualcosa, a rigore non ha neppure l'esigenza di conoscersi, perché non ha qualcosa da dover conoscere.

Ogni essere sa di essere una individualità unica e diversa da tutte le altre, ma in pochi sanno che quel sentirsi individui è identico al sentirsi individui di tutti gli altri, perché essi sono l'espressione diversificata della stessa e unica centralità, riflessa nell'unicità che compone la molteplicità. È per questo che dovremmo amare i diversi da noi e non odiarli. Amarli significa darsi la possibilità di prenderli per mano per incamminarsi insieme verso la Perfezione, mentre odiarli comporta un allontanare da sé questa possibilità.

Il compito di un artista

Ogni nostro pensiero, ogni intenzione e azione, sono un colpo di scalpello col quale la volontà della nostra intelligenza modella la personalità nella sua capacità di essere armonica o disarmonica, nei confronti di un'esistenza il cui fine è quello di colpire il male, per poterlo sbriciolare in frammenti che ridotti in polvere non potranno più nascondere la centralità luminosa del nostro essere.

martedì 10 settembre 2013

Bontà e sofferenza

Più si è buoni e più la malvagità si accanisce contro, provocando molta sofferenza, ma se si è cattivi la malvagità è già dentro e si soffre molto di più, senza nemmeno avere la consolazione data dal rispetto nutrito per la verità che ha generato la stessa esistenza.

Si soffre più per il male fatto che non per il male subito così come, per inversione, la gioia provocata è più pura di quella vissuta.

Il fine dell'esistenza


Il fine dell'esistenza è necessariamente, prima che soggettivo, universale, perché si esiste in un collegamento con ogni altra realtà soggettiva. Lo prova il fatto che appena si è raggiunto un fine se ne presenta un altro che gli è superiore, in una catena ininterrotta che se non fosse una catena sarebbe meglio, perché si sarebbe davvero liberi. Ecco... il fine dell'esistenza è il dover spezzare catene. Ops! È nell'averle spezzate tutte...

La misteriosa creatività dell'infinito Mistero

Quando la tua vita si sarà stancata di incoraggiarti attraverso le malattie, di darti la possibilità di rallegrarti per la guarigione delle fratture che ti ha procurato e di mostrarti i risultati deprimenti dei tuoi errori di comprensione, allora si accanirà nella progettazione di una nuova esistenza, diversa da quella umana che non si è riusciti a comprendere, perché l'infinito Mistero non si ripete mai, nemmeno quando le cose gli vengono bene, figurarsi nel tuo deplorevole caso... :D

lunedì 9 settembre 2013

Tra il dire e il fare

Le parole sono come i centimetri, una sopra l'altra esprimono l'altezza quantitativa di un corpo, quella qualitativa è mostrata dalle azioni.

sabato 7 settembre 2013

L'amore per la conoscenza


Il nutrire amore per la conoscenza non basta a migliorare il proprio conoscere. È necessario amare il poter conoscere e pure la conoscenza che è alla portata della propria consapevolezza interiore, ma la cosa più importante sta nella capacità di riuscire a sopportare la sofferenza data dal mettere in atto la verità che si conosce al di sopra del dubbio e, insieme a quella, pure il voler sperimentare la validità di quelle verità che ancora non sono certe. La realtà non è una forma mentale; prima o dopo lo diventa, ma appena lo è diventata si trasforma nella realtà composta dai limiti che le verranno assegnati dal come sarà stata interpretata.

venerdì 6 settembre 2013

Peace and love


Aveva iniziato ad amare il mondo, nonostante il mondo avesse mostrato da subito di non amare altro che la violenza, così, per farsi amare, era diventato anche lui un violento, ma per difendere i deboli non per opprimerli. Si era lasciato crescere i capelli perché riuscissero ad accarezzargli la schiena, come l'esistenza non poteva ancora fare, ed era diventato una macchiolina di colore che sembrava essere stata sputata sul grigio dell'asfalto, dove la brutalità dell'attrito non lascia scampo ai fiori. La vita, si sa, pulsa stridendo i denti, e sopporta angherie di ogni genere pur di portare a termine il proprio compito, e lui sentiva di voler arrivare a poter sorridere alla morte. Non gli fu facile vedere la sua frase preferita, peace and love, trasformarsi in piss in low, ma il suo sguardo non ha voluto abbassarsi per mercanteggiare orizzonti diversi da quello che, per essere visto, ha bisogno che si guardi il Cielo.

