martedì 12 marzo 2013

Il costo del male


C'è una giustizia sottilmente sarcastica, nell'ordine naturale in cui gli eventi si accatastano dalla parte del male, per la quale le persone ladre, bugiarde e malvagie, pagano un elevato prezzo per le scelte fatte. Un prezzo che le vede privarsi dell'intelligenza e della capacità di poter amare e di essere amate... costrette alla tristezza perpetua di chi rifiuta di guardarsi dentro nell'ossessione che tutti siano come sono loro, per doverne uscire, dal confronto, come assoluti vincitori.

domenica 10 marzo 2013

L'inversione dei poli di una stessa realtà


Che i poli in opposizione tra loro si scambino di posto al completamento di ogni ciclo è legge nota a molti, anche se non nel modo in cui funziona, lo è almeno nei risultati che questo capovolgersi degli estremi porta con sé. Un cane abbandonato in autostrada o muore investito e cambia di stato, o è soccorso da persone bene intenzionate nei suoi confronti che lo faranno vivere negli agi. Così la disgrazia può dare sia il colpo di grazia finale della trasformazione di stato, che riportare alla vita, posizionando il disgraziato nelle sue aspettative più rosee. Analogamente a quanto avviene nella realtà relativa anche nella matematica algebrica il meno al suo estremo diventa un più, che a propria volta tornerà a trasformarsi di nuovo in un meno al compimento del proprio ciclo. In metafisica a questo mutare di polarità è stato dato il nome di "Mistero dell'inversione dei poli", ed è considerato un mistero non perché accade, ma per il fatto che l'inversione si attua al di sopra dello scorrere del tempo, nell'istante che è eterno perché non sottomesso alla durata temporale, di modo che l'inversione è sempre simultanea e impossibile da sezionare nella sua modalità attuativa.

La gioia dietro alla disperazione


Non bisogna disperarsi per quanto male vadano le cose, per le stesse ragioni per le quali un genitore non deve chiudere in una teca di cristallo il proprio bambino per timore che possa farsi male vivendo. Le cicatrici che si imprimono per il nostro dover onorare il dono dell'esistenza si ammorbidiranno col tempo, mentre per loro merito s'indurirà la nostra capacità di sopportare il peso degli eventi. È in questa forza che la gioia di essere si nasconde, ed è nella stessa gioia che le nostre speranze di miglioramento crescono. 

sabato 9 marzo 2013

La vera intelligenza


La vera intelligenza mostra di essere figlia prediletta dell'Assoluto per la sua possibilità di conoscere tutto senza potersi contraddire.

Il non sapere di Socrate


Ogni individuo intelligente, al contrario di uno stupido, vede i limiti della propria intelligenza ogni volta che quest'ultima è costretta a formulare ipotesi attorno alle ragioni d'essere delle realtà considerate, perché ogni ipotesi ha la sua ragione d'essere nella non conoscenza della verità la quale, quando è conosciuta nella sua intima essenza, rende superfluo ogni ipotizzare. Chi vede la verità nell'immediatezza dell'intuizione, diretta perché spirituale, non ha più idee che può considerare proprie, perché quando un'idea si identifica nella verità… in quella identificazione cessa di essere un'idea personale nel suo essere universale. È per questo che chi vede la verità nuda dice di non possedere alcun sapere.

giovedì 7 marzo 2013

L'evoluzione vista dalla scienza


I seguaci dell'evoluzione sono persone singolari, almeno quanto riesce a essere singolare una massa composta da qualche miliardo di individui. Costoro credono che la scienza possa dare spiegazioni attorno a ciò che è fuori dal dominio scientifico, che sarebbe come se un topo spiccasse il volo verso il sole. La scienza percorre a ritroso quelle che sono state, per lei, le tappe evolutive dell'essere umano, e non ha timore di farlo passare attraverso i più fantasiosi stati dell'essere, adducendo quelle che secondo lei costituiscono prove inconfutabili. Queste prove le individua nelle fasi percorse dall'embrione umano nei suoi diversi stadi di crescita. Questi stadi, percorrendo i quali l'embrione diventa un feto, lo rivestono di molteplici forme che ricordano animali di diverse specie, ma la scienza non ha mai considerato la possibilità che l'uomo racchiuda in sé, essendo al vertice delle varietà animali, tutte le loro forme come fossero un sovrappiù della propria, allo stesso modo di quanto nel dieci convivano tutti gli altri numeri al dieci inferiori. Andando a ritroso nel processo della manifestazione della realtà relativa si arriva necessariamente a un punto finale, sull'origine del quale la scienza non sa dare spiegazioni, neppure ipotetiche, perché la sfera compressa che, secondo gli scienziati fautori dell'evoluzione, sarebbe deflagrata nel big bang, non può essere scaturita dal nulla. Così la scienza diffonde una serie di arbitrarie supposizioni che non riescono a chiudere il cerchio che la logica ha bisogno di esaurire, e nonostante questo insiste a spacciare per vere le sue teorie, che includono il concetto di evoluzione associandone il meccanismo alla direzione rettilinea seguita da una freccia, scoccata verso il bersaglio dato dalla perfezione. L'evoluzione di un essere, invece, è attuazione di tutte le possibilità di perfezionamento implicite allo stesso essere, ma non è lineare, perché la realtà è modulata ciclicamente e questa ciclicità comprende sempre la possibilità di un'involuzione che è degenerazione e decadenza. L'aver rassicurato l'umanità, che le cose sono certamente destinate a un miglioramento automatico, sta convincendo il pianeta che sia il caso di liberarsi di un fastidioso parassita chiamato uomo, che ama circondare il suo esserci del termine umanità, così ammantando di sensibilità ogni sua deprecabile azione.

mercoledì 6 marzo 2013

Lo splendore dell'amicizia


Lo splendore dell'amicizia 
non è la mano tesa né il sorriso gentile
né la gioia della compagnia: 
è l'ispirazione spirituale quando
scopriamo che qualcuno crede in noi 
ed è disposto a fidarsi di noi. 
R.W. Emerson

Sì, ma se non si dice cos'è l'ispirazione spirituale non si dice altro che il niente, perché essendo lo Spirito assoluto, e trascendendo la realtà relativa, non può essere definito per quello che esso veramente è. Non è noto a molti che l'Assoluto può essere definito solo dicendo ciò che esso non è, dunque attraverso una negazione. Qualsiasi altro tentativo costituirebbe un'affermazione e, di conseguenza, anche una limitazione che l'Assoluto non può avere, perché è infinito ed eterno. Infinito significa privo di limiti, ed eterno indica privo di durata. Sono queste delle negazioni, così come lo è il termine assoluto che vuol dire privo di parti in relazione tra loro, non diviso dunque e, per questo, anche unico, quindi senza alcunché fuori da sé. Quando, come è questo il caso, si rende necessario descrivere lo spirito in ciò che è il suo riflesso nella manifestazione della realtà relativa, si deve ragionare attraverso un'analogia. Ciò che lega lo Spirito assoluto al suo riflesso manifestato è il senso, che è direzione delle intenzioni. È per questo legame che quando una manifestazione di piazza è pacifista si dice che essa ha uno spirito pacifista. Il senso indica la direzione verso la quale l'intenzione è rivolta. La direzione è anche, di conseguenza, il modo di definire la qualità. Spaghetti e zucchero sono composti dalle stesse molecole di carboidrati e la loro differenza è data dalla disposizione spaziale, dal modo diverso di essere orientate tra loro, di quelle stesse molecole. Analogamente, due individui che perseguono uno stesso obbiettivo, ma con intenzioni in opposizione tra loro, otterranno magari lo stesso risultato, ma essendo state le intenzioni contrarie l'una all'altra, quegli stessi risultati avranno dei valori uno in opposizione all'altro. Una persona può agire per unire un popolo al fine di fare la guerra e un'altra persona può unirlo per fare la pace. Ecco di cosa si sta parlando quando si descrive l'amicizia e l'amore tra due persone: si parla dell'intenzione che lega quelle persone, che per essere spirituale deve essere disposizione al sacrificio di sé in favore dell'altro. Sacrificio che, per obbedire alle leggi dello Spirito universale, deve sempre essere fatto per onorare la Verità la quale, da unica e assoluta, si è riflessa nelle tante verità relative dovendosi sacrificare alla possibilità del male, allo scopo superiore di concedere la libertà a tutti gli esseri. Libertà di decidere la qualità delle proprie intenzioni.

martedì 5 marzo 2013

Mi danno spesso del troll


Sono stato accusato molte volte di essere un troll, perché quando le persone non hanno la capacità di argomentare allo scopo di contraddire la mia logica, rigorosamente in aderenza ai princìpi universali che regolano l'esistenza di ogni cosa… l'unica via di fuga percorribile resta quella dell'accusarmi di essere un provocatore, come se la verità provocasse dei disastri o, che è anche peggio, li evocasse attirandoli a sé. In effetti, se si volesse andare più a fondo nel considerare la vita, da una particolare visuale questa sarebbe davvero un disastro annunciato con troppo anticipo. Non è, però, quello che faccio io né è nelle mie intenzioni provocare alcunché di sgradevole, quando analizzo il pensato altrui. Le mie analisi sono sempre rivolte alla sintesi che soddisfi la ricerca del vero che è, quando non si proceda da princìpi certi, sfuggente. Di solito i responsabili amministratori dei blog intellettuali (si dice per dire) si limitano a cacciarmi via senza ragioni diverse dalla salvaguardia della loro onorabile mente, ma nell'ultimo caso, mi riferisco a quanto accadutomi nel blog di Wu Ming, si è toccata la farsa perché sono stato cacciato dopo essermene andato dal disgusto per un intervento dell'amministratore che mi aveva minacciato per essere, secondo lui, andato fuori tema. Sono stato così messo nella condizione di non poter replicare alle accuse rivoltemi le quali sentenziavano che io fossi uno dei più terribili troll che il web conosce. La cosa ridicola è data dal fatto che l'amministratore mi ha accusato perché gli è stato riferito, da blog a lui vicini, che io ero un troll pericoloso, e pare gli abbiano pure fornito le prove. Ora chi visitasse i due miei blog - http://metafisica-vajmax.blogspot.it/ - http://microstoriemacroscopiche.blogspot.it/ si renderebbe immediatamente conto di cosa rientri nei miei interessi e quali siano i princìpi dai quali il mio ragionare procede - http://metafisica-vajmax.blogspot.it/2010/08/cosa-si-deve-intendere-per-principi.html. Non devo aggiungere altro a mia difesa, perché molti utenti del blog di Wu Ming da quel giorno leggono ciò che scrivo, perché l'intelligenza non obbedisce alle ragioni altrui, dovendosi fidare solo delle proprie.

Crudelmente candida


Diciannovesimo giorno di digiuno e le cose vanno splendidamente bene, a parte il fatto che non mi riesce di bere acqua; è come se ingoiassi un sasso gelido, così succhio le fette di arancia per ovviare all'inconveniente. Qui sta arrivando la primavera che, sui monti, è particolarmente bella nel suo far arretrare la neve. Sono contento di essere al mondo e di sapere che, anche se non sembra, è la giustizia a dettare le regole del nostro soffrire, quella stessa giustizia per la quale la verità ha tutti i colori nel suo essere crudelmente candida.

lunedì 4 marzo 2013

Sulle possibilità di cambiamento che ha un essere


Ovviamente si può essere solo ciò che rientra nelle possibilità date dal proprio essere, ma esiste un'eccezione che deve essere considerata, perché è possibile che qualcuno ti trasformi in una spia attraverso la tortura, anche se tu una spia non lo sei mai stata e mai lo vorresti essere. Ogni uomo ha una centralità spirituale che è la sua causa universale, e questa centralità, identica a se stessa per tutti gli uomini, è immutabile, ma è anche costretta dalle sue proprie leggi universali a determinare le diversità che caratterizzano ogni cosa esistente. Così ogni uomo, nel proprio essere una unicità, è caratterizzato da inclinazioni personali che, però, non è obbligato a seguire. La libertà relativa gli consente di poterle ignorare. È per questa ragione che ogni uomo può anche diventare quello che non gli conviene essere. La cosa essenziale per l'uomo è riuscire a identificarsi col suo Centro interiore, e tutto il resto che riesce a essere o sarà costretto a essere è soltanto accessorio alla sua esigenza di perfezione data dal posizionare la propria consapevolezza al centro di sé. Nelle possibilità che sono proprie all'essere uomini il ventaglio delle opportunità non è limitato a ciò che conviene essere ad ognuno, oppure a quelle che costituiscono le sue personali inclinazioni. C'è, come in tutte le cose di questo mondo, una serie di gradazioni e di sfumature che dal centro di sé si allontanano da ognuno... pur restando sempre nel raggio di azione di ognuno. Un individuo non potrà trasformarsi in una belva sanguinaria se è fondamentalmente buono d'animo, ma potrà, se oggetto di un'atroce ingiustizia, diventare anche molto cattivo. In realtà, ciò che si è realmente è proprio quel Centro universale, rispetto al quale tutto il resto è contingenza necessaria.

L'economia dell'universo


La realtà relativa è data dalla perfezione totale in divenire. Alla Perfezione, quella assoluta e indivisa, la realtà relativa deve il suo esserci, e a questa tende nel dover perfezionare tutte le relative imperfezioni della somma delle quali, il suo equilibrio generale è il risultato. Il fine primo della realtà relativa non è quello di ristabilire equilibri perduti comminando pene da scontare, ma piuttosto quello di perfezionare le coscienze individuali per dare loro modo di avvicinarsi alla perfezione del loro stato. Per essere perfette devono riuscire a identificarsi alla Perfezione assoluta. Dunque, a questo supremo fine, anche il dover scontare delle pene può essere utile, ma non è sempre e assolutamente necessario. La vita è molto più complessa della ricerca di equilibri stabili, perché la stessa esistenza vive attraverso il movimento causato dalla rottura di equilibri. Se l'esistenza fosse perfettamente equilibrata anche nelle sue componenti essa cesserebbe di essere perché l'equilibrio perfetto è immobile. Quando agendo si creano nuove e diverse condizioni, si possono rompere armonie o ripristinare, migliorandoli, equilibri che erano stati spezzati. Certamente a ogni rottura corrisponderanno conseguenze e ripercussioni, che possono anche essere considerate delle pene, da dover scontare al fine di riparare ai danni fatti, ma in vista della finalità suprema della vita, che è il raggiungimento della perfezione totale delle proprie possibilità di essere, la pena può mostrarsi superflua e già scontata tutte le volte che, in seguito a un pentimento profondo, l'essere che ha sbagliato si propone di riparare, e agisce per farlo per quanto è possibile fare, di riparare, dicevo, i danni causati, e li riparerà sacrificando se stesso alla verità della quale, finalmente, ha riconosciuto la sacralità inviolabile.

Una grave ingiustizia commessa da persone che si credono intellettuali



Saramago ignora che il termine religio indica, prima di ogni altra cosa, l'auspicabile connessione dell'uomo col Sacro. La qualità delle relazioni che ha un individuo con gli altri uomini da quella connessione sarà decisa. Dunque se l'uomo in questione non si accosta alle esigenze della sacralità trascendente non riuscirà nemmeno a stabilire un corretto rapporto col resto dell'umanità. Sacro che è radice di sacrificio, perché la manifestazione dell'esistenza è al sacrificio del sacro che deve il suo essere. Gli esseri sono considerati lacrime del Cielo. Il sacrificio di un uomo è rivolto alla rinuncia dei propri aspetti marginali e superficiali e deve essere orientato alla centralità spirituale che è ragione d'essere di ognuno. Dunque sacrificio del proprio egoismo e disponibilità a donare sacrificandosi. Il fatto che in questa necessità di donare si innestino moltitudini di preti con gli occhi iniettati di sangue e l'acquolina in bocca, intenzionati a guadagnarci utilizzando il sacro per giustificare i propri crimini... nulla toglie alle intenzioni intrinseche alle religioni monoteiste. Saramago è a questi falsi rappresentanti religiosi che deve rivolgere le sue accuse, altrimenti, dicendo quello che ha detto, si trova nella condizione di accusare la verità di essere stata pronunciata da un bugiardo.

sabato 2 marzo 2013

Oltre la vita

In una pozzanghera d'acqua stagnante, nata dalle lacrime del Cielo, dei girini giocavano senza coltivare pensieri oscuri diversi da quello che faceva loro sperare nella tenuta dell'argine. In un attimo senza tempo l'argine cedette, e tutti furono trascinati a valle dall'impeto dell'onda dell'esistenza; il dolore e la gioia rotolavano nei cuori dei girini e nelle loro teste che sbattevano tra i sassi. Un dolore dato dall'ansia per il futuro incerto, e la gioia dalle possibili piacevoli sorprese che il futuro concede nella stessa incertezza. A riempire il fondo valle c'è il mare che attende, calmo, placido e immenso come dev'essere stata la volontà che ha immaginato di scatenarsi. Non si sa se a qualcuno di quei girini sia mai passato per la mente quanto l'acqua salata sia poco adatta alla loro voglia di divertirsi, e vien da credere che la stessa compassionevole ragione tenga lontani anche gli uomini dalla possibilità di conoscere la loro prossima destinazione.

Disquisizione attorno alla felicità


Ci si immagina la felicità come fosse uno stato di euforia continua, ma quando l'euforia è continua si sta come un cocainomane all'ultima fermata prima del capolinea della disperazione. Invece la felicità, oltre a non essere necessariamente euforia, a meno che non sia uno stupido a essere felice, la felicità, dicevo, è diversa per ognuno e ha le sue gradazioni, che sono in relazione alla fatica fatta per essere ottenuta. Per un free climber è felicità rischiare la vita su uno spuntone a strapiombo sull'incubo, mentre per un chierichetto è l'essersi ricordato le procedure della messa, e averle seguite e servite senza inciampare sugli scalini dell'altare. Io sono stato felice tutte le volte che mi riusciva di passare una frontiera senza che i doganieri capissero dove avevo imboscato l'hashish. Se la felicità relativa è l'effetto dato dalle situazioni migliori della vita, la felicità totale, non essendo relativa, non dipenderà dagli accadimenti, ma sarà lei a far accadere gli eventi. Si deve dire che se ci sono miriadi di felicità legate agli accadimenti... ci deve essere una Felicità unica e totale che è la causa delle molteplici felicità parziali. Poiché il basso è come l'alto ma capovolto, la Felicità totale non dipenderà da come vanno le cose, ma sarà lei a farle andare nel modo più armonico possibile.

L'orologio


L'orologio è un semplice mezzo e, in sé, non è responsabile che del suo ticchettio, ma è anche un simbolo della falsità di una credenza diffusa che assicura essere, l'esistenza, analoga a un meccanismo gelido. Così, moltitudini di esseri che pensano di essere rotelle di un ingranaggio disumano, accettano di essere disumani a loro volta, nella convinzione che più una rotella è grande... più è importante nell'economia della propria convenienza. Nessuna rotella sa di girare attorno a un asse immobile, e quell'asse è inserito nel centro vuoto che la rotella non sa di avere. Quel vuoto inafferrabile è lo spirito che consente all'orologio di dare forma a uno scorrere temporale che, in realtà, è fermo nello stesso unico istante, il quale ha la stessa natura del vuoto, centrale a ogni rotella.