sabato 11 maggio 2013

Il pensiero


Il modo attraverso il quale l'uomo trasforma in pesantezza elastica la rigorosa evanescenza del suo intuire.

giovedì 9 maggio 2013

Perché se Dio è uno... le religioni sono molte?


Unità non è correlativo alla molteplicità, quest'ultima è in apparente opposizione e complementarità con l'unicità. L'unità metafisica, il Principio primo dunque, tutto comprende in principio e non ha correlativi. Come l'uno matematico contiene i molti senza esserne modificato, così l'Unità comprende sia l'unicità che la molteplicità, che costituiscono il riflesso della centralità principiale che tutto genera. Unità la quale, a propria volta, è l'affermazione dell'Assoluto nella manifestazione dell'esistenza. L'esistenza è insieme unica e molteplice, ed è per questo che l'Uno ha molti modi per essere concepito. Chiesero a un santo induista se non sarebbe stato meglio che ci fosse una sola religione a immagine dell'unico Principio, e questi rispose che meglio sarebbe stato avere una religione per ogni individuo. Un Sufi, sulla stessa questione, disse che se l'Unico avesse voluto una sola religione… una sarebbe stata. La componente sentimentale, propria alle religioni, dalla quale scaturisce la morale nel suo miscelarsi ai princìpi, impone questa differenziazione. Diverso è il discorso per quanto riguarda la metafisica, che è una come la centralità della quale è l'espressione intellettuale, ed è composta da diversi punti di vista, i quali compongono l'unità principiale dell'ortodossia metafisica. Unità priva di contraddizioni ai princìpi universali dai quali la metafisica trae la sua origine e ragione d'essere. Poiché i princìpi universali sono invariabilmente gli stessi, per chiunque li veda attraverso l'accesso all'immediatezza dell'ispirazione intellettuale data dall'Intelligenza universale, la visione che ne deriva è unica e identica per chiunque veda la verità essenziale che ordina il manifestarsi dell'esistenza; non c'è una componente sentimentale in questo "vedere", o almeno c'è in conseguenza del vedere, come suo effetto dunque, e nessun effetto può modificare la causa che l'ha generato. Le religioni invece, costituendo l'attenzione che l'Assoluto dedica alle masse di individui e non, come è per la metafisica alla singola persona si avvalgono della fede, invece della Certezza esente da dubbi data dall'Intelligenza universale, fede la quale non può rinunciare ad anteporre il sentimento all'intellettualità. Per queste ragioni la metafisica è una e le religioni sono molte.

lunedì 6 maggio 2013

La superiorità intellettuale


Quando si è obbligati ad ammettere che un'intelligenza è superiore a un'altra intelligenza? Per rispondere a questa domanda è necessario specificare cosa l'intelligenza è. Mica è facile dirlo, perché ci sono tanti modi per essere intelligenti quante sono le persone, gli animali e le piante che utilizzano la loro l'intelligenza per convincersi di essere intelligenti. Così si deve dire che i modi dell'intelligenza si trovano su piani diversi tra loro, in funzione delle diverse realtà alle quali l'intelligenza deve dimostrare di non essere stupida. Uno è intelligente nel riuscire a sopravvivere e un altro lo è nel lasciarsi morire, perché sopravvivere a un torturatore che ti taglia a pezzi non conviene che al torturatore. Dunque l'intelligenza, nella sua definizione generale che quasi mai conviene al particolare, è data dal riuscire a penetrare la realtà fino alle sue ultime ragioni d'essere. Il problema deriva dal fatto che se non si conoscono le prime ragioni d'essere della realtà... è impossibile sapere quali siano le sue ultime, perché per comprendere la natura di un effetto occorre conoscere qual'è la natura della causa che l'ha determinato. Se questo effetto è la realtà bisognerà conoscere la causa che l'ha prodotta. La superiorità di un'intelligenza è necessariamente data da questo conoscere, e qui si apre una nuova prospettiva perché l'intelligenza individuale appartiene a un ordine di realtà che è sottomesso allo scorrere del tempo, nella consequenzialità attraverso la quale la mente ragiona. È, questo suo ragionare, un procedimento che utilizza la consequenzialità logica, chiamata impropriamente razionalità, perché si avvale del pensiero seguendo vie induttive e deduttive per trarre da ogni analisi la sua propria sintesi. L'intelligenza è quindi costretta a muoversi all'interno dei propri limiti che non le consentono di uscire dal recinto di ipotesi che è costretta a costruire, nel tentativo di recintare la realtà per poterla comprendere. In questi modi costruisce sistemi di pensiero che, per essere sistematici, sono costretti a escludere tutto ciò che non rientra nella visuale delle ipotesi iniziali, individuate come possibili. La realtà, però, nulla esclude da sé, perché è una totalità nel suo essere la relativa composizione di parti che sono in relazione tra loro. Questo significa che ogni sistema di pensiero, ogni ideologia, dovendo escludere per riuscire a essere, non sarà mai in grado di comprendere, nella sua interezza, la realtà nelle sue molteplici e indefinite sfaccettature. Ne deriva che la superiorità di un'intelligenza non può essere correlata a un qualunque sistema di pensiero, ma dev'esserlo al suo saper superare il pensiero sistematico. Nessuna intelligenza individuale può superare questo gravoso limite, perché il pensiero è, per sua natura, limitato dalla necessità di creare sistemi interpretativi. L'intelligenza superiore non interpreta, ma vede la realtà per ciò che essa è, e la vede per la consapevolezza dei suoi princìpi che sono universalmente applicabili a tutto ciò che è. L'intelligenza che vede la Verità universalmente applicata non è più un'intelligenza individuale, ma è universale. Non si avvale della logica e del raziocinio che per decodificare ciò che vede attraverso l'Intuito universale, per tradurlo in parole quindi, ma quando traduce... quella visione è costretta a rientrare nei limiti dati dall'intelligenza individuale, e questo ridurre rende impossibile comunicare l'essenza della Verità, perché essa non è relativa. La Verità contiene, come una sua possibilità di essere, la logica, e la logica non può comprendere la Verità nella sua totalità, allo stesso modo nel quale un contenuto non può contenere il proprio contenitore. L'intelligenza universale alla quale l'essere umano può avere accesso, per volontà dell'Assoluto, è madre dell'intelligenza individuale e la contiene. Per questo se si possono stabilire, con grandi difficoltà, i gradi gerarchici sui quali sono disposte tra loro le diverse qualità che possono avere le intelligenze individuali, non è possibile confrontare l'Intelligenza universale con quella individuale. Si deve anche dire che se le intelligenze individuali sono una diversa dall'altra, l'Intelligenza universale è una soltanto, e mostra gli stessi princìpi a chiunque vi abbia accesso.

Realtà e sogno


Io so che la realtà è l'espressione della potenzialità realmente infinita che è l'Assoluto. Realtà che essendo speculare, dunque capovolta, rispetto all'Assoluto, del Quale è un semplice e complicato effetto, è un insieme di limiti, quindi finita. Il sogno è uno dei modi che ha la realtà per realizzare ciò che nello stato di veglia è ostacolato, e anche una possibilità simbolica utile a decodificare il senso profondo nascosto dietro a intuizioni, emozioni e bisogni che non sono sulla superficie della coscienza. È sempre la stessa possibilità universale che fluisce sui piani che le sono accessibili perché possibili, ed è il necessario complemento al dover subire la vita. Nel sogno è la vita che subisce noi...

sabato 4 maggio 2013

Cos'è l'amore?


L'amore è sacrificio di sé per valori più grandi di sé, che sono riconosciuti come valori essenziali perché centrali all'esistenza. Si ama la centralità delle persone anche quando si crede di amare la loro esteriorità, e la si ama perché è la nostra centralità che ama se stessa in tutte le diverse forme di cui è capace. Perché la Centralità è la stessa per tutti gli esseri.

Se incontri un Buddha uccidilo...


È ormai opinione comune che quando s'incontrasse un Buddha bisognerebbe ucciderlo, volendo significare, con questa frase, che nessuno ha il diritto di insegnare ad altri affermando di conoscere la verità per ciò che essa è. Ci sono stati addirittura maestri spirituali, Krishnamurti era tra questi, che proclamavano l'inutilità dei maestri. La generazione sessantottina era affascinata da questi sordidi individui i quali, in soldoni, mettevano in guardia contro persone come Gesù di Nazaret. Chi non fosse in uno stato spirituale avanzato potrebbe incontrare tutti i Buddha del mondo, ma per riconoscerne la spiritualità dovrebbe prima averli ammazzati a calci in faccia, e poi essere riuscito a piangere invece che esprimere orgoglio.

venerdì 3 maggio 2013

La più crudele tra le trappole


La peggiore trappola è quella tesa dalla malvagità, perché il malvagio sprofonda nel proprio agire con la convinzione di star facendo affondare gli altri.

L'avanzare dell'età è appesantito dal moltiplicarsi delle incertezze...


Quando, invecchiando, ci si accorge che è solo il corpo a decadere, due sono le deplorevoli e possibili certezze che si stagliano all'orizzonte della nostra pallida coscienza: o è la nostra mente a rifiutarsi di maturare o è maturata senza che noi ce ne accorgessimo...

Al mercato del mondo

Il mondo non è cattivo e non è buono, solo che i suoi modi per dirci le cose sono misurati sulla nostra caratura interiore, quella che si riflette nel nostro agire; con questo suo stile indiscutibile non ci insegna nulla, ma crea attorno a ognuno le crudeli condizioni adatte alla libertà che abbiamo di scegliere chi e cosa essere. Il mondo non si sente mai in colpa, allo stesso modo di un venditore di chincaglierie in mezzo alle quali ha nascosto una perla preziosa che luccica meno delle altre. Quando qualcuno, volutamente o involontariamente, toccherà la pietra più preziosa che ha il mercante di sogni, quest'ultimo farà di tutto per convincerlo di essersi sbagliato nello scegliere. Allo stesso modo si comporta il mondo, ma chi volesse l'unica sua perla preziosa dovrà guadagnarsela non prestando fede a quello che il mercante e il mondo dicono.

giovedì 2 maggio 2013

Una terribile meraviglia


È terribile e nello stesso tempo meraviglioso, quando va a buon fine, il destino di chi vuole capire il mondo, perché quelle rare volte che ci riesce non è per merito suo che vede la verità, e il vederla gli nega la possibilità di inventarsela. Non ha di conseguenza alcun merito per ciò che intuisce nell'immediatezza spirituale, perché non crea, come non creerebbe chi tentasse di descrivere fedelmente il panorama che sta vedendo a un non vedente dalla nascita. Colui che vede la verità attraverso la consapevolezza dei suoi princìpi è un semplice espositore che non può provare alcun orgoglio intellettuale, perché a guardare non è la sua intelligenza individuale, ma è l'Intelligenza universale che gli è stata risvegliata dal Mistero per ragioni che può conoscere soltanto obbedendo al Mistero, il Quale non dà ordini, perché è Libertà assoluta che ama assolutamente tutti allo stesso modo.

Non si può chiedere al Silenzio


Che nessuno osi chiedere, a qualcuno che sa, da dove viene la Consapevolezza dell'universale, perché sentirebbe il Silenzio sorridergli da dietro...

Estreme conseguenze della logica


Nulla può essere detto senza che l'universo si prenda in fretta la briga di smentire, mostrando i limiti che necessariamente ha ogni affermazione. Se poi si considera tutta la manifestazione dell'esistenza essere quell'indefinita affermazione che essa è, la cosa comincia a prendere una brutta piega per tutto ciò che è, perché significa che a poter smentire il tutto... c'è una Realtà che di questo tutto è Causa.

Pubblicità convincente

Pubblicità fatta dal Padreterno contro il suicidio...

mercoledì 1 maggio 2013

Meta fora di testa


Il dono della vita somiglia a un'auto nuova che uno sconosciuto ha parcheggiato sotto casa tua, dopo averla intestata a tuo nome. Tu ci sali sopra come se nulla fosse, e ti sembra che guidarla sia la cosa più naturale che hai mai fatto, ma il sospetto che chi te l'ha data voglia qualcosa in cambio non ti lascerà più...

La meta sfisica


C'è un dentro che guarda fuori
e un fuori che guarda dentro
Cosa abbiano da guardare
è la cosa da dover guardare