giovedì 5 settembre 2013

Verità poco evidenti

Un demone dirà sempre: "Io sono contro i demoni", mai "Io sono contro gli angeli"...

Qualità dell'acqua

Con l'avanzare dell'età gli occhi si offuscano diventando acquosi, e il loro vecchio brillio pare splendere nelle profondità del fiume di eventi che l'hanno sommerso, senza riuscire ad annegarlo. Che sia acqua di lacrime versate o di quelle fatte versare... solo quegli occhi possono saperlo.

Che magnifico Mistero...

Che magnifico Mistero sta dietro ai princìpi immutabili, dunque costretti a non poter cambiare, che ordinano la realtà in modo da lasciarla libera di cambiare, sia improvvisando che programmando...

Totalità della Perfezione


La totalità richiede che la perfezione di un essere risieda sia dentro che fuori dall'essere. Al suo interno perché la centralità è la causa, perfetta perché priva di estensione, dell'esteriorità estesa, e al suo esterno perché per essere pienamente raggiunta la perfezione chiede che sia abbandonato l'ego, il quale altro non è che l'esteriorità. È per questo che la perfezione, che è liberazione da tutte le costrizioni possibili, tanto terrorizza gli esseri che sono distanti dal riuscire persino a immaginarne la possibilità.

lunedì 2 settembre 2013

Interpretazioni semplicemente complesse

Immenso è l'universo, almeno quasi quanto lo è la pochezza intellettuale di chi vorrebbe ridurlo alla propria portata di comprensione semplificandone la struttura, nella convinzione che la natura agisca sempre per le vie più semplici, come ha fatto con il loro cervello...

domenica 1 settembre 2013

Attorno alla natura dell'universo

In cosa si riconosce una contraddizione? La si riconosce perché è la negazione della consequenzialità logica che lega tra loro la causa e l'effetto prodotto. Questo significa che se si considerasse effetto qualcosa che negasse la propria causa si otterrebbe una contraddizione irriducibile, dunque una pura impossibilità che vedrebbe essere errata o l'individuazione della causa, o dell'effetto prodotto, oppure di entrambe le cose. Infinite variabili non significa che una può negarne un'altra, perché ogni opposizione è opposizione soltanto su un piano di realtà considerato, ma su quello successivo e superiore diviene una complementarità che tende all'unità del principio dal quale l'apparente opposizione è stata generata. Se così non fosse significherebbe che la realtà non deriva da alcun principio che costituisce la sintesi che risolve ogni divisione. Significherebbe che la realtà non ha il suo fondamento su cause e loro effetti, ma l'avrebbe sulla casualità caotica che per essa diverrebbe legge universale, e in una malandata ipotesi del genere tutto accadrebbe a casaccio e senza alcuna logica ordinatrice. Può sembrare che sia così? È possibile pensare che l'universo sia analogo al meccanismo di un orologio dove gli ingranaggi si bloccano a vicenda perché privi di una logica che li dispone secondo una gerarchia di funzionamento? E questo orologio, con i princìpi per i quali può funzionare oppure no, come si è costituito? Quali saranno state le energie che gli hanno dato forma e gli consentono di girare oppure no? Si è davvero convinti che sia possibile attribuire al caotico caos anche un ordine, e non soltanto il disordine? E se un ordine accidentalmente riuscisse a stabilizzarsi... quanto durerebbe quella stabilità in un universo dove tutto sopravvive perché è in incessante movimento? Si può credere, infine, che la realtà che ama e odia sia riassumibile dall'immagine di ingranaggi che si influenzano per una botta di fortuna